La Nuova Sardegna

Dall’isola ancora in Ucraina passando dalla Romania

di Umberto Aime

La missione di salvataggio è a Bucarest: domani viaggio verso il confine

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INVIATO A BUCAREST. La prima bandiera della seconda missione “salviamo i bambini dell’Ucraina” è rossa. Ma di un rosso gentile, non acceso e questo fa già molta meno paura. Però è soprattutto il «girotondo della gioia», con quelle piccole mani che si stringono l’una all’altra, a dare speranza. A far credere – fino all’ultimo secondo – che esista una via di fuga dai bombardamenti devastanti in Ucraina, anche se questo è molto più sud del primo: dal confine polacco a quello rumeno. Sarà il vessillo dell’associazione internazionale «I bimbi del mondo» a far da apripista all’autobus (ma alla fine potrebbero essere due) che oggi, poco dopo l’alba, proverà a strappare all’orrore della guerra un’altra quarantina di ucraini.

Sarebbe il secondo contingente portato al sicuro, a pochi giorni dai sessanta dell’altra settimana. Se, nella notte, ad aver attraversato il corridoio umanitario, tracciato intorno a Reni, ultimo paesotto di frontiera, saranno stati oltre settanta profughi, lo scenario cambierà in meglio.

Con le «prenotazioni» in crescita esponenziale ora dopo ora, il ministero della Difesa ha assicurato: «A Bucarest imbarcheremo tutti su un C-130 e poi voleremo fino a Ciampino». L’aereo è stato messo in preallarme dal comando operativo dell’Aeronautica e basteranno poche ore per farlo decollare. Altrimenti l’alternativa sarà un lungo viaggio di ritorno, con oltre duemila chilometri da percorrere senza sosta da Bucarest a Livorno, poi il traghetto fino a Olbia.

«Non chiedetemi quale oggi sarà il punto d’incontro e come ci arriveremo. Non chiedetemi neanche come rientreremo a casa. Piano e cronoprogramma sono in continua evoluzione», ha confermato il console ucraino in Sardegna, Anthony Grande, ancora una volta a capo della missione umanitaria. Sostenuta, come sempre dall’Unione interparlamentare d’amicizia Italia-Ucraina, che è coordinata dal deputato Ugo Cappellacci. In questi giorni, è stato lui a ottenere la «piena e pronta disponibilità» del ministero della Difesa e l’appoggio della Farnesina. Il ponte aereo, che potrebbe essere sperimentato oggi, accorcerebbe di molto i tempi per la messa in sicurezza dei profughi. Nella prima missione, il viaggio di andata e ritorno dal confine ucraino a quello polacco era stato estenuante, zeppo di pericoli e trappole, con l’intervento del C-130 sarebbe tutto più semplice e più sicuro.

Di questo hanno parlato, in un vertice notturno, i due consoli: da una parte del tavolo Anthony Grande, dall’altra Enrico Novella, che lavora in una delle filiali dell’ambasciata italiana in Romania. Sulla mappa sono stati loro a studiare il percorso dell’autobus, a prendere contatto con chi fugge dalle bombe e dai missili a russi. Sono stati loro a scegliere come «punto di prelievo» del secondo gruppo una porzione della frontiera.

La collaborazione dei rumeni è e sarà piena per la riuscita della missione. Questa Nazione trent’anni fa è stata capace di abbattere la dittatura della famigerata e spietata famiglia Ceausescu. Nel 2004, ha voltato ancor più le spalle alla Russia, entrando a fare parte, insieme ad altri sette paesi ex sovietici, della Nato, l’Alleanza atlantica. Tre anni dopo ha compiuto l’ultimo e decisivo passo: l’ingresso ufficiale nell’Unione europea. È lo stesso percorso che avrebbe voluto tentare l’Ucraina, ma sono arrivati prima i carri armati inviati da Mosca.

Finora la Romania ha allestito 39 punti di accoglienza lungo il confine con l’Ucraina: 649 chilometri. Ed è attraverso il corridoio fra Reni e Porubne-Siret che proverà a passare l’autobus della seconda missione la Sardegna per l’Ucraina. In quella zona, nella notte, la temperatura è scesa a tre gradi sotto zero, aumentando le sofferenze dei profughi.

Portare a termine l’operazione per la spedizione sarda non sarà facile: sabato notte la colonna dei profughi era già un torrente senza fine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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