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Il rapporto Espad

Risse, minacce, accoltellamenti e cyberbullismo: aumenta la violenza giovanile, coinvolti 4 studenti su 10

di Ilenia Mura
Risse, minacce, accoltellamenti e cyberbullismo: aumenta la violenza giovanile, coinvolti 4 studenti su 10

Oltre 1 milione e mezzo di ragazzi racconta di aver commesso un comportamento violento: escalation legata anche alla iperconnessione incontrollata

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Risse, minacce, accoltellamenti e cyberbullismo: aumenta la violenza tra adolescenti, coinvolti 4 studenti su 10. E spesso, secondo gli esperti che stanno monitorando il comportamento dei giovani e che invocano una risposta istituzionale tempestiva, l’escalation delle condotte nocive esplode in concomitanza con la iperconnessione alla tecnologia Web e all’uso senza motivo di psicofarmaci, oltre che all’abuso di alcol e droga. 

A mappare quello che accade fra gli studenti, spesso minori, sono i  dati dell’indagine ESPAD®Italia 2025 appena pubblicati dall’Istituto di Fisiologia Clinica del consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc). Quello che emerge è la complessa realtà dei comportamenti e dei rischi vissuti dalla popolazione studentesca italiana tra i 15 e i 19 anni raccontata direttamente dai protagonisti attraverso dei questionari anonimi.  

Attraverso la somministrazione di oltre 17.000 questionari anonimi nelle scuole di tutta Italia, Sardegna compresa, l’osservatorio epidemiologico guidato dalla ricercatrice Sabrina Molinaro fotografa un panorama generazionale dove le dipendenze tradizionali si intrecciano in modo indissolubile con nuove forme di disagio digitale, comportamenti antisociali e vulnerabilità relazionali.

La novità più allarmante emersa dall'edizione 2025 riguarda l'ampia diffusione della violenza giovanile come dinamica quotidiana e strutturale: il 43,4% degli studenti intervistati, corrispondente a più di un milione di ragazzi, riferisce di aver subito o attivamente commesso nell'ultimo anno almeno un comportamento violento tra quelli monitorati, inclusi episodi di cyberbullismo, risse e condotte persino più gravi come minacce aggravate. All'interno di questa specifica sfera si nota un netto divario di genere, con un coinvolgimento che tocca il 49,8% della componente maschile a fronte del 37,2% delle studentesse.

Accanto alle forme tradizionali di violenza fisica, che mostrano in realtà una parziale flessione storica nel lungo termine per quanto riguarda le classiche zuffe di gruppo, preoccupano fortemente gli indicatori legati alla minaccia o all'uso effettivo di armi per estorsioni e le aggressioni dirette verso gli insegnanti, con percentuali che restano ampiamente superiori rispetto ai livelli registrati nell'era pre-pandemica. Parallelamente alle tensioni relazionali fisiche, lo studio mette in luce come il confine del rischio si sia progressivamente spostato verso l'universo virtuale e l'iperconnessione.

Se nel 2011 l'uso problematico di Internet riguardava meno di un adolescente su dieci, i dati dell'indagine ESPAD®Italia 2025 certificano che oggi ben il 14,9% degli studenti italiani, corrispondente a circa 370.000 giovani, mostra un profilo di utilizzo della rete considerato a rischio clinico o sociale. Anche in questo ambito si osserva una polarizzazione di genere capovolta rispetto alla violenza fisica, poiché la dipendenza e l'uso problematico delle piattaforme digitali colpiscono in modo decisamente più marcato le ragazze con il 17,4% delle risposte rispetto al 12,3% dei maschi.

La ricerca evidenzia un chiaro legame statistico tra l'iperconnessione incontrollata e l'adozione di condotte nocive collaterali. Gli adolescenti che rientrano nel profilo d'uso della rete a rischio tendono infatti a registrare un ricorso assai più frequente a sostanze psicotrope illecite, un consumo problematico o eccessivo di alcol attraverso pratiche di binge drinking, un abuso preoccupante di psicofarmaci assunti senza la necessaria prescrizione medica e un tasso di assenteismo o scarso rendimento scolastico nettamente superiore alla media dei coetanei. A questo si aggiunge un diffuso senso di isolamento che si riflette in livelli minimi di soddisfazione nelle relazioni familiari e amicali della vita reale.

La normalizzazione della violenza vissuta in prima persona o fruita passivamente online attraverso la condivisione di contenuti digitali crudi, unita a tassi significativi di rapporti sessuali non protetti e comportamenti antisociali come piccoli furti, spinge l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR a invocare una risposta istituzionale tempestiva che non sia di natura puramente emergenziale.

Secondo le analisi fornite dai ricercatori del Cnr-Ifc, per arginare la fragilità emotiva ed evitare che la solitudine si traduca in devianza occorre implementare percorsi strutturali stabili all'interno del sistema scolastico. Tali interventi dovrebbero focalizzarsi sullo sviluppo sistematico delle competenze emotive, sull'educazione civica digitale profonda e sulla gestione attenta delle dinamiche di gruppo, creando una rete integrata e comunicante che sappia unire la scuola, i contesti familiari e i servizi socio-sanitari attivi sul territorio.

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