La Nuova Sardegna

Aias, dubbi sul concordato Ora si ritorna in alto mare

di Mauro Lissia
Aias, dubbi sul concordato Ora si ritorna in alto mare

Per il tribunale fallimentare troppe criticità nel piano di risanamento proposto

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CAGLIARI. Sembrava fatta, le difficoltà erano enormi ma il via libera al concordato pareva aprire una prospettiva di salvezza per l’Aias, l’azienda della famiglia Randazzo con 700 dipendenti che da sempre assiste disabili e anziani giunta ormai sull’orlo del fallimento. Pochi giorni fa è arrivata invece la doccia fredda: due relazioni dei commissari giudiziali Gianluca Fadda e Giuseppe Aste - una dello scorso 13 febbraio e l’altra dell’8 marzo - hanno riportato indietro l’orologio della procedura fallimentare mettendo in luce «fatti integranti ipotesi di revoca del concordato». In altre parole, quelle usate della sezione fallimentare Ignazio Tamponi, Andrea Bernardino e Nicola Caschili, una sequenza di otto «criticità» tali da mettere in forte dubbio la possibilità e l’opportunità di proseguire sul binario del risanamento pilotato. Svettano su tutte la sopravvalutazione del patrimonio «per un importo stimato di 26 milioni e 822 mila euro» che bloccherebbe sul nascere la possibilità di soddisfare i creditori chirografari e di pagare solo in parte i privilegiati, tra cui i lavoratori. Quindi la previsione di realizzo sulla vendita degli immobili fuori dal core business dell’Aias, superiore di quasi cinque milioni al valore di stima. Ancora, fra l’altro, l’impossibilità «per i commissari di svolgere compiutamente i controlli previsti a causa della modalità di tenuta della contabilità» e insieme «l’andamento reddituale negativo della continuità, in contrasto con le previsioni del piano». Insomma, quanto basta per pregiudicare la credibilità del piano concordatario, col rischio concreto di andare incontro a un disastroso naufragio finanziario.

Le norme lasciano accesa una fiammella di speranza legata all’udienza fissata per il 21 aprile alle 10.30 in camera di consiglio: i responsabili dell’Aias dovranno presentarsi coi legali davanti al collegio del tribunale e al pm Daniele Caria per illustrare, con elementi di riscontro da consegnarsi almeno sette giorni prima, le ragioni per proseguire sulla via del concordato. Dopo di che il tribunale deciderà se concedere alla storica azienda dei Randazzo un’ultima chance o se chiuderla lì, nel giro di qualche giorno, con la sentenza di fallimento. Nel frattempo resta sospesa l’adunanza dei creditori, che era stata fissata per il 29 marzo.

Il piano di risanamento proposto dalla Fondazione Stefania Randazzo, dall’Aias Cagliari e dall’Aias Sardegna prevede la prosecuzione dell’attività e la cessione di tutti i rami aziendali, sia di riabilitazione che residenziali, entro l’anno successivo all’omologa del concordato, il recupero o la cessione dei crediti aziendali, quindi la liquidazione dei beni mobili e immobili extra core business. Nella proposta è previsto anche l’apporto di finanza esterna per 350 mila euro, soldi freschi che dovrebbero servire a soddisfare creditori chirografari originari e degradati per incapienza, vale a dire per mancanza di liquidità. La famiglia Randazzo, storica fondatrice dell’Aias col padre Bruno, uscirebbe di scena almeno nelle vesti attuali di proprietaria, a mandare avanti i servizi Aias potrebbero essere gli acquirenti o i Randazzo stessi, ma solo come gestori. Nel piano proposto la famiglia non compare, mentre in quello precedente la avrebbe mantenuto il dieci per cento del pacchetto, forse per conservare una quota di potere decisionale sulle scelte di prospettiva. Nella documentazione offerta al tribunale risultano alcune manifestazioni d’interesse da parte di altre aziende, che però - come i giudici fallimentari hanno osservato già a suo tempo - sembrano disposte ad acquistare alcuni immobili e attività ma a un prezzo decisamente più basso di quello indicato nel piano rivolto al concordato.

Certo la possibilità di dare ristoro alle attese dei dipendenti rimasti in servizio - erano 1.200, circa 400 sono usciti - rappresentava un dato importante. Diverso il destino degli altri creditori, quelli che nella gerarchia di legge non vengono considerati privilegiati: ai crediti chirografari vengono devolute le briciole, una quota pari a circa il 38 per cento del volume finanziario ipotizzato per salvare l’Aias.

Ma al di là delle valutazioni, conta la realizzabilità del piano ed è su quella che i commissari - ed ora il tribunale - manifestano dubbi. Rimane una certezza: se l’Aias uscirà di scena è indispensabile che a garantire l’assistenza sia un altro soggetto affidabile.

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