Scuola, polemica dopo il ritorno dei prof no vax
I colleghi: «Sono esentati dall’insegnamento, al loro posto precari pagati con il fondo comune»
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SASSARI. Sono pochissimi, una ristretta minoranza che non dovrebbe superare il 5%, ma da qualche giorno sono ritornati al centro dell’attenzione. Da aprile anche i docenti no vax sono rientrati al lavoro, ma le modalità del ritorno non sono piaciute ai colleghi che invece i vaccini li hanno ricevuti secondo le modalità stabilite. «Un rientro a scuola che li esclude dalle mansioni che li mettano in contatto con gli alunni – spiega Vanna Contini, responsabile regionale dell’associazione docenti e dirigenti scolastici (Adi) –. Il cavillo trovato, perché di questo si tratta, per far rientrare coloro che non hanno voluto vaccinarsi e non intendono farlo è ancora una volta un esempio lampante della confusione, dell’incapacità di assumersi delle responsabilità chiare e di farle assumere a coloro che le loro scelte le hanno fatte sulle spalle di un’intera comunità».
Lo stratgemma studiato per permettere il ritorno al lavoro ha sollevato un polverone tra i colleghi: «Non si comprende perché gli insegnanti non vaccinati, una minoranza, non possano rientrare in classe come tutti gli altri e debbano essere adibiti a mansioni che non prevedano il contatto con gli alunni– continua Contini –. La norma prevede che “Il personale docente ed educativo, inadempiente all’obbligo vaccinale potrà essere impiegato nello svolgimento di tutte le altre funzioni rientranti tra le proprie mansioni, quali a titolo esemplificativo le attività anche a carattere collegiale di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione”». Destino diverso per i no vax Ata, che invece sono ritornati al lavoro senza limitazioni.
Ma è la questione economica a far gridare al paradosso gli insegnanti vaccinati: « Ancora più assurdo è il fatto che i docenti e gli educatori non vaccinati fino al termine delle lezioni siano sostituiti da personale assunto a tempo determinato. Cioè altri dovranno essere assunti per fare il lavoro che i docenti non vaccinati sono esentati dal fare. Demenziale, uno spreco di risorse incredibile. Ed ancora, gli oneri derivanti dal pagamento delle supplenze vengono per metà coperti dal fondo per la valorizzazione dei docenti. Cioè coloro che lavorano e si impegnano – conclude Vanna Contini – vedono ridotto il loro compenso perché è necessario pagare i supplenti di coloro che sono a scuola pagati per non adempiere al loro compito».
Lo stratgemma studiato per permettere il ritorno al lavoro ha sollevato un polverone tra i colleghi: «Non si comprende perché gli insegnanti non vaccinati, una minoranza, non possano rientrare in classe come tutti gli altri e debbano essere adibiti a mansioni che non prevedano il contatto con gli alunni– continua Contini –. La norma prevede che “Il personale docente ed educativo, inadempiente all’obbligo vaccinale potrà essere impiegato nello svolgimento di tutte le altre funzioni rientranti tra le proprie mansioni, quali a titolo esemplificativo le attività anche a carattere collegiale di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione”». Destino diverso per i no vax Ata, che invece sono ritornati al lavoro senza limitazioni.
Ma è la questione economica a far gridare al paradosso gli insegnanti vaccinati: « Ancora più assurdo è il fatto che i docenti e gli educatori non vaccinati fino al termine delle lezioni siano sostituiti da personale assunto a tempo determinato. Cioè altri dovranno essere assunti per fare il lavoro che i docenti non vaccinati sono esentati dal fare. Demenziale, uno spreco di risorse incredibile. Ed ancora, gli oneri derivanti dal pagamento delle supplenze vengono per metà coperti dal fondo per la valorizzazione dei docenti. Cioè coloro che lavorano e si impegnano – conclude Vanna Contini – vedono ridotto il loro compenso perché è necessario pagare i supplenti di coloro che sono a scuola pagati per non adempiere al loro compito».
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