La Nuova Sardegna

Sardegna in trincea contro il caro prezzi

di Antonello Palmas
Sardegna in trincea contro il caro prezzi

Carburanti a 2,30 euro al litro, bollette raddoppiate, alimentari alle stelle I sardi pagano carissimi gli effetti del conflitto e della crisi energetica 

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SASSARI. Non siamo all’economia di guerra dei racconti dei nonni, ma non era probabilmente mai successo in maniera così eclatante che i prezzi schizzassero alle stelle tanto da mettere a rischio praticamente ogni settore della nostra vita. Il conflitto, quello dei bambini e delle donne uccise, non è qua, anche se informazione e social ce lo fanno sentire nostro, ma gli effetti economici si sentono tutti e il consumatore e l’imprenditore si svegliano ogni mattina con l’impressione di dover indossare un elmetto virtuale per proteggersi da qualcosa che sembra peggio della pandemia, che stanno ancora pagando carissima. Ciò che è successo ieri e avanti ieri, con l’assalto a market e rifornitori di carburante per la paura infondata di un lungo sciopero in arrivo è la riprova del clima che si vive.

La madre di tutti gli aumenti è il prezzo delle bollette, come minimo raddoppiate: chi era abitato a pagare 200 euro si è trovato a doverne sborsare anche 500, una vera mazzata ogni due mesi per una famiglia media, che ha messo in ginocchio già da tempo gran parte delle attività economiche, facendo aumentare praticamente tutto, dai 10 centesimi in più del caffè al bar a ogni prodotto in vendita negli scaffali dei market. Quindi la risalita folle dei prezzi petroliferi, che hanno mandato in orbita benzina, gasolio e gas: ciò che serve per trasportare merci e per riscaldarsi. E gli effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, con il diesel che per la prima volta ha superato la benzina: per un litro di entrambi i carburanti siamo tra i 2,20 e i 2,30 euro (non servito...).

I prezzi dei cereali, peraltro difficili da reperire, stanno mettendo in crisi in particolare gli allevamenti, pastifici, panifici e industrie dolciarie: +38% il grano, +17% il mais e +6% la soia, secondo Coldiretti, senza considerare che l’isola dipende per l’80 per cento proprio dai due Paesi belligeranti e gli arrivi dal Mar Nero sono bloccati. Di ieri la denuncia di Adiconsum regionale, secondo cui sul fronte della pasta la Sardegna vanta il negativo primato dei prezzi più alti d'Italia: a Cagliari la quotazione massima della pasta di semola di grano duro raggiunge il record di 4,7 euro al kg (1,95 il prezzo medio), piazzando il capoluogo sardo in testa alla classifica delle province italiane dove la pasta costa di più. Sassari è secondo posto (3,35, 1,80 il prezzo medio). E anche chi acquista ortofrutta si è accorto che i prezzi sono lievitati sensibilmente.

Qualcuno si è messo a fare un po’ di conti, come l'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, e sono numeri che lasciano sgomenti, perché arrivano dopo due anni disastrosi. Gli aumenti nelle materie prime – spiega l’associazione artigiana – rischiano di costare oltre 557 milioni di euro alle piccole medie imprese sarde. Da tenere presente che i conti, su dati Bce e Istat, sono relativi a prima del conflitto Ucraina-Russia, collegati all’aumento dei costi energetici e degli squilibri del mercato creati dalla improvvisa ripresa mondiale. E quindi sono da considerare persino ottimistici e suscettibili di ritocchi pesanti.

Le realtà manifatturiere e delle costruzioni sono le più esposte all'incremento dei prezzi delle commodities a livello globale. Si stima che nell'Isola siano quasi 20mila micro e piccole imprese produttrici e dell'edilizia, che impiegano quasi 54mila addetti, interessate da uno choc sui maggiori costi delle materie prime che, su base annua, vale l'1,7% del Pil regionale in linea con il valore del Mezzogiorno e inferiore (1,8%) a quello nazionale (2,6%). Per la presidentessa di Confartigianato Sardegna, Maria Amelia Lai «la cosa più preoccupante è che una così elevata pressione sui costi viene traslata solo in parte sui prezzi di vendita, determinando una riduzione del valore aggiunto. Questo va comprimere la crescita economica, ridurre la propensione a investire delle imprese compromettere i processi di innovazione e la domanda di lavoro».

E anche chi era riuscito a far partire la ristrutturazione col superbonus vede i prezzi crescere ulteriormente dopo gli aumenti fatti registrare nell’ultimo anno: acciaio per cemento armato +76%, legno lamellare + 73%, Pvc +51% in tre mesi, calcestruzzo +30%, bitume +15%, facendo lievitare in maniera drammatica i costi già messi nero su bianco. A questi patti anche quell’edilizia che stava guidando la riscossa nell’isola teme di non farcela. La Sardegna ha l’elmetto perché questa è come una guerra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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