La Nuova Sardegna

Sardegna, stangata sui Tir: 60 euro in più all'imbarco

di Claudio Zoccheddu
Sardegna, stangata sui Tir: 60 euro in più all'imbarco

Dal 4 aprile aumenti per ogni "pezzo" in viaggio sulle rotte non coperte dalla continuità. Interrogazione del Pd in Regione

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SASSARI. È un’altra mazzata che lascerà il segno, soprattutto nel mondo dell’autotrasporto. Dal 4 aprile imbarcare i mezzi sulle navi che coprono le rotte non coperte dalla continuità territoriale costerà 60 euro in più. Per ogni “pezzo”. Un tir e un rimorchio, dunque, pagheranno 120 euro in più rispetto alla tariffa base. Un aumento che si aggiunge a quello entrato in vigore all’inizio di marzo e tradotto in 50 euro in più a pezzo. Il responsabile, secondo le compagnie, è sempre lo stesso: l’aumento del petrolio Brent, il carburante di riferimento per gran parte dell’Unione europea, che circa un mese fa aveva subito un rincaro del 70 per cento, passando da 56 a 95 dollari al barile. L’aumento è proseguito e, ieri, un barile veniva venduto a 115 dollari. Nel giro di un mese, dunque, il costo di un biglietto di sola andata da o per la Sardegna è cresciuto di 110 euro.

L’allarme. Ieri mattina in consiglio regionale è stata depositata un’interrogazione del Pd, primo firmatario Roberto Deriu, che ha annunciato il nuovo rincaro: «Con la pandemia e il conflitto tra Russia e Ucraina – spiega Deriu – i lavoratori del trasporto merci hanno subito numerosi cambiamenti sia per quanto riguarda le disposizioni anti Covid sia sul costo per l’imbarco dei mezzi, vuoti o pieni, tuttora in aumento a causa dell’andamento del costo del petrolio. Ora il pd chiede all’assessore dei Trasporti, Giorgio Todde, "in che modo e in quanto tempo intenda intervenire per adeguare le tariffe per l’imbarco dei mezzi di trasporto merci". «La situazione non è semplice – conclude Deriu –, senza interventi molte attività rischiano di chiudere. È necessario agire subito per tutelare le aziende e e i lavoratori che sono in grave difficoltà».

Le rotte. Ad eccezione delle convenzionate Genova-Porto Torres, coperta dal gruppo Cin (Moby e Tirrenia)e Civitavecchia-Olbia, affidata a Cin ma su cui, dopo un accordo, le compagnie di navigazione agiscono a rotazione durante i mesi invernali, tutti gli altri collegamenti verranno effettuati a prezzi maggiorati. Dunque, Cin aumenterà di 60 euro la tariffa di ogni mezzo imbarcato sulla Olbia-Livorno, Grimaldi farà la stessa cosa sulla Livorno-Olbia, sulla Livorno-Cagliari, sulla Genova-Porto Torres e sulla Genova-Cagliari.

Gli effetti. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, con i porti bloccati dagli autotrasportatori, l’ennesimo aumento potrebbe avere conseguenze pesantissime, anche perché lo sciopero nazionale dell’autotrasporto annunciato, ironia della sorta, proprio per il 4 aprile non è stato cancellato ma solo sospeso, in attesa che l’accordo con il Governo sul prezzo della benzina venga chiuso in ogni aspetto. Anche ieri, a Roma, sono proseguiti gli incontri che porteranno alla chiusura definitiva. Tra i camionisti però, l’allerta è già alta: «Mano mano che i prezzi del carburante aumentano, le compagnie possono ritoccare le tariffe – spiega Giovanni Mellino di Confartigianato trasporti – Possiamo farci poco, è la legge. Per evitare che le imprese collassino sotto i colpi di questi rincari, i committenti dovrebbero caricarsi una spesa in più». Un passo che farebbe aumentare i prezzi al dettaglio: «Non credo, noi trasportatori abbiamo sempre lavorato sottocosto, dunque...». Sulla nuova agitazione del settore, Mellino non si sbilancia: «Non credo, non subito. Adesso l’obiettivo è chiudere la trattativa con il governo, cercando di ottenere il massimo».

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