Più cocaina e meno eroina, ai Serd della Sardegna bussano i minorenni
di Silvia Sanna
Oltre 3mila i pazienti in cura, l’età si abbassa e crescono i casi di “poliabuso”
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SASSARI. Cambia l’età e cambia il tipo di sostanze, così come l’utilizzo: più eroina tra i pazienti “storici” in cura da anni, più cocaina e psicostimolanti tra le new entry, tra cui una buona fetta è composta da minorenni. Il ritmo è incessante, la pandemia ma soprattutto il lockdown hanno aggravato una situazione già critica allargando la platea: sono propri i giovanissimi i nuovi utenti dei Serd, in Sardegna come nel resto d’Italia. Il report del Ministero della Salute sulle tossicodipendenze mette in ordine numeri e percentuali e consente anche di tracciare l’identikit di chi chiede aiuto – spontaneamente o meno – ai servizi per le dipendenze.
I numeri. Dei 575 Serd in Italia, 18 sono nell’isola e hanno in carico 3352 pazienti. Mediamente ogni anno ci sono un centinaio di nuovi accessi, con la pandemia che ha avuto due principali conseguenze: l’abbassamento dell’età per quanto riguarda i nuovi assistiti e il ritorno di pazienti che avevano già seguito positivamente il percorso di cura e ripiombati nelle dipendenze, una o più. La quota sarda ha un peso discreto, in rapporto alla popolazione, nel totale di 125.428 persone assistite in tutta Italia, con una percentuale annuale di nuovi utenti del 12,5%. Rispettata anche la proporzione di genere: circa l’85% dei pazienti è di sesso maschile con il rapporto di 1 donna ogni 6 uomini. Anche in questo caso, la presenza femminile è più frequente tra i baby consumatori di droghe.
Le sostanze. Nei Serd dell’isola due terzi degli assistiti fanno consumo di eroina, diffusa in maniera particolare nella fascia d’età 45-55 anni, ma utilizzata anche dal 20-30enni e in alcuni casi anche da soggetti minorenni. La differenza la fa il tipo di utilizzo: i pazienti in trattamento da molti anni la iniettano in vena, i più giovani o le new entry la sniffano o la fumano sotto forma di polvere. La seconda sostanza più presente è la cocaina, presente in maniera preponderante nella fascia 15-29 anni, spesso associata ad altro (a parte la cannabis, anche ipnotici e sedativi). A seguire ci sono stimolanti e allucinogeni, questi ultimi solo nella fascia 15-19 anni, sconosciuti agli adulti.
L’identikit. Dal report del Ministero, elaborato sulla base dei dati forniti da quasi tutti i Serd operanti in Italia, viene fuori un vero e proprio identikit del paziente tipo. Nel caso della Sardegna, così come nel resto d’Italia si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di una persona di sesso maschile di età compresa tra i 40 e i 59 anni con il range 44-49 predominante. Tra loro, quasi la metà assume l’eroina con frequenza quotidiana. Più bassa l’età media dei consumatori di cocaina: 35-38 anni, con la prima assunzione intorno ai 20-22 anni. Tra i 3352 utenti sardi 2964 sono maschi e 388 femmine, dei 110 nuovi accessi all’anno le femmine sono poco più di una quindicina. Tra i 3352 totali (a prescindere dal genere) più della metà sono single (2046) e 1419 vivono nella casa della famiglia d’origine, 414 vivono da soli, 804 con il partner o con i figli, complessivamente sono 2782 quelli che hanno una dimora stabile. Un dato che colpisce è il livello d’istruzione medio alto che però non garantisce adeguate soddisfazioni professionali: al contrario a fronte di 2315 diplomati e laureati ci sono 1215 disoccupati e, peggio ancora, scoraggiati, cioé che il lavoro non lo cercano più.
Costi e doppia diagnosi. Su queste voci l’isola purtroppo eccelle. Nel primo caso, è la Regione d’Italia con la spesa più alta pro capite per l’assistenza alle persone affette da dipendenze: 47,4 euro a fronte di una media nazionale di 18,9 e uno stacco di 22 rispetto alla seconda classificata, la Toscana. E l’isola supera di gran lunga la media nazionale anche per quanto riguarda le prestazioni sanitarie: 19,2 a fronte di 16. L’altro caso riguarda la comorbilità o doppia diagnosi: nell’isola è superiore a molte regioni il numero di persone in cura per dipendenze da droghe che sono affette da una patologia di tipo psichiatrico e per questo in cura nei centri di igiene mentale. Sono in totale 192, circa il 6%, di cui più di un centinaio alle prese con disturbi della personalità e del comportamento.
I numeri. Dei 575 Serd in Italia, 18 sono nell’isola e hanno in carico 3352 pazienti. Mediamente ogni anno ci sono un centinaio di nuovi accessi, con la pandemia che ha avuto due principali conseguenze: l’abbassamento dell’età per quanto riguarda i nuovi assistiti e il ritorno di pazienti che avevano già seguito positivamente il percorso di cura e ripiombati nelle dipendenze, una o più. La quota sarda ha un peso discreto, in rapporto alla popolazione, nel totale di 125.428 persone assistite in tutta Italia, con una percentuale annuale di nuovi utenti del 12,5%. Rispettata anche la proporzione di genere: circa l’85% dei pazienti è di sesso maschile con il rapporto di 1 donna ogni 6 uomini. Anche in questo caso, la presenza femminile è più frequente tra i baby consumatori di droghe.
Le sostanze. Nei Serd dell’isola due terzi degli assistiti fanno consumo di eroina, diffusa in maniera particolare nella fascia d’età 45-55 anni, ma utilizzata anche dal 20-30enni e in alcuni casi anche da soggetti minorenni. La differenza la fa il tipo di utilizzo: i pazienti in trattamento da molti anni la iniettano in vena, i più giovani o le new entry la sniffano o la fumano sotto forma di polvere. La seconda sostanza più presente è la cocaina, presente in maniera preponderante nella fascia 15-29 anni, spesso associata ad altro (a parte la cannabis, anche ipnotici e sedativi). A seguire ci sono stimolanti e allucinogeni, questi ultimi solo nella fascia 15-19 anni, sconosciuti agli adulti.
L’identikit. Dal report del Ministero, elaborato sulla base dei dati forniti da quasi tutti i Serd operanti in Italia, viene fuori un vero e proprio identikit del paziente tipo. Nel caso della Sardegna, così come nel resto d’Italia si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di una persona di sesso maschile di età compresa tra i 40 e i 59 anni con il range 44-49 predominante. Tra loro, quasi la metà assume l’eroina con frequenza quotidiana. Più bassa l’età media dei consumatori di cocaina: 35-38 anni, con la prima assunzione intorno ai 20-22 anni. Tra i 3352 utenti sardi 2964 sono maschi e 388 femmine, dei 110 nuovi accessi all’anno le femmine sono poco più di una quindicina. Tra i 3352 totali (a prescindere dal genere) più della metà sono single (2046) e 1419 vivono nella casa della famiglia d’origine, 414 vivono da soli, 804 con il partner o con i figli, complessivamente sono 2782 quelli che hanno una dimora stabile. Un dato che colpisce è il livello d’istruzione medio alto che però non garantisce adeguate soddisfazioni professionali: al contrario a fronte di 2315 diplomati e laureati ci sono 1215 disoccupati e, peggio ancora, scoraggiati, cioé che il lavoro non lo cercano più.
Costi e doppia diagnosi. Su queste voci l’isola purtroppo eccelle. Nel primo caso, è la Regione d’Italia con la spesa più alta pro capite per l’assistenza alle persone affette da dipendenze: 47,4 euro a fronte di una media nazionale di 18,9 e uno stacco di 22 rispetto alla seconda classificata, la Toscana. E l’isola supera di gran lunga la media nazionale anche per quanto riguarda le prestazioni sanitarie: 19,2 a fronte di 16. L’altro caso riguarda la comorbilità o doppia diagnosi: nell’isola è superiore a molte regioni il numero di persone in cura per dipendenze da droghe che sono affette da una patologia di tipo psichiatrico e per questo in cura nei centri di igiene mentale. Sono in totale 192, circa il 6%, di cui più di un centinaio alle prese con disturbi della personalità e del comportamento.
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