«L’elisir di lunga vita? È nella carne d’agnello»
Studio australiano dimostrerebbe l’importanza delle proteine animali
SASSARI. Un costante consumo di carne, meglio se proveniente da allevamenti sostenibili come la filiera dell’agnello sardo, contribuisce in modo considerevole ad allungare l’aspettativa di vita. Ad affermarlo, non solo i dati sulla dieta mediterranea e il numero elevato di centenari della Sardegna, ma uno studio scientifico che arriva da Adelaide, in Australia, e pubblicato sull’International Journal of General Medicine. Un’equipe guidata dal professor Wenpeng You ha esaminato gli effetti complessivi sulla salute del consumo di carne in oltre 170 paesi in tutto il mondo. Il risultato è sorprendente, perché dimostra che l’uomo nella sua evoluzione, e ancora oggi, ha bisogno dei nutrienti contenuti nella carne per combattere mortalità infantile e aumentare l’aspettativa di vita.
Da oltre due milioni di anni infatti - si legge nello studio - l’evoluzione umana è stata possibile grazie ad adattamenti genetici, fisiologici e morfologici al consumo di prodotti a base di carne, che noi abbiamo ereditato. «È una conferma di quanto già è stato dimostrato dagli studi della Università di Sassari, in merito alla importanza del consumo di carne, in particolare quella di agnello, già nello svezzamento – spiega il presidente del Contas, Consorzio di tutela dell’agnello sardo, Battista Cualbu –, perché importante fonte di grassi polinsaturi della serie omega-3 e di acido linoleico coniugato. Una carne poco grassa, che proviene da agnelli che si alimentano solo con il latte delle pecore al pascolo».
Elementi nutritivi che aiutano lo sviluppo cerebrale e il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale. Con effetti favorevoli, tra le altre cose, nel trattamento di patologie gastro-intestinali. Dati messi nero su bianco da alcuni recenti studi di Anna Nudda e Gianni Battacone, ricercatori della facoltà di agraria dell’università di Sassari, insieme al direttore del Dipartimento universitario di Agraria Pier Paolo Roggero e in collaborazione con una specialista americana, Shelley McGuire, della Washington State University.
Ora arriva la conferma dalla ricerca australiana. Il modo tradizionale di brucare delle pecore, non ammassate in capannoni o aziende di ridotte dimensioni, aumenta notevolmente i contenuti di alcune sostanze fondamentali che vengono trasmesse completamente all'uomo dalla carne. Queste contribuiscono appunto a migliorare il funzionamento del sistema nervoso centrale soprattutto nei più piccoli.
Ma attenzione. Gli studi confermano che la carne, per fare bene, non deve provenire da allevamenti intensivi, ma da animali che vivono liberi di pascolare e sono parte integrante di un territorio che l’allevamento ha forgiato in anni di attività. «L’agnello Igp di Sardegna, è rappresentativo di tutto quello che viene riportato in questa ultima ricerca scientifica – commenta Alessandro Mazzette direttore del Contas – che ribalta i fondamenti di chi sostiene che si possa fare a meno della carne. Il nostro organismo si è abituato a quell’apporto alimentare, migliorando nei millenni la propria resistenza proprio grazie a questo tipo di alimentazione che nessun altro tipo di alimento può sostituire».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
