L'assessora Zedda: «Impieghi snobbati anche per colpa dei sussidi»
Per la Regione il reddito di cittadinanza e il lavoro nero tra le cause dell'inattività. Dopo il flop del Fipe Talent Day di Olbia pronte altre iniziative per l'occupazione
SASSARI. La conferma è arrivata da Olbia e dal Fipe Talent Day, l'incontro tra le imprese del turismo e i giovani aspiranti lavoratori organizzato da Confcommercio e Confesercenti con la regia dell'assessorato regionale del Lavoro e dell'Aspal: ai colloqui si erano iscritti in 120 ma se ne sono presentati solo 40, per 52 aziende in attesa. Risultato: l'offerta ha superato la domanda. E sarebbe anche un buon segnale se non fosse che nell'isola, secondo i dati raccolti dall'osservatorio dell'Aspal e diffusi nell'aprile del 2021, un sardo su tre non lavora e la pandemia ha generato un calo degli occupati del 27% e un aumento ancora più preoccupante delle persone inattive, +28%. Un disastro.La Regione. «Nel caso di Olbia abbiamo unito le forze con Confcommercio e Confesercenti per intervenire con azioni mirate a sostegno della filiera turistica - spiega l'assessora del Lavoro e vicepresidente della Regione, Alessandra Zedda -. Le aziende hanno risposto con una grande partecipazione, noi continueremo la ricerca con le giornate di Borsa Lavoro e con i Job Meeting ma speriamo, in futuro, di riuscire a trovare per tempo, prima dell'inizio delle stagioni, le figure professionali necessarie al settore turistico». Resta da capire quale sia il motivo, o i motivi, per cui in una Regione con un altissimo tasso di disoccupazione anche le migliori offerte di lavoro vengano sostanzialmente snobbate.
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Alessandra Zedda ha isolato alcune spiegazioni: «Ci sono almeno tre grandi problemi: il primo è il reddito di cittadinanza ma anche la predilezione nei confronti del lavoro nero. Poi ci sono professioni poco retribuite o perlomeno erroneamente retribuite per via del surplus delle ore lavorate. Infine, c'è la scarsa attitudine nell'adattarsi ad un lavoro diverso da quello a cui si aspirava o le difficoltà nell'accettare un impiego lontano da casa». Una situazione ai limiti del paradosso da cui non è possibile immaginare un lieto fine, nemmeno a lunga scadenza. La politica, dunque, deve cercare una strategia d'uscita che permetta di risolvere un problema che, ormai, oltre al turismo interessa anche i settori che sembravano aver beneficiato delle politiche nate per contrastare la pandemia e i suoi effetti devastanti sull'occupazione, soprattutto quella stagionale: «Stiamo investendo nei corsi di formazione, spingiamo per le academy aziendali in cui possano essere tenuti corsi specifici - continua Zedda - e poi ci sono politiche attive per l'auto impresa sia col programma "Gol", finanziato dal Pnrr e dedicato alla garanzia di occupabilità dei lavoratori, e con risorse regionali che arrivano dal fondo "Lavoro in Sardegna". Inoltre possiamo sfruttare il continuo contatto fra Regione, Aspal e associazioni di categoria che ci permette di intercettare le necessità delle aziende in termini di personale». La formazione è un elemento di primaria importanza, soprattutto in chiave futura: «Abbiamo intensificato i rapporti con le scuole - conclude l'assessora regionale del Lavoro - e i programmi con le scuole terziarie ma anche con gli istituti professionali e con le università». (c.z.)
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