La Nuova Sardegna

Usura, prosciolti ex vertici del Banco di Sardegna

di Mauro Lissia
Usura, prosciolti ex vertici del Banco di Sardegna

Non luogo a procedere per l’ex presidente Franco Farina, morto pochi giorni fa. Accuse cadute anche per l’ex vicepresidente Spallanzani e l’ex direttore Oggiano

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CAGLIARI. Gli ex vertici del Banco di Sardegna sono stati prosciolti dall’accusa di usura bancaria riferita a fatti di quasi quindici anni fa e per uno dei tre imputati, Antonio Franco Farina, il non luogo a procedere perchè il fatto non sussiste dichiarato dal gup Manuela Anzani su richiesta dal pm Emanuele Secci è arrivato troppo tardi: lo stimatissimo avvocato e docente universitario è deceduto appena pochi giorni fa, prima di conoscere l’esito di un giudizio che è stato ampiamente favorevole a lui e agli altri imputati.

La sentenza è stata firmata ieri a fine mattinata dopo un procedimento nato da una vicenda simile a molte altre e andato avanti troppo a lungo. Con Farina, che aveva 81 anni e tra il 2007 e il 2011 era presidente del consiglio di amministrazione del Banco erano a giudizio l’allora vicepresidente Ivano Spallanzani (79 anni) di Modena e il direttore generale nello stesso periodo Natalino Oggiano (79) di Sassari. Farina era difeso dall’avvocato Pasquale Ramazzotti, gli altri due imputati da Pier Giovanni e Piero Arru.

I fatti, nella stretta sostanza, sono questi. C’è una società, la Ste.ma costruzioni srl, che nel 2007 apre due conti correnti nelle filiali di Villaspeciosa e di Decimoputzu del Banco di Sardegna con affidamenti rispettivamente per 50 mila e 70 mila euro. Il rapporto sembra andare avanti senza contestazioni, i problemi nascono quando l’istituto bancario addebita gli interessi sul denaro utilizzato dall’impresa: l’amministrazione della società sostiene che il calcolo a favore della banca sia andato molto al di là degli accordi sottoscritti, sconfinando - è questa la valutazione - nell’area del tasso usurario. La vicenda non si esaurisce in un confronto privato, perché la Ste.ma decide di rivolgersi a un legale per presentare un esposto alla Procura. Il passo successivo è l’incarico alla consulente Claudia Luigia Murgia perché valuti la fondatezza della querela: l’esito della perizia è favorevole alla Ste.ma, i tassi reali applicati dalla banca nei confronti della società di costruzioni sono da usura. Nelle sabbie giudiziarie il procedimento va avanti lentamente e soltanto di recente approda davanti al giudice Anzani per l’udienza preliminare. Ed è qui che i difensori giocano la carta decisiva: una contro-consulenza elaborata dalla commercialista Cinzia Arru, funzionaria del Banco di Sardegna, dove i calcoli sui tassi d’interesse riferiti agli affidamenti vengono rivisti alla luce delle istruzioni della Banca d’Italia. L’esito della revisione dimostra che l’istituto bancario non era mai andato oltre i limiti stabiliti dalla legge, in altre parole non c’era stata usura. Il pm Secci ha preso atto della relazione alternativa e l’ha fatta esaminare alla consulente dell’ufficio, che si è trovata d’accordo con la difesa. Il resto è procedura: il pm Secci ha chiesto il non luogo a procedere nei confronti degli imputati e il giudice Anzani ha accolto la richiesta.

Ora la parte civile dovrà decidere se presentare un ricorso, che in questo caso dovrebbe essere diretto alla Corte di Cassazione. Sempre che i tempi della prescrizione non chiudano comunque con la sentenza di ieri la complessa vicenda processuale.

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