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L’8 marzo in fuga delle donne ucraine

L’8 marzo in fuga delle donne ucraine

Hanno lasciato i mariti a combattere e con i bambini hanno raggiunto l’Italia. Dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, è scattata la macchina della solidarietà

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ROMA. Il tempo delle lacrime e della paura non è finito. Ma è stato congelato, perché tutte le energie sono rivolte ora a quel fiume umano che sta varcando i confini dell'Ucraina per cercare un approdo sicuro in Europa. E protagoniste sono soprattutto loro, le donne ucraine: quelle che da anni vivono e lavorano in Italia e quelle che stanno fuggendo dalla barbarie della guerra con i figli al collo e gli anziani genitori al seguito. No, per le donne non sarà un 8 marzo qualsiasi. Angela Kotyk è presidente di Aiutiamoli a vivere, l'associazione che da anni fa da ponte con l'Italia per ospitare i bambini che vengono dall'area di Chernobyl. Tutte le conoscenze, le competenze maturate in questi anni Angela le sta ora spendendo per i profughi: «Quando sono stata svegliata alle 5 del mattino del 24 febbraio, ho pianto tantissimo». Un attimo dopo Angela ha solo pensato a una cosa: «Sapevo che dal giorno dopo le frontiere ucraine sarebbero state assalite dai profughi, soprattutto da mamme con bambini». Uomini e giovani, infatti, rimangono a combattere. La risposta del Trentino e dei trentini - assicura Angela - è stata encomiabile: «Provincia, Comune, Cinformi... tutti hanno raddoppiato gli sforzi: non posso che dire grazie. Non sapete quante famiglie mi hanno chiamato per dirmi che mettevano a disposizione un appartamento, una camera da letto. Così, senza chiedere nulla in cambio». «A Trento ho ricevuto un'accoglienza stupenda», racconta Oxana, ora ospite all'ostello del capoluogo con le due figlie, due nipotini e un terzo in arrivo: «I nostri mariti, i nostri figli, sono rimasti tutti in Ucraina a combattere. La speranza è di tornare presto in patria per poterli riabbracciare».

Anche Ludmilla è arrivata a Trento, ma di passaggio: «Andrò in Sicilia, da un'amica polacca, ha detto che mi aiuterà a trovare un lavoro». Già perché la rete di solidarietà femminile non conosce alcun confine. «La risposta della città è stata ammirevole – dice Chiara Maule, assessora alle politiche sociali del Comune di Trento – moltissimi hanno messo a disposizione appartamenti sfitti e posti letto. Si è vista in questa occasione la grande forza del volontariato. La vera sfida ci sarà se il conflitto durerà a lungo: a quel punto dovremo concentrare gli sforzi per aiutare i profughi a vivere la città. E un ruolo fondamentale, di supporto umano prima ancora che finanziario, lo hanno le donne: molte si stanno attivando con le associazioni ma anche singolarmente per offrire il proprio tempo».

Le donne in fuga dall’Ucraina saranno al centro di tutte le manifestazioni in programma oggi in tutta Italia. Doveva essere un 8 marzo incentrato sulla rivendicazione delle pari opportunità, soprattutto nel mondo del lavoro e nella speranza di nuove prospettive e risorse previste dal Pnrr. Un 8 marzo per dire basta alla violenza maschile contro le donne e per chiedere la veloce approvazione del disegno di legge, presentato da tutte le ministre del Governo, per rafforzare gli strumenti di prevenzione e di protezione delle donne. Negli anni del covid, con lockdown, restrizioni, smart working, le donne hanno visto acuire il gender gap. Ma dopo la pandemia è arrivata la guerra e il suo carico di dolore. Sarà dunque una Giornata internazionale delle donne in cui verrà chiesto soprattutto lo stop al conflitto e sarà dedicata alle «sorelle ucraine», in particolare quelle che si mettono in cammino da sole o con i propri figli per raggiungere i confini sfidando bombe e spesso violenze, anche sessuali. Donne alle quali, come ha detto la ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, dobbiamo garantire un'accoglienza che «sia svolta nella piena sicurezza perché non ci sia alcuna forma di violenza nei loro confronti». (emanuela de crescenzo)

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