La Nuova Sardegna

Sassari, più forte di crisi e covid: il Bingo compie 20 anni

di Luigi Soriga
Sassari, più forte di crisi e covid: il Bingo compie 20 anni

Clientela inossidabile tra svago e solitudine: sale piene anche a Capodanno

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SASSARI. La sua trisavola, cioè la vecchia cara, inossidabile tombola gli deve aver trasmesso i geni della longevità. Altrimenti non si spiega come il Bingo sia ancora lì, a stalkerare ogni santo giorno la dea bendata. A fare il pienone anche il giorno di Natale, a riempire i tavoli perfino l’ultimo dell’anno, con i clienti che fanno il conto alla rovescia e brindano al 2022.

Esattamente vent’anni fa metteva radici in Sardegna. Il 7 aprile 2002 inaugurava la prima sala a Nuoro. Qualche mese dopo a Olbia, e poi Sassari e Cagliari. E se in vent’anni è sopravvissuto a crisi economiche, inflazioni e pandemie, significa che c’è un elisir di lunga vita dentro i numeri e le cartelle, una resilienza ludica nazional popolare.

Ore 19,30 di un lunedì qualunque, sala Bingo Palace di via Predda Niedda a Sassari. Pensi: non ci sarà un cane. Una scala mobile conduce in un mondo altrove, fatto di luci, moquette, legni lucidi, schermi, slot, camerieri e venditori che trottano eleganti, in una atmosfera da casinò. Come un surrogato di Las Vegas declinato in piccolo formato provinciale. Tutto è accogliente, e dannatamente meticoloso. E infatti, a sorpresa, in un lunedì qualunque, la sala è viva e macina profitti. Ci saranno già una trentina di persone che giocano, e più passano le ore e i tavoli si riempiono. Ma c’è qualcosa che non torna, una sensazione straniante, come di solitudine. Della tombola ormai non è rimasto quasi nulla, è stata depurata di ogni romanticismo. Le cartelle in plastica, il sacchetto con i numeri, i fagioli segnapunti, lo zio simpatico che fa le rime ad ogni estrazione, “48 asino cotto!”, il nonno rincoglionito che chiede ogni due per tre “che numero è uscito?”, il gusto di dire “me ne manca uno” e tutta la tavolata a gufare perché non esca. Ecco questo cazzeggio familiare è stato disinfettato, non esiste più. E te ne accorgi immediatamente.

Nel primo tavolo della sala fumatori, sulla sinistra c’è una donna sola. È decisamente sopra la sessantina, e ha apparecchiate davanti al naso cinque cartelle. Quattro metri più in là, proprio di fronte, un’altra signora spegne la trentesima sigaretta sul suo posacenere. Il figlio, sulla trentina, ha i soldi in mano per comprare altre cartelle. C’è una coppia di anziani, un’altra donna sola, un cinquantenne solo, un altro uomo solo che fissa un pc portatile: è il suo aiutante digitale per gestire 15 cartelle alla volta. Poi c’è una mamma e una figlia, un’altra donna sola, e ancora marito e moglie, questa volta sulla settantina. Non appena comincia l’estrazione e il primo numero si materializza sui monitor, è come se si entrasse in apnea e non ci fosse nemmeno il tempo di respirare. Tutti si chinano sulle cartelle, i numeri escono a raffica, uno ogni 2 o 3 secondi, e non puoi permetterti la minima distrazione, sennò lo speaker va in fuga e non lo riprendi più. Abituato alla moviola della tombola casereccia, è difficile prendere confidenza con questa versione turbo. Sembra quasi impossibile stare al passo con una sola cartella, e invece queste cinture nere del Bingo, hanno degli scanner al posto delle pupille. Dopo due minuti una solleva mano: «Cinquina!». Non c’è nemmeno il tempo di esclamare «Eh che cu...», perché la voce al microfono riprende a mitragliare numeri. Tutti di nuovo ingobbiti a scarabocchiare con la penna, e 15 numeri e un minuto dopo arriva il Bingo. Lo vince la mamma con la figlia. 50 euro. Esultanza pari a zero. Il coinvolgimento emotivo sembra quello di un medico legale alla millesima autopsia. Ci sono giusto tre minuti per rilassarsi, perché l’addetto con il marsupio è già pronto a vendere le nuove cartelle a un euro ciascuna. La giostra è velocissima, e anche i dipendenti sono programmati per la catena di montaggio. Una estrazione ogni tre o quattro minuti, numeri a raffica, «43-68 seiotto, 12...» e in tre minuti un altro bingo. Arriva l’addetto col marsupio, estrazione speciale, 1 euro e 50 a cartella, poi il cameriere con l’aranciata, e nuovo giro e nuova corsa. In tre ore, se uno ha sfiga, non vince nulla e non si prende delle pause, rischia di lasciarci le mutande. Ma il divertimento, in questa tombola così tachicardica, allora dove sta?

Daniela Gaspa è stata assunta 20 anni fa nella sala Bingo di Sassari, quando ancora era gestita dall’ingegner Manconi. Ora il locale è stato ceduto alla società Pala Bingo di Roma, che ha sale sparse in tutta Italia. Rileva le vecchie, scrosta le moquette polverose, ci investe centinaia di migliaia di euro, le riammoderna, e le fa rivivere. «Conosco tutti i clienti. Ormai siamo cresciuti insieme – dice Daniela – mio marito lavora con me, ci siamo conosciuti qui, in fondo siamo tutti una grande famiglia. I clienti quando vengono si sentono come a casa. È questo il segreto del Bingo. Apparentemente sembra veloce e ripetitivo, ma per chi lo frequenta è un porto accogliente dove rifugiarsi. È innegabile che molte siano persone sole, che qui trovano le loro due ore di svago. Ma tra loro socializzano, si conoscono, sono nati anche amori. In periodi di crisi come questo, c’è chi rinuncia più volentieri a un nuovo paio di scarpe piuttosto che a una serata al Bingo».

C’è un sottofondo di ludopatia, ma più annacquata rispetto alle slot machine. «Quelle sono molto più aggressive, se non hai freni ti puoi fare male. Io in vent’anni non ho mai visto nessuno rovinarsi con il Bingo e non conosco clienti in cura al Serd. Se perdi tanto ci lasci 100 euro, ma trascorri diverse ore, ceni gratis, ti svaghi. Per alcuni è un vizio, certo, ma anche un diversivo, specie se e hai pochi amici e non hai una famiglia, per passare qualche ora di totale relax». Lo zoccolo duro del Bingo, quei cento clienti della prima ora, sono una piccola confraternita carbonara. «Ci siamo affezionati, e loro a noi. Però se ci incontrano fuori dalla sala, magari non ci salutano, fanno finta di non vederci. E va bene così, perché è un mondo particolare quello del Bingo, ammantato di pregiudizi. Bisogna conoscerlo a fondo per apprezzarlo».
 

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