Coronavirus, aumentano le reinfezioni: più “deboli” donne e bimbi
Tutti gli indicatori continuano a migliorare ma il virus è ancora molto diffuso. L’Iss suggerisce di non abbassare la guardia: conviveremo a lungo col Covid
SASSARI. Segnali positivi sul fronte della lotta al Covid. La curva dei contagi sembra aver imboccato - ormai da diversi giorni - la discesa e tutti gli altri indicatori (indice Rt, occupazione degli ospedale e decessi) dicono che la pandemia fa sempre meno paura. L'unico dato in controtendenza è la crescita delle reinfezioni, un fenomeno fino a ieri sottovalutato ma che rischia di creare qualche problema perchè dimostra che il virus continua a circolare e che gli anticorpi non sono sufficienti a impedirgli di colpire due e più volte la stessa persona. Gli effetti delle reinfezioni sono in genere, lievi e questo spiega il calo dei pazienti ricoverati nelle terapie intensive e nell'area medica. Nell'ultima settimana, secondo un report dell'Istituto superiore di sanità, la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 4,1%, in aumento di oltre mezzo punto rispetto alla settimana precedente. Dal 24 agosto 2021 al 6 aprile 2022 sono stati segnalati, in tutta Italia, 319.005 casi di contagi bis pari a 3,1% del totale dei casi identificati.
I contagi si segnalano soprattutto nei soggetti non vaccinati o vaccinati con una sola dose da oltre 120 giorni. L'Iss spiega che il fenomeno è dovuto, in parte, alla maggiore diffusione delle varianti (soprattutto la Omicron) e in parte al fatto che la campagna di vaccinazione ha perso smalto e la stragrande maggioranza degli italiani ha completato il ciclo da più di 120 giorni. Il rischio di reinfezioni sembra maggiore nelle femmine rispetto ai maschi e questo potrebbe essere dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito famigliare.
Più reinfezioni sono segnalate anche tra gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione e nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce più giovani, spiega l'Iss, è attribuibile «a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d'età con più di 60 anni».Da qui in nuovo invito alla prudenza lanciato dagli esperti. Il suggerimento è non abbandonare la mascherina nei luoghi affollati e non scordare le buone abitudini imparate nel mesi caldi della pandemia.
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