In manette due fratelli Assassini per 2mila euro
di Giuseppe Centore
Arrestati Rubens e Brian Carta, vicini di casa dell’anziano massacrato di botte
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GHILARZA. Non erano arrivati da lontano gli assassini e non erano fuggiti lontano. Erano lì, tutti i giorni, a venti metri dalla porta di casa di Tonino Porcu, l’anziano massacrato a calci e pugni il 21 febbraio. Andavano al lavoro al bar di famiglia, ogni mattina e ogni pomeriggio, e da lì potevano vedere quelle mura dietro le quali avevano compiuto lo scempio. Hanno retto per qualche giorno, alla fine sono crollati quando il loro destino era già segnato: da ieri sera Rubens e Brian Carta, 32 e 27 anni, sono rinchiusi nel carcere di Massama, accusati di aver ucciso l’anziano che li aveva sorpresi dentro la sua casa, dove probabilmente erano entrati sapendo di poter trovare dei soldi.
Forse doveva essere un furto, poi è diventata una storia di violenza, finita solamente nel momento in cui Tonino Porcu non respirava più. Il bluff è però durato poco, meno dei quindici giorni che ci sono voluti per arrivare all’arresto, culmine di giornate di indagini sempre più mirate e con due unici sospetti. I soliti sospetti. Così, ieri, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Oristano e della Compagnia di Ghilarza, coordinati dal sostituto procuratore Marco De Crescenzo, hanno chiuso il cerchio. Sono arrivati all’alba a prendere i due fratelli, nella loro casa che si trova qualche via a ridosso da via Regina Elena, la strada dell’omicidio. Li hanno portati in caserma, dove erano già stati la notte in cui era stato ritrovato il corpo di Tonino Porcu. Due settimane fa erano usciti liberi, ieri sono andati via in manette, diretti verso la caserma del comando provinciale di Oristano.
Sono passate tante ore prima che da lì venissero trasferiti in carcere, ore in cui il maggiore dei due, Rubens, avrebbe anche confessato di essere l’autore materiale di un delitto nato probabilmente per la brama di avere soldi facili da spendere. La preda da ripulire era stata individuata in quel signore già avanti con gli anni, proprietario delle mura del bar della famiglia Carta, dove lo stesso Rubens spesso lavorava. Il più piccolo dei due fratelli, Brian, è invece operatore socio sanitario, ma nel tempo libero un salto al bar lo faceva per aiutare soprattutto il padre che da una vita portava avanti l’attività.
Conoscevano perfettamente la vittima e sapevano quindi che Tonino Porcu poteva avere un gruzzolo. Già qualche mese fa, i ladri erano entrati nell’altra casa in cui dimorava l’anziano, sempre in via Regina Elena. Quel furto si era concluso con l’incendio del tetto dell’abitazione, che da quel momento era inagibile. I carabinieri indagavano ancora su quell’episodio, quando si sono trovati alle prese con l’omicidio. E se, la sera in cui è stato scoperto il delitto, sono andati a suonare a casa dei due fratelli per poi portarli in caserma per un lungo primo interrogatorio è perché probabilmente c’era già più di un’ombra di sospetto su almeno uno di loro. Logica vorrebbe che gli uomini dell’Arma avessero per le mani qualche indizio sul presunto autore del precedente furto concluso con l’incendio.
Evidentemente però ciò che avevano in mano in quel momento non era sufficiente per chiudere subito il caso. Non è però passato molto tempo e, con tutta probabilità, si sono rivelati decisivi i reperti biologici “catturati” dal Reparto investigazioni scientifiche, che aveva ispezionato palmo a palmo la casa di Tonino Porcu, dove i due fratelli erano entrati dopo aver sfondato una finestra e da dove erano andati via portando con sé duemila euro. Pensavano probabilmente di poter agire senza problemi, ma davanti si sono ritrovati il padrone e, a quel punto, hanno pensato che la soluzione migliore fosse quella di farlo tacere per sempre. Sbagliavano perché la casa e le tracce che vi erano dentro hanno parlato anche per conto della vittima.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Forse doveva essere un furto, poi è diventata una storia di violenza, finita solamente nel momento in cui Tonino Porcu non respirava più. Il bluff è però durato poco, meno dei quindici giorni che ci sono voluti per arrivare all’arresto, culmine di giornate di indagini sempre più mirate e con due unici sospetti. I soliti sospetti. Così, ieri, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Oristano e della Compagnia di Ghilarza, coordinati dal sostituto procuratore Marco De Crescenzo, hanno chiuso il cerchio. Sono arrivati all’alba a prendere i due fratelli, nella loro casa che si trova qualche via a ridosso da via Regina Elena, la strada dell’omicidio. Li hanno portati in caserma, dove erano già stati la notte in cui era stato ritrovato il corpo di Tonino Porcu. Due settimane fa erano usciti liberi, ieri sono andati via in manette, diretti verso la caserma del comando provinciale di Oristano.
Sono passate tante ore prima che da lì venissero trasferiti in carcere, ore in cui il maggiore dei due, Rubens, avrebbe anche confessato di essere l’autore materiale di un delitto nato probabilmente per la brama di avere soldi facili da spendere. La preda da ripulire era stata individuata in quel signore già avanti con gli anni, proprietario delle mura del bar della famiglia Carta, dove lo stesso Rubens spesso lavorava. Il più piccolo dei due fratelli, Brian, è invece operatore socio sanitario, ma nel tempo libero un salto al bar lo faceva per aiutare soprattutto il padre che da una vita portava avanti l’attività.
Conoscevano perfettamente la vittima e sapevano quindi che Tonino Porcu poteva avere un gruzzolo. Già qualche mese fa, i ladri erano entrati nell’altra casa in cui dimorava l’anziano, sempre in via Regina Elena. Quel furto si era concluso con l’incendio del tetto dell’abitazione, che da quel momento era inagibile. I carabinieri indagavano ancora su quell’episodio, quando si sono trovati alle prese con l’omicidio. E se, la sera in cui è stato scoperto il delitto, sono andati a suonare a casa dei due fratelli per poi portarli in caserma per un lungo primo interrogatorio è perché probabilmente c’era già più di un’ombra di sospetto su almeno uno di loro. Logica vorrebbe che gli uomini dell’Arma avessero per le mani qualche indizio sul presunto autore del precedente furto concluso con l’incendio.
Evidentemente però ciò che avevano in mano in quel momento non era sufficiente per chiudere subito il caso. Non è però passato molto tempo e, con tutta probabilità, si sono rivelati decisivi i reperti biologici “catturati” dal Reparto investigazioni scientifiche, che aveva ispezionato palmo a palmo la casa di Tonino Porcu, dove i due fratelli erano entrati dopo aver sfondato una finestra e da dove erano andati via portando con sé duemila euro. Pensavano probabilmente di poter agire senza problemi, ma davanti si sono ritrovati il padrone e, a quel punto, hanno pensato che la soluzione migliore fosse quella di farlo tacere per sempre. Sbagliavano perché la casa e le tracce che vi erano dentro hanno parlato anche per conto della vittima.
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