Stop ai blocchi nei porti ma la protesta continua
di Claudio Zoccheddu
Sospesi anche i rallentamenti sulle strade. Incontro in Regione con i camionisti
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SASSARI. La protesta degli autotrasportatori è arrivata al punto di svolta: oggi scadono i permessi concessi per le manifestazioni che sono andate oltre il semplice presidio, blocchi e incolonnamenti stradali e i portavoce della protesta sono stati convocati dalla questure di tutta l’isola. La loro intenzione è proseguire la protesta, con modalità più “soft”. Niente più colonne di tir a 30 chilometri all’ora sulle arterie più trafficare, niente più blocchi nei porti. Solo presidi, sempre che la linea generale passi e venga spostata da tutti gli autotrasportatori. Un po’ come è accaduto ieri a Porto Torres, quando un tir carico di 17mila tonnellate di cozze e vongole è stato bloccato al porto e non gli è stato concesso l’imbarco. «Abbiamo sempre detto di non aver intenzione di bloccare l’economia dell’isola – spiega Franco Funedda, uno dei portavoce della protesta – perché sarebbe un harakiri. Ci impegneremo per fare in modo che non accada mai più ma purtroppo anche tra noi ci sono guastatori che agiscono seguendo altri interessi. In ogni caso, da oggi faremo solo i presidi ai porti, anche perché non possiamo permetterci di spendere 500 euro di gasolio al giorno solo per mandare i camion a passeggio sulla 131».
La politica. Mentre la protesta dovrebbe essere riformulata in maniera meno invasiva, gli incontri “politici” continuano. Ieri una delegazione di camionisti, accompagnati da allevatori e agricoltori, ha incontrato la vicepresidente della giunta regionale, Alessandra Zedda, e gli assessori dei Trasporti, Giorgio Todde, e dell’Industria, Anita Pili: «Ci hanno dato il loro appoggi. Conoscono i nostri problemi ma non possono certo tagliare le accise o abbassare l’isola. Si è parlato di ristori – continua Funedda –, di un computo delle spese aggiuntive e di altre idee che potrebbero darci una mano. Vedremo. Ci hanno anche chiesto di fare da bravi ma tra noi ci sono molte persone disperate. Chi fa certe cose non le fa perché si diverte o perché è un terrorista, lo fa per proteggere il poco che ha. Ci sono colleghi che non possono andare a lavorare perché non riescono a pagare il gasolio». «Siamo pronti a sposare le rivendicazioni degli autotrasportatori e siamo al fianco del comparto per tutelare e salvaguardare l’economia della Sardegna – hanno detto invece gli assessori regionali –. Il caro carburante rischia di paralizzare un comparto che consideriamo strategico con riflessi altamente negativi anche per altri settori ma abbiamo ribadito che la Regione farà tutto il possibile per andare incontro al comparto e chiediamo un incontro al governo».
Economia in ginocchio. Il blocco del trasporto su gomma mette in difficoltà l’intero comparto agricolo dell’isola. Tanto che ieri sono scese in campo diverse associazioni di categoria: «L’agitazione degli autotrasportatori , che da alcuni giorni presidiano i porti è condivisibile ma sta creando pesanti problemi al comparto agricolo, sia sulle merci in arrivo sia su quelle in uscita. I rallentamenti dei camion sono diventati blocchi con i prodotti agricoli locali fermati prima dell’imbarco e rimandati indietro. Una situazione che rischia di mettere definitivamente a terra migliaia di imprese che da mesi stanno pagando una delle peggiori stagioni climatiche degli ultimi decenni. Carciofi, pomodori, asparagi e tanti altri frutti della terra stanno facendo marcia indietro verso le campagne dove saranno buttati perché andati a male. Centinaia di migliaia di euro di merci finiranno al macero. Ci sono necessità urgenti sul deperimento del prodotto che anche gli autotrasportatori devono capire. Inoltre, la mancata consegna nei centri di distribuzione della penisola porterà al pagamento di sanzioni per il mancato rispetto degli accordi. Non si può alimentare una lotta tra poveri», spiegano i presidenti regionali di Confagricoltura, Paolo Mele, di Cia, Francesco Erbì, e di Copagri, Ignazio Cirronis, che stanno raccogliendo decine di segnalazioni.
La politica. Mentre la protesta dovrebbe essere riformulata in maniera meno invasiva, gli incontri “politici” continuano. Ieri una delegazione di camionisti, accompagnati da allevatori e agricoltori, ha incontrato la vicepresidente della giunta regionale, Alessandra Zedda, e gli assessori dei Trasporti, Giorgio Todde, e dell’Industria, Anita Pili: «Ci hanno dato il loro appoggi. Conoscono i nostri problemi ma non possono certo tagliare le accise o abbassare l’isola. Si è parlato di ristori – continua Funedda –, di un computo delle spese aggiuntive e di altre idee che potrebbero darci una mano. Vedremo. Ci hanno anche chiesto di fare da bravi ma tra noi ci sono molte persone disperate. Chi fa certe cose non le fa perché si diverte o perché è un terrorista, lo fa per proteggere il poco che ha. Ci sono colleghi che non possono andare a lavorare perché non riescono a pagare il gasolio». «Siamo pronti a sposare le rivendicazioni degli autotrasportatori e siamo al fianco del comparto per tutelare e salvaguardare l’economia della Sardegna – hanno detto invece gli assessori regionali –. Il caro carburante rischia di paralizzare un comparto che consideriamo strategico con riflessi altamente negativi anche per altri settori ma abbiamo ribadito che la Regione farà tutto il possibile per andare incontro al comparto e chiediamo un incontro al governo».
Economia in ginocchio. Il blocco del trasporto su gomma mette in difficoltà l’intero comparto agricolo dell’isola. Tanto che ieri sono scese in campo diverse associazioni di categoria: «L’agitazione degli autotrasportatori , che da alcuni giorni presidiano i porti è condivisibile ma sta creando pesanti problemi al comparto agricolo, sia sulle merci in arrivo sia su quelle in uscita. I rallentamenti dei camion sono diventati blocchi con i prodotti agricoli locali fermati prima dell’imbarco e rimandati indietro. Una situazione che rischia di mettere definitivamente a terra migliaia di imprese che da mesi stanno pagando una delle peggiori stagioni climatiche degli ultimi decenni. Carciofi, pomodori, asparagi e tanti altri frutti della terra stanno facendo marcia indietro verso le campagne dove saranno buttati perché andati a male. Centinaia di migliaia di euro di merci finiranno al macero. Ci sono necessità urgenti sul deperimento del prodotto che anche gli autotrasportatori devono capire. Inoltre, la mancata consegna nei centri di distribuzione della penisola porterà al pagamento di sanzioni per il mancato rispetto degli accordi. Non si può alimentare una lotta tra poveri», spiegano i presidenti regionali di Confagricoltura, Paolo Mele, di Cia, Francesco Erbì, e di Copagri, Ignazio Cirronis, che stanno raccogliendo decine di segnalazioni.
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