La Nuova Sardegna

Maschere e canti il fascino della festa

di Eleonora Barraccu*

I cortei in maschera e i carri allegorici, che percorrono le stradine del centro storico di Bosa nelle giornate del carnevale, richiamano ogni anno centinaia di turisti provenienti da ogni parte dell’...

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I cortei in maschera e i carri allegorici, che percorrono le stradine del centro storico di Bosa nelle giornate del carnevale, richiamano ogni anno centinaia di turisti provenienti da ogni parte dell’isola. I momenti più suggestivi sono quelli del così detto “Gioggia Laldaggiolu” con le maschere tradizionali che vanno alla ricerca de sa palte e cantare, ossia della ricompensa per i canti eseguiti in giro per la città.

Senza dubbio le maschere che più piacciono sono “S’ Attittidu” e “Giolzi”. Nella mattinata del martedì grasso, dedicata alla sfilata di “S’ Attittidu”, i visitatori hanno l’impressione di assistere alla rappresentazione di una tragedia: le maschere sono quelle di vedove in lutto che chiedono ai passanti che incontrano, tra pianti e urla di disperazione, “unu ticchirigheddu” cioè un goccio di latte per alimentare i propri figli, rappresentati da bambolotti tenuti in braccio ed esibiti. Non mancano in modo satirico i riferimenti sessuali. La maschera è rappresentata da un uomo o da una donna vestiti da vedove. Si indossano abiti tipicamente femminili: “sa camiggia” una camicia, “sa unnedda” la gonna e “sa giacchedda” una giacca; la testa è coperta da “su muccaloru” un fazzoletto e “s’ ishallu” lo scialle o un velo che nasconde in parte anche il volto annerito col sughero bruciato sul momento o lucido per scarpe. Calata la sera, tolti gli abiti neri del lutto, donne, uomini e bambini si vestono con lenzuola bianche che coprono anche il capo; alcuni portano colorate lanterne di carta, dentro alle quali è presente una candela. Vanno a cercare Giolzi, simbolo anch’esso del Carnevale che muore, ma che per loro è rappresentato da una ragazza attorno alla quale si stringono gridando “Giolzi, Giolzi! Ciappadu, ciappadu!”. A tarda notte ci si riunisce in piazza IV Novembre per osservare grandi pupazzi di paglia che bruciano, simbolo del carnevale ormai concluso. Da due anni il Covid ha impedito i festeggiamenti, ora si guarda con speranza al prossimo anno.

*Eleonora frequenta il Liceo Classico Pischedda di Bosa

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