Ergastolo per Fadda: «Ha ucciso lui Zdenka»
di Nadia Cossu
La Corte d’assise ha condannato il 46enne per l’omicidio di due anni fa
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SASSARI. «Un polmone trapassato. Che non è stato portato all’attenzione della corte per ragioni di umana pietà – dice alle 9.40 del mattino il pubblico ministero Paolo Piras ai giudici che stanno per ritirarsi in camera di consiglio – È questo il dato obiettivo che nessuna difesa può scardinare».
Non fu un incidente ma un omicidio quello accaduto in un bar di Sorso il 15 febbraio del 2020. Delitto commesso da Francesco Baingio Douglas Fadda che ieri pomeriggio è stato condannato all’ergastolo dalla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni.
E il polmone conservato in formalina, menzionato dal pm Piras nelle sue repliche, è quello di Zdenka Krejcikova, la 40enne ceca uccisa dal suo compagno davanti alle due figlie gemelle di lei. Il polmone “trapassato” sarebbe una prova evidente della forza impressa al coltello da Fadda.
Dopo circa quattro ore di camera di consiglio la corte d’assise pronuncia una sentenza che accoglie in toto le richieste della Procura. Carcere a vita per l’imputato di 46 anni, isolamento diurno per un anno, decadenza dalla responsabilità genitoriale, pubblicazione della sentenza nei Comuni di Sassari e Sorso, interdizione perpetua dai pubblici uffici, distruzione del coltello e di alcuni indumenti corpi di reato. Accolte anche le richieste di risarcimento a favore delle parti civili – rappresentate dagli avvocati Pietro Diaz e Teresa Pes per la mamma e le due figlie della vittima – da stabilirsi in separato giudizio ma con la condanna al pagamento di una provvisionale di 200mila euro per ciascuna delle parti.
Fadda non era presente al momento della lettura del dispositivo, ha partecipato solo all’apertura dell’udienza ascoltando accanto al suo avvocato Lorenzo Galisai le brevi ma efficaci repliche del pubblico ministero e quelle dell’avvocato Teresa Pes. Repliche alle quali ha ribattuto Galisai: «Non intaccano in nulla la tesi difensiva – ha detto il legale – Non siamo qui a giudicare se il fatto sussista o meno ma a stabilire se quel fatto, con quelle modalità, possa essere o no addebitato a Fadda». Per la corte d’assise evidentemente sì, in attesa di capire (entro novanta giorni) quali motivazioni ci siano alla base della decisione.
Per l’accusa, quel sabato sera di due anni fa Zdenka provò a rifugiarsi insieme alle gemelle di 11 anni (di cui una disabile) nel locale sotto la sua casa di via Tiziano perché stava scappando da Fadda. L’uomo, che aveva il divieto di avvicinamento per via di una precedente denuncia per maltrattamenti, si sarebbe arrabbiato perché poco prima la sua compagna, in seguito a un litigio, aveva chiamato i carabinieri. E lui, quando la pattuglia si era allontanata, era tornato a casa e a quel punto sarebbe scoppiata una lite furibonda. Douglas avrebbe inseguito la donna fin dentro il bar e, sempre secondo l’accusa, ferita con un coltello da cucina per poi caricarla in auto assieme alle figlie e fuggire fino a Ossi. Qui l’avrebbe lasciata agonizzante nell’appartamento di un amico, vicino alla guardia medica del paese. Zdenka era stata soccorsa da un’ambulanza, ma i tentativi di salvarle la vita erano stati inutili. Fadda era andato via portando con sè le due bambine, aveva passato la notte a casa di una conoscente a Sassari e la mattina successiva, dopo un inseguimento a 200 chilometri orari, i carabinieri lo avevano arrestato nel piazzale dell’ex Auchan.
«Quella accaduta due anni fa è una tragedia. Ma le tragedie possono essere causate anche da incidenti – ha detto l’avvocato Galisai, condividendo il racconto del suo assistito secondo cui a impugnare il coltello era Zdenka e sempre lei si era ferita da sola dopo esser caduta – In questo processo le prove testimoniali e la perizia medico legale sono considerate dal pm “forche caudine”. Io credo invece che le tre testimonianze rese siano state condizionate. E quindi non attendibili». Il legale ha già preannunciato il ricorso in appello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non fu un incidente ma un omicidio quello accaduto in un bar di Sorso il 15 febbraio del 2020. Delitto commesso da Francesco Baingio Douglas Fadda che ieri pomeriggio è stato condannato all’ergastolo dalla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni.
E il polmone conservato in formalina, menzionato dal pm Piras nelle sue repliche, è quello di Zdenka Krejcikova, la 40enne ceca uccisa dal suo compagno davanti alle due figlie gemelle di lei. Il polmone “trapassato” sarebbe una prova evidente della forza impressa al coltello da Fadda.
Dopo circa quattro ore di camera di consiglio la corte d’assise pronuncia una sentenza che accoglie in toto le richieste della Procura. Carcere a vita per l’imputato di 46 anni, isolamento diurno per un anno, decadenza dalla responsabilità genitoriale, pubblicazione della sentenza nei Comuni di Sassari e Sorso, interdizione perpetua dai pubblici uffici, distruzione del coltello e di alcuni indumenti corpi di reato. Accolte anche le richieste di risarcimento a favore delle parti civili – rappresentate dagli avvocati Pietro Diaz e Teresa Pes per la mamma e le due figlie della vittima – da stabilirsi in separato giudizio ma con la condanna al pagamento di una provvisionale di 200mila euro per ciascuna delle parti.
Fadda non era presente al momento della lettura del dispositivo, ha partecipato solo all’apertura dell’udienza ascoltando accanto al suo avvocato Lorenzo Galisai le brevi ma efficaci repliche del pubblico ministero e quelle dell’avvocato Teresa Pes. Repliche alle quali ha ribattuto Galisai: «Non intaccano in nulla la tesi difensiva – ha detto il legale – Non siamo qui a giudicare se il fatto sussista o meno ma a stabilire se quel fatto, con quelle modalità, possa essere o no addebitato a Fadda». Per la corte d’assise evidentemente sì, in attesa di capire (entro novanta giorni) quali motivazioni ci siano alla base della decisione.
Per l’accusa, quel sabato sera di due anni fa Zdenka provò a rifugiarsi insieme alle gemelle di 11 anni (di cui una disabile) nel locale sotto la sua casa di via Tiziano perché stava scappando da Fadda. L’uomo, che aveva il divieto di avvicinamento per via di una precedente denuncia per maltrattamenti, si sarebbe arrabbiato perché poco prima la sua compagna, in seguito a un litigio, aveva chiamato i carabinieri. E lui, quando la pattuglia si era allontanata, era tornato a casa e a quel punto sarebbe scoppiata una lite furibonda. Douglas avrebbe inseguito la donna fin dentro il bar e, sempre secondo l’accusa, ferita con un coltello da cucina per poi caricarla in auto assieme alle figlie e fuggire fino a Ossi. Qui l’avrebbe lasciata agonizzante nell’appartamento di un amico, vicino alla guardia medica del paese. Zdenka era stata soccorsa da un’ambulanza, ma i tentativi di salvarle la vita erano stati inutili. Fadda era andato via portando con sè le due bambine, aveva passato la notte a casa di una conoscente a Sassari e la mattina successiva, dopo un inseguimento a 200 chilometri orari, i carabinieri lo avevano arrestato nel piazzale dell’ex Auchan.
«Quella accaduta due anni fa è una tragedia. Ma le tragedie possono essere causate anche da incidenti – ha detto l’avvocato Galisai, condividendo il racconto del suo assistito secondo cui a impugnare il coltello era Zdenka e sempre lei si era ferita da sola dopo esser caduta – In questo processo le prove testimoniali e la perizia medico legale sono considerate dal pm “forche caudine”. Io credo invece che le tre testimonianze rese siano state condizionate. E quindi non attendibili». Il legale ha già preannunciato il ricorso in appello.
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