Nuove sanzioni, Russia in ginocchio e a rischio default
di Domenico Conti
ROMA. L'escalation delle sanzioni economiche per l'invasione dell'Ucraina non si ferma, e presto arriverà la risposta di Mosca. Un poker finanziario in cui i mercati globali, finora, hanno retto: ma...
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ROMA. L'escalation delle sanzioni economiche per l'invasione dell'Ucraina non si ferma, e presto arriverà la risposta di Mosca. Un poker finanziario in cui i mercati globali, finora, hanno retto: ma è una calma apparente, e a romperla definitivamente potrebbe essere l'eventuale default della Russia.
«La lista è pronta e verrà pubblicata presto», ha detto ieri alla Tass il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov riferendosi alle contro-sanzioni di Mosca. Pronta a bloccare l'export russo verso i Paesi «ostili» di circa 200 prodotti che vanno dall'agricoltura alle componenti elettroniche al legname, e le esportazioni dei beni realizzati in Russia da aziende estere tramite società controllate: automobili, treni, container. In più, Putin starebbe considerando la nazionalizzazione degli asset delle società estere che lasciano il Paese, o di beni come gli aerei presi in leasing. Misure che, complessivamente e con le dovute eccezioni (come alcune case automobilistiche) avrebbero un impatto più simbolico che pratico. Ma potrebbero mordere molto di più se il blocco dell'export riguardasse le materie prime: non solo petrolio e gas - dei cui introiti Mosca ha disperato bisogno con il rublo che praticamente non scambia più sui mercati ufficiali - ma soprattutto alluminio, nickel, dove l'impatto si sentirebbe sull'industria europea, sui semiconduttori, e ancora potassio e fosfati, fondamentali per i fertilizzanti. Per non parlare dei cereali come il grano, dove Russia e Ucraina insieme forniscono circa il 14% del fabbisogno mondiale e il 25% delle esportazioni globali: i prezzi sono già alle stelle e «l'inflazione dei prodotti alimentari potrebbe esasperare le tensioni sociali in alcuni Paesi», ha avvertito pochi giorni fa l'agenzia di rating Moody's.
«La lista è pronta e verrà pubblicata presto», ha detto ieri alla Tass il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov riferendosi alle contro-sanzioni di Mosca. Pronta a bloccare l'export russo verso i Paesi «ostili» di circa 200 prodotti che vanno dall'agricoltura alle componenti elettroniche al legname, e le esportazioni dei beni realizzati in Russia da aziende estere tramite società controllate: automobili, treni, container. In più, Putin starebbe considerando la nazionalizzazione degli asset delle società estere che lasciano il Paese, o di beni come gli aerei presi in leasing. Misure che, complessivamente e con le dovute eccezioni (come alcune case automobilistiche) avrebbero un impatto più simbolico che pratico. Ma potrebbero mordere molto di più se il blocco dell'export riguardasse le materie prime: non solo petrolio e gas - dei cui introiti Mosca ha disperato bisogno con il rublo che praticamente non scambia più sui mercati ufficiali - ma soprattutto alluminio, nickel, dove l'impatto si sentirebbe sull'industria europea, sui semiconduttori, e ancora potassio e fosfati, fondamentali per i fertilizzanti. Per non parlare dei cereali come il grano, dove Russia e Ucraina insieme forniscono circa il 14% del fabbisogno mondiale e il 25% delle esportazioni globali: i prezzi sono già alle stelle e «l'inflazione dei prodotti alimentari potrebbe esasperare le tensioni sociali in alcuni Paesi», ha avvertito pochi giorni fa l'agenzia di rating Moody's.
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