La Nuova Sardegna

La notizia durante la fiaccolata: «Li hanno presi»

di Maria Antonietta Cossu
La notizia durante la fiaccolata: «Li hanno presi»

Il paese aveva organizzato un corteo per ricordare il 78enne. Il parroco: «Ferita l’intera comunità»

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GHILARZA. Quando la piazza parrocchiale ha cominciato a riempirsi di gente nei minuti precedenti alla fiaccolata in memoria di Tonino Porcu, probabilmente molti già sapevano che le indagini erano arrivate a una svolta. Ma decifrare quali sentimenti si agitassero nel profondo dell'animo di ciascuno dei presenti non era facile. Nessuno commentava a voce alta le indiscrezioni che per tutto il pomeriggio si erano susseguite sul fermo di due persone. Di certo la gente sapeva, ma ha preferito osservare il silenzio dovuto in un momento di raccoglimento come quello che era stata chiamata a condividere. Qualcuno, però, non ha potuto trattenere lo sfogo. «Non meritava di morire così, era un uomo buono, incapace di far del male a chiunque», ha detto con la voce rotta dal pianto Quirico Vinci, legato a Tonino Porcu da un antico legame d'amicizia. «Non so chi sia stato, ma se è vero che hanno preso i veri colpevoli, spero che li condannino». Poco prima delle 18,30 un lungo corteo di uomini, donne, giovani e anziani ha preso le mosse dal sagrato della parrocchia e si è diretto verso la chiesetta di Sant'Antioco, a pochi passi dalla casa in cui l'uomo è stato assassinato. Centinaia di luci hanno rischiarato il cammino della piccola folla che si è messa in marcia per commemorare il concittadino tragicamente scomparso e per manifestare la propria avversione a ogni genere di violenza.

Davanti a tutti procedevano il fratello della vittima, Raffaele, e i nipoti, assorti in un muto dolore. La fiaccolata, organizzata dalle società sportive, si è conclusa a pochi passi dalla panchina su cui Tonino Porcu amava socializzare con amici e conoscenti, e dove in tanti, ieri sera, hanno deposto fiori e lumi. In una piazza gremita si è levata la voce del parroco, che si è fatto interprete del sentire comune. «Non vogliamo rimanere indifferenti al male fatto, non ci vogliamo voltare dall'altra parte», ha affermato padre Paolo Contini citando Martin Luther King e Liliana Segre. «Siamo davanti a questa panchina per condannare senza se e senza ma chiunque abbia ucciso il nostro fratello, perché chi ha compiuto questo gesto ha ferito tutta la comunità. Oggi prendiamo un impegno solenne: diciamo no anche alla più piccola forma di violenza, perché crea terreno favorevole ai mali più grandi. Ghilarza alza la voce, non con i forconi in mano - la giustizia la fanno i giudici - ma perché non vuole si compia ancora un male così grande. Questa panchina deve diventare il simbolo della società che vuole cambiare, che rifiuta il male. Grazie Tonino, e scusa». «In questo momento così triste – ha commentato il sindaco Stefano Licheri – le società sportive hanno mandato un messaggio importante alla comunità e ai giovani in particolare: hanno ricordato che bisogna vivere nella legalità e nel rispetto delle regole e degli altri».

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