La Nuova Sardegna

Dalla paura alla speranza: i primi sorrisi dei bambini

di Umberto Aime
Dalla paura alla speranza: i primi sorrisi dei bambini

La spedizione sarda sulla via del rientro: la notte in convento, il pranzo sardo

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INVIATO A LINZ. Tre confini sono alle spalle. Il peggiore soprattutto. Fra l’Ucraina e i due autobus della solidarietà ormai esiste un muro invalicabile. Polonia e Repubblica Ceca sono un rassicurante cuscinetto. Si va avanti, chilometro dopo chilometro, nella notte: l’Austria, poi di nuovo il Tricolore, verde, bianco e rosso, fino a Livorno, quando la colonna dovrebbe arrivare intorno a mezzogiorno. Non si torna più indietro. Nessuno degli 80 profughi, molti sono bambini e ragazzini orfani, vuole risvegliare i brutali ricordi di giorni e notti troppo recenti: allarmi, bombe, morte e distruzione. Da tutto questo orrore, il microcosmo dell’ex casa famiglia di Donbass è fuggito. Salvato da quel manipolo di sardi, partito giovedì scorso, che è riuscito ad abbattere qualunque ostacolo pur di farli arrivare a Olbia prima e Cagliari poi, domani.

Cambia il clima.All’improvviso il lungo viaggio di avvicinamento ha preso sempre più colori, suoni e atmosfere da gita scolastica, allegra e chiassosa. È un secondo miracolo laico, dopo quello di aver aggirato i pattuglioni militari nella zona di mezzo e nessuno, a Röszke e Tompa, appena poche ore fa. Però è tutt’altro che finita: mancano ancora quasi duemila chilometri per “fare meta”. Comunque la prima notte senza essere più nel mirino di qualcuno, è trascorsa bene. I bambini hanno dormito nel refettorio delle suore della cattedrale di Cracovia. Brandine e materassi sparsi dovunque, e le donne ucraine, che hanno in affido i minorenni, impegnate a rimboccare le coperte e tranquillizzare chi non riusciva a prender sonno.

La suora di Cracovia. La madre superiora, che nel convento non ha permesso fotografie e cellulari, è donna d’altri tempi: alle 9 ha imposto la sveglia a tutti. Due ore in più concesse a chi nello stupendo centro storico di Cracovia, era entrato alle 5 del mattino. Poi sarà sempre lei a raccontare dopo l’attimo dei saluti con la comitiva: «Questi bimbi che hanno sofferto chissà quanto, mancheranno a me e alle consorelle. Sono stati splendidi e fin troppo buoni». Fedir, 8 anni, ha un nome evocativo: “dono dall’alto”, nella memoria ucraina, ed è lui a stampare due baci consecutivi sulle guance invecchiate della suora, che ha un sussulto e poi si scioglie in un abbraccio il più lungo possibile.

Il pranzo sardo. La prima mattinata di libertà è finita con un quadretto da Libro Cuore in terra straniera, ma a mezzogiorno erano stati i soci del ristorante sardo “Sant’Antioco” (sono emigrati a Cracovia molti anni fa) ad alleggerire il peso della lontananza dalla Patria, con un pranzo. Definitivo favoloso da Artiam, 12 anni. Il nome ha un significato preciso ed evocativo: “illeso”, e stavolta, in estasi, è uscito indenne da una fila di dolci che così lunga non aveva visto neanche nei film americani con i sottotitoli ucraini. Con la pancia piena, si viaggia meglio e per fortuna nessun passeggero soffre di mal d’autobus e non piange quasi nessuno e comunque il minimo sindacale.

Il ruolo degli autisti. La sosta sarà ogni ora e mezza, è l’ordine impartito dalle varie capogruppo ed è questa una sofferenza non da poco. Infatti, dopo appena 100 chilometri da Cracovia, la tabella di marcia salta in un battibaleno. Pazienza, i quattro autisti, due per autobus, Marcello e Marco, Massimiliano e Giovanni, che sono stati splendidi e infaticabili all’andata, lo saranno anche al ritorno, non ci possono far nulla. Riescono solo a sorridere quando a circondarli, nel piazzale, sono una decina di bambini scatenati: lo star bloccati sui sedili è stato insopportabile, bisogna far correre le gambe.

L’arrivo in Austria. Se qualcuno avesse un pallone, ma nel bagagliaio per fortuna non c’è, questa prima sosta sarebbe finita di sicuro in una sfida a chi la tira più forte. Meglio non sprecare le forze, nella notte ci sarà ancora tanto da viaggiare e altre pause verranno. Semmai ci sarà il tempo per una partitella alla luce dei lampioni della stazione carburanti dopo il confine austriaco. Molto meglio giocare in casa. Anche se per i piccoli profughi questa casa sarà tutta nuova ma molto, molto, più sicura e difesa dai nemici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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