Pericoloso stallo per il decreto energia
di Giuseppe Centore
La lettera a Giorgetti ferma per ora l’emanazione del provvedimento. Il Pd all’attacco. Legambiente plaude al nuovo eolico
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CAGLIARI. E alla fine la lettera di Solinas al ministro Giorgetti, titolare dello Sviluppo Economico, e cofirmatario del decreto “Sardegna-energia” è stata spedita. Nel testo della missiva il governatore, come anticipato ieri dalla Nuova, ha chiesto che il suo collega di partito rimettesse mano al testo e riaprisse la discussione sui temi fondamentali del decreto. Una richiesta che, come ammettono persone vicine al dossier, non può che mettere in fortissimo imbarazzo lo stesso Giorgetti, che non è titolare nè proponente del decreto, voluto in questa forma dal suo collega, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Questi però, come risulta, non ha alcuna intenzione di fare passi indietro, ritenendo il decreto un buon punto di partenza per avviare il processo di metanizzazione e di ammodernamento del sistema energetico sardo. In ogni caso in questi giorni il dossier sardo non è in cima alle preoccupazioni degli uffici del ministero.
Lo stallo a questo punto potrebbe essere superato solo dallo stesso Draghi che potrebbe firmare o non dar seguito adesso al decreto: entrambe le soluzioni adesso lascerebbero diversi scontenti sul campo, non solo lo stesso governatore, che adesso deve affrontare anche le critiche, oltre che di sindacati e imprese, anche delle opposizioni in consiglio regionale.
Secondo il consigliere Pd, Piero Comandini, le dichiarazioni di Solinas «riflettono a pieno il suo modo di amministrare la Sardegna; soprattutto dimostra di non saper governare i processi decisionali. Il decreto energia si è confezionato dopo percorso lungo e faticoso in cui la Sardegna ha avuto tutto il tempo e gli strumenti per influire sulle scelte ed imporre la propria strategia energetica, senza farsi impacchettare. Perché ora la politica del gambero?». Secondo Comandini il tempo in questa vicenda «è una variabile decisiva è quindi necessario essere presenti e avere il coraggio e la competenza di assumere decisioni e scelte chiare, invece, il presidente e il suo esecutivo non hanno una idea, una visione futura sulla politica regionale energetica».
Sugli stessi temi interviene il suo collega di partito Gavino Manca, deputato, che non esclude emendamenti anche su questi temi nel prossimo decreto energia in corso di discussione a Montecitorio.
Continua intanto la campagna di Legambiente per una decisa transizione ecologica che vede al centro degli interenti le rinnovabili, l’efficenza energetica, l’autoproduzione e l’innovazione tecnologica. In questa ottica si può leggere il sostegno dell’associazione ambientalista alla decisione del governo di approvare l’intervento di ammodernamento del parco eolico di Nulvi proposto da Erg, che rispetto ad adesso vedrà il dimezzamento delle torri eoliche e il raddoppio della potenza disponibile.
«Il nuovo sistema produttivo – dichiara il responsabile energia di Legambiente Vincenzo Tiana – esige di mettere al centro la valorizzazione delle risorse locali: sole, vento e paesaggio, anche per ridurre la dipendenza dei sistemi locali e non esporsi a ricatti geopolitici. Realizzare ulteriori 10 gigawatt di rinnovabili al 2030 è un obiettivo perseguibile e necessario per rendere l’isola energeticamente indipendente».
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo stallo a questo punto potrebbe essere superato solo dallo stesso Draghi che potrebbe firmare o non dar seguito adesso al decreto: entrambe le soluzioni adesso lascerebbero diversi scontenti sul campo, non solo lo stesso governatore, che adesso deve affrontare anche le critiche, oltre che di sindacati e imprese, anche delle opposizioni in consiglio regionale.
Secondo il consigliere Pd, Piero Comandini, le dichiarazioni di Solinas «riflettono a pieno il suo modo di amministrare la Sardegna; soprattutto dimostra di non saper governare i processi decisionali. Il decreto energia si è confezionato dopo percorso lungo e faticoso in cui la Sardegna ha avuto tutto il tempo e gli strumenti per influire sulle scelte ed imporre la propria strategia energetica, senza farsi impacchettare. Perché ora la politica del gambero?». Secondo Comandini il tempo in questa vicenda «è una variabile decisiva è quindi necessario essere presenti e avere il coraggio e la competenza di assumere decisioni e scelte chiare, invece, il presidente e il suo esecutivo non hanno una idea, una visione futura sulla politica regionale energetica».
Sugli stessi temi interviene il suo collega di partito Gavino Manca, deputato, che non esclude emendamenti anche su questi temi nel prossimo decreto energia in corso di discussione a Montecitorio.
Continua intanto la campagna di Legambiente per una decisa transizione ecologica che vede al centro degli interenti le rinnovabili, l’efficenza energetica, l’autoproduzione e l’innovazione tecnologica. In questa ottica si può leggere il sostegno dell’associazione ambientalista alla decisione del governo di approvare l’intervento di ammodernamento del parco eolico di Nulvi proposto da Erg, che rispetto ad adesso vedrà il dimezzamento delle torri eoliche e il raddoppio della potenza disponibile.
«Il nuovo sistema produttivo – dichiara il responsabile energia di Legambiente Vincenzo Tiana – esige di mettere al centro la valorizzazione delle risorse locali: sole, vento e paesaggio, anche per ridurre la dipendenza dei sistemi locali e non esporsi a ricatti geopolitici. Realizzare ulteriori 10 gigawatt di rinnovabili al 2030 è un obiettivo perseguibile e necessario per rendere l’isola energeticamente indipendente».
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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