La Nuova Sardegna

Caro carburante, lunedì sciopero degli autotrasportatori in Sardegna

di Claudio Zoccheddu
Caro carburante, lunedì sciopero degli autotrasportatori in Sardegna

Affollata assemblea a Tramatza vota all’unanimità per fermare i camion il 14 marzo. Ma sulla durata non c’è accordo. Chiesto un incontro urgente all’assessore

3 MINUTI DI LETTURA





TRAMATZA. In quattro e quattr’otto sono riusciti a spaventare un’intera regione. Involontariamente, perché tutto vorrebbero fuorché mettersi contro la popolazione. O causare qualsiasi tipo di disordine. Chiaramente ne sono consci: se in Sardegna si fermasse il trasporto su gomma, l’isola farebbe un salto indietro nel tempo di almeno un secolo. Ogni cosa, in Sardegna, viaggia sui camion. Dallo stuzzicadenti al mangime per il bestiame, dall’acqua in bottiglia ai pezzi di ricambio per i motori. Ma i camionisti non ce la fanno più, vogliono alzare la voce, far valere le proprie ragioni e scrivere la parola fine sull’elenco di ingiustizie che, dicono, sono costretti a leggere ogni volta che consegnano un carico. C’è fretta di concludere un periodo complicato, germogliato con la pandemia ma reso terribile dagli ultimi rincari sul prezzo dei carburanti. Troppo per resistere zitti dietro ad un volante. E ieri, dopo una gestazione rapidissima, le intenzioni hanno provato a diventare realtà.

L’assemblea. Pochissimi preamboli, tutti sanno tutto. Al microfono c’è Franco Funedda che brucia i tempi. Due parole due e poi l’annuncio: «Chi vuole scioperare lunedì?», domanda. La risposta è istantanea e in sala si alzano centinaia di braccia: «Basta aspettare, lo abbiamo fatto per troppo tempo. Facciamoci sentire». Lo sciopero si fa. Poi Funedda aggiunge: «A oltranza?». È la domanda che apre il dibattito ma anche quella che indebolisce il quesito precedente. Perché tutti, o quasi, vorrebbero scioperare. Ma sui tempi e sui modi c’è ancora tanto da dire. E tante cose sono ancora da mettere in chiaro. Ci prova Andrea Melis, dell’omonima ditta di trasporti: «Ci rivolgeremo alle istituzioni, regionali e nazionali se ce ne sarà il bisogno. Chiediamo la certezza delle tariffe minime, vogliamo che vengano finalmente stabiliti i costi minimi obbligatori e soprattutto vogliamo che venga stipulata una clausola sul costo del carburante, che deve essere aggiornata su base mensile o, al massimo, trimestrale».

La sintesi del malessere è nelle parole di Antonello Zuddas, da 44 anni nel mondo dell’autotrasporto: «Discutiamo sempre le stesse cose, senza mai ottenere un risultato – dice prima di essere interrotto dagli applausi –. Ora facciamoci sentire. Partiamo dal prezzo minimo per il trasporto e mettiamoci dentro anche un’altra cosa: i miei autisti non sono garzoni, non sono loro a dover caricare i camion. Ma quello che diciamo rischia di non avere peso, serve un organismo con capacità contrattuale in grado di difendere i nostri diritti. Siamo gli unici a lavorare a prezzi imposti, compreso quello del nostro lavoro». Mentre le ombre della sera calano su Tramatza, la discussione è ancora accesissima e la prima alzata di mano plebiscitaria sembra un ricordo. Gli autotrasportatori cercano una sintesi, che non arriva. Si rivedranno oggi, forse anche domani. Perché questo sciopero s’ha da fare e si farà. Ma potrebbe essere evitato: «Chiediamo un incontro urgente all’assessore regionale ai Trasporti – conclude Andrea Melis». In Sicilia ha funzionato, la Regione ha sganciato 10 milioni e il tumulto si è placato. Fino a ieri, quando i camionisti siciliani hanno annunciato un nuovo sciopero.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative