Einstein telescope, la Regione trova alleati: nasce il “Progetto Lula”
di Giuseppe Centore
Pronti 900 milioni per sostenere la candidatura dell’isola. La scelta nel 2024
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CAGLIARI. Tra un mese al massimo sarà pronto il “progetto Lula”, il piano per portare l’Italia a vincere la sfida su chi ospiterà l’Einstein Telescope, il fantascientifico sistema di rivelamento delle onde gravitazionali finanziato dalla Commissione Europea. Entro il 2024 si conoscerà la sede che lo ospiterà, i lavori dovrebbero iniziare entro il 2030. La miniera di Sos Enattos a Lula è uno dei due siti candidati, l’altro è la zona della Mosa-Reno a cavallo tra Germania, Paesi Bassi e Belgio.
Aggiudicarsi la gara non è come partecipare a una giostra. Quell’opera vale oltre 6 miliardi di euro di lavori, che in dieci anni creeranno occupazione per decine di migliaia di persone, e che cambierà per sempre le aree dove si insedierà, che ospiteranno migliaia di scienziati in pianta stabile. Un ciclone virtuoso di finanziamenti, conoscenze, tecniche e relazioni potrebbe abbattersi sull’isola e sull’Italia.
Per questi motivi Palazzo Chigi nelle prossime settimane avvierà una struttura di missione ad hoc per promuovere la candidatura dell’Italia e quindi di Lula. Muoverà la rete diplomatica per convincere gli stati membri della bontà di installare il telescopio sotterraneo proprio in Sardegna; attiverà le competenze scientifiche delle sue università per tessere una rete di relazioni che possono rivelarsi decisive all’atto della scelta; metterà in gioco risorse proprie e aggiuntive per rendere più appetibile il sito di Lula (imbattibile dal punto di vista scientifico per le sue peculiarità). Centinaia e centinaia di milioni di euro saranno destinati a questo scopo, in tutto seicento e altri arriveranno dalla Sardegna.
«Abbiamo già stanziato 300 milioni di euro per il sito di Sos Enattos – dichiara alla Nuova il presidente della Regione Christian Solinas – e altrettanti verranno utilizzati in investimenti collaterali: viabilità, ospitalità, scuole, sanità, riqualificazione di quei centri storici sono condizioni irrinunciabili per rendere il sito competitivo non solo dal punto di vista tecnico. Insieme agli investimenti sul sito vogliamo anche favorire il lavoro delle due università sarde: più borse di studio nelle nostre facoltà sulle materie scientifiche, per far crescere un sistema di conoscenze e di ricerca e sviluppo unico al mondo».
Un progetto molto ambizioso, quello espresso da Solinas, che si scontra con i tempi lunghi di realizzazione dell’investimento, una decina d’anni e con complicate e farraginose norme e procedure che mal si accompagnano a quello che si può definire, senza smentita, un “secondo Pnrr” per la Sardegna, con più fondi a disposizione ma con un programma ancor più rigido. Il guaio, se così si può dire, è che nel caso di vittoria, l’isola avrà gli occhi puntati dell’intero mondo scientifico. E un qualsivoglia errore sarebbe più che deleterio. Per questo motivo, già adesso, anche se l’esito si conoscerà tra due anni, Solinas punta a preparare una unità di missione che seguirà per intero gli interventi in capo alla Regione. «Chiederemo al governo norme speciali vista l’eccezionalità del progetto, non allentando i controlli ma solo riallineandoci al resto d’Europa». La gara, politica più che tecnica, perchè su quest’ultimo fronte Lula ha le carte in regola, si giocherà nei prossimi mesi e ci vorrà un lento lavorìo diplomatico per portare dalla propria parte la maggioranza degli stati membri dell’Unione. Servirà un accorto sistema di pesi e contrappesi per strappare al nord dell’Europa uno dei fiori all’occhiello della ricerca scientifica di questa prima metà del secolo. E una già solida alleanza con la Francia potrebbe fare la differenza.
Il “progetto Lula” si realizzerà non prima del 2040. Un tempo lunghissimo, quando gli attuali decisori nazionali e locali non saranno più al loro posto, e quando con distacco ci si ricorderà degli anni a cavallo della guerra in Ucraina quando si decise dove installare il telescopio che andrà a “caccia” delle onde gravitazionali. Se Lula, la Sardegna e l’Italia vinceranno allora il telescopio insisterà su un’altra isola, ben diversa da quella che conosciamo. Ma prima di vincere, l’Italia dovrà superare la sfida con Germania, Belgio e soprattutto Olanda. Dopo aver “scippato” a Milano l’Agenzia europea del Farmaco, gli olandesi ci vogliono riprovare. Hanno annunciato di aver stanziato fondi per promuovere il loro sito, ma ora il loro è solo un annuncio. In questa fase l’Italia parte avvantaggiata, con un piano d’azione che sarà svelato entro aprile. Speriamo che il vantaggio prima del traguardo si ingrandisca. Giusto per non correre rischi.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Aggiudicarsi la gara non è come partecipare a una giostra. Quell’opera vale oltre 6 miliardi di euro di lavori, che in dieci anni creeranno occupazione per decine di migliaia di persone, e che cambierà per sempre le aree dove si insedierà, che ospiteranno migliaia di scienziati in pianta stabile. Un ciclone virtuoso di finanziamenti, conoscenze, tecniche e relazioni potrebbe abbattersi sull’isola e sull’Italia.
Per questi motivi Palazzo Chigi nelle prossime settimane avvierà una struttura di missione ad hoc per promuovere la candidatura dell’Italia e quindi di Lula. Muoverà la rete diplomatica per convincere gli stati membri della bontà di installare il telescopio sotterraneo proprio in Sardegna; attiverà le competenze scientifiche delle sue università per tessere una rete di relazioni che possono rivelarsi decisive all’atto della scelta; metterà in gioco risorse proprie e aggiuntive per rendere più appetibile il sito di Lula (imbattibile dal punto di vista scientifico per le sue peculiarità). Centinaia e centinaia di milioni di euro saranno destinati a questo scopo, in tutto seicento e altri arriveranno dalla Sardegna.
«Abbiamo già stanziato 300 milioni di euro per il sito di Sos Enattos – dichiara alla Nuova il presidente della Regione Christian Solinas – e altrettanti verranno utilizzati in investimenti collaterali: viabilità, ospitalità, scuole, sanità, riqualificazione di quei centri storici sono condizioni irrinunciabili per rendere il sito competitivo non solo dal punto di vista tecnico. Insieme agli investimenti sul sito vogliamo anche favorire il lavoro delle due università sarde: più borse di studio nelle nostre facoltà sulle materie scientifiche, per far crescere un sistema di conoscenze e di ricerca e sviluppo unico al mondo».
Un progetto molto ambizioso, quello espresso da Solinas, che si scontra con i tempi lunghi di realizzazione dell’investimento, una decina d’anni e con complicate e farraginose norme e procedure che mal si accompagnano a quello che si può definire, senza smentita, un “secondo Pnrr” per la Sardegna, con più fondi a disposizione ma con un programma ancor più rigido. Il guaio, se così si può dire, è che nel caso di vittoria, l’isola avrà gli occhi puntati dell’intero mondo scientifico. E un qualsivoglia errore sarebbe più che deleterio. Per questo motivo, già adesso, anche se l’esito si conoscerà tra due anni, Solinas punta a preparare una unità di missione che seguirà per intero gli interventi in capo alla Regione. «Chiederemo al governo norme speciali vista l’eccezionalità del progetto, non allentando i controlli ma solo riallineandoci al resto d’Europa». La gara, politica più che tecnica, perchè su quest’ultimo fronte Lula ha le carte in regola, si giocherà nei prossimi mesi e ci vorrà un lento lavorìo diplomatico per portare dalla propria parte la maggioranza degli stati membri dell’Unione. Servirà un accorto sistema di pesi e contrappesi per strappare al nord dell’Europa uno dei fiori all’occhiello della ricerca scientifica di questa prima metà del secolo. E una già solida alleanza con la Francia potrebbe fare la differenza.
Il “progetto Lula” si realizzerà non prima del 2040. Un tempo lunghissimo, quando gli attuali decisori nazionali e locali non saranno più al loro posto, e quando con distacco ci si ricorderà degli anni a cavallo della guerra in Ucraina quando si decise dove installare il telescopio che andrà a “caccia” delle onde gravitazionali. Se Lula, la Sardegna e l’Italia vinceranno allora il telescopio insisterà su un’altra isola, ben diversa da quella che conosciamo. Ma prima di vincere, l’Italia dovrà superare la sfida con Germania, Belgio e soprattutto Olanda. Dopo aver “scippato” a Milano l’Agenzia europea del Farmaco, gli olandesi ci vogliono riprovare. Hanno annunciato di aver stanziato fondi per promuovere il loro sito, ma ora il loro è solo un annuncio. In questa fase l’Italia parte avvantaggiata, con un piano d’azione che sarà svelato entro aprile. Speriamo che il vantaggio prima del traguardo si ingrandisca. Giusto per non correre rischi.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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