Biglietti a peso d’oro, arrivano i voli charter
I grandi player dell’accoglienza isolana scommettono sui tour operator. Ma la stagione resta un’incognita e prosegue la caccia al personale
SASSARI. I prezzi altissimi dei biglietti aerei per l’isola non hanno spaventato l’assessore del Turismo, Gianni Chessa, convinto che “chi sceglie la Sardegna è disposto a spendere un po’ di più”. Chessa, evidentemente, non teme la solitudine perché le impressioni degli addetti ai lavori sono diametralmente opposte. Gli operatori del turismo sono preoccupati. Alcuni moltissimo, altri meno, ma nel momento clou della programmazione estiva il clima di incertezza non giova ad un settore strategico che cerca di scrollarsi di dosso i dubbi accumulati durante la pandemia. E che è ancora a caccia di dipendenti stagionali, ormai praticamente introvabili. Ma c’è anche una via d’uscita in grado di dribblare perlomeno il caro biglietti: i voli charter. La sensazione è che nell’isola ne arriveranno parecchi. I grandi player del turismo sardo, insomma, non dormono sonni tranquillissimi ma hanno valide alternative su cui scommettere. I piccoli imprenditori, quelli che non hanno la possibilità di mettere in fila centinaia di posti letto per ospitare le mega infornate di turisti da charter, soffrono maggiori difficoltà.
Gli operatori. A metà tra l’isola e la Bit di Milano, gli albergatori combattono contro il tempo per mettere a regime le loro strutture. Per alcuni i piani sono sostanzialmente già fatti, altri cercano invece di vedere attraverso la nebbia che si è alzata da quando è diventato evidente che per volare sull’isola serviranno bei soldi. Francesca Sanna si occupa della gestione di 15 strutture, tra alberghi e resort, collocate perlopiù tra Budoni e San Teodoro ma anche ad Alghero e Cagliari: «I prezzi dei biglietti aerei sono assurdi, impossibile fare troppi calcoli con queste tariffe che, tra l’altro, spaventano il mercato. Chiunque prederebbe in considerazione altre destinazioni». Ecco perché l’asso nella manica sono in voli charter: «La maggior parte delle nostre strutture lavorerà con i turisti che arriveranno con questo tipo di voli. Il 15 aprile apriremo due alberghi per accogliere gruppi di turisti francesi che non venivano in Sardegna da due anni. Poi dovrebbero arrivare gli inglesi e lavoreremo anche con i ciclisti e l’organizzazione del Giro di Sardegna». Schivato il problema del caro biglietti, resta quello del personale: «Ci siamo mossi molto in anticipo – continua Sanna – ma abbiamo comunque problemi a trovare ad esempio il personale per le cucine. Purtroppo le politiche di sostegno hanno fatto danni, io credo che gli incentivi sarebbero dovuti andare alle aziende, in modo da favorire le assunzioni. Tuttavia l’intenzione della Regione di investire sulla formazione ci trova del tutto favorevoli. È questo quello che serve, formazione per i giovani, in modo che possano avere prospettive che vadano oltre il reddito di cittadinanza». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Piero Loi, numero uno della Iti Marina Hotels & Resorts: «Non è possibile avere dubbi sul fatto che il fattore prezzo abbia il suo peso nella scelta di una vacanza. Non c’è ombra di dubbio. Faccio un esempio, noi lavoriamo attraverso i tour operator che dispongono di una propria flotta aerea o che utilizzano i charter: i prezzi variano tra 140 e 160 euro a posto. Visto quelle che accede con altre compagnie che volano sull’isola, direi che sono molto convenienti. Certo, ci sono rischi a monte che si deve assume l’operatore soprattutto legati al numero dei posti letto che conta di vendere». Ma il problema dei prezzi impazziti resta: «Servirebbe capire perché si verficano questa situazioni – continua Loi –. Evidentemente sono le conseguenze di un certo tipo di politica ma quello che mi spaventa è che questi problemi li avevamo tempo fa, li abbiamo oggi e sinceramente non vorrei averli anche in futuro. Per fortuna ora si inizia a capire cosa comporta l’insularità, perché il nostro svantaggio non è solo nel prezzo dei biglietti, ci sono anche le importazioni delle merci». Loi chiama in causa la politica: «Che non può non far valere le criticità che vive ogni sardo, anche se è vero che deve essere supportata. Detto questo, secondo me il prezzo giusto per un biglietto aereo da o per la Sardegna deve essere quello che un qualsiasi italiano spende in autostrada per fare lo stesso numero di chilometri». Sulla carenza di personale, Loi ha la sua idea: «Se la stagione fosse più lunga, almeno otto mesi, questi problemi non ci sarebbero. I lavoratori sarebbero più tranquilli e lo saremmo anche noi. Ma questo è un altro compito per la politica, che ha la capacità di intervenire su una situazione che avrebbe riflessi sociali non indifferenti». Francesco Muntoni, presidente Delphina hotels & resorts, è forse il meno sereno del gruppo dei grandi complessi alberghieri della Sardegna: «Ma la mia preoccupazione è quella di tanti colleghi. Due o tre mesi fa pensavamo di vivere una stagione turistica sostanzialmente incanalata verso numeri confortanti – spiega – poi in un attimo è cambiato tutto. È scoppiata la guerra, la pandemia non ha allentato la morsa e infine è arrivato anche il caro biglietti. Adesso siamo alla Bit per vedere l’aria che tira perché il primo giorno è stato un po’ così. Domani (oggi, ndr) arriveranno i tour operator, speriamo possano portare in dote qualche novità perché da adesso al 30 aprile saranno giorni cruciali per capire come andrà la stagione. C’è tanta curiosità e altrettanto interesse, vediamo se si concretizzerà». Anche Muntoni è preoccupato dalla penuria di collaboratori stagionali: «A volte mi chiedo che fine abbiano fatto. Leggo di lamentele sulle paghe e le respingo. Non sono cose che riguardano le nostre strutture».
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