La Nuova Sardegna

I supericchi sardi sono 257, solo mille euro di reddito annuale per 75mila

Roberto Petretto
I supericchi sardi sono 257, solo mille euro di reddito annuale per 75mila

Le dichiarazioni dei redditi del 2021 (relative al 2020) nell'isola: la media è di 18mila euro all'anno, un po' al sotto di quella nazionale

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SASSARI. Quelli che... non hanno problemi ad arrivare a fine mese in Sardegna sono una minoranza: un migliaio appena di persone che denunciano un reddito tra i 150mila e i 200 mila euro, ancora meno quelli che guadagnano di più. Molto più vasta la truppa di quelli che hanno redditi bassi o bassissimi. È questo il quadro che emerge dai dati forniti dal ministero delle Finanze sui redditi dichiarati in Italia nel 2021 (quindi relativi al 2020). Il reddito medio in Italia è di 21.570 euro all’anno. La Sardegna si piazza un po’ più sotto rispetto alla media nazionale, con 18.300. Guida la classifica la Lombardia, con oltre 25mila euro. Poi, mano a mano che si scende verso sud, la media cala. Sino ad arrivare alla punta dello stivale, in Calabria, dove la media è più bassa di 10mila euro all’anno rispetto alla Lombardia.

La Sardegna, quindi, sta in una posizione medio bassa. Nell’isola la fascia più rappresentativa è quella che ha un reddito tra i 15 e i 26mila euro: circa 300mila persone. Ma stridono i dati degli opposti. Lassù in alto il manipolo di un migliaio di persone che guadagna tra 150 ai 200mila euro. Appena 257 persone superano i 300mila. Laggiù, invece, quelli che devono scegliere con cura le cose da comprare per nutrirsi, badando all’etichetta del prezzo più che a quella degli ingredienti. Sono oltre 75mila persone, nell’isola, che hanno dichiarato un reddito inferiore ai mille euro all’anno. Altre 106mila persone non superano i 5mila euro. Che contrasto con gli altri 16.035 conterranei che invece hanno dichiarato un reddito di almeno 75mila euro.

Il ministero. Sono circa 41,2 milioni i contribuenti italiani che hanno assolto l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi con i modelli “Redditi Persone Fisiche” e “730”, o indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Certificazione Unica). Il numero totale dei contribuenti è diminuito dello 0,8 per cento, ovvero oltre 345.000 persone in meno rispetto all’anno precedente. I redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’84% del reddito complessivo dichiarato. In particolare quello che arriva da trattamenti pensionistici costituisce il 31% del totale. Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 52.980 euro[3], mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 19.900 euro[4]. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.720 euro, quello dei pensionati a 18.650 euro. Nelle dichiarazioni Irpef sono considerati “imprenditori” i titolari di ditte individuali. Quindi sono esclusi dal calcolo quelli che esercitano attività economica in forma societaria.

Andamento in calo. I dati macroeconomici relativi al 2020, anno della crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, il Prodotto interno lordo ha avuto un calo del 9,0% in termini reali. «Il contesto economico negativo - spiega il ministero - si riflette su tutti gli aggregati statistici delle dichiarazioni fiscali, sia Irpef sia Iva». Tutti i principali redditi medi hanno fatto registrare flessioni più o meno marcate. Si va dal -11% dei redditi d’impresa, al -10% di quelli da partecipazione, -8,6% da lavoro autonomo, mentre più contenuto è il calo per i redditi da lavoro dipendente (-1,6%); fa eccezione il reddito medio da pensione, in aumento del 2%. È aumentato anche il numero di pensionati, oltre 58.000 persone in più, +0,4%, effetto del meccanismo di “quota 100” che ha anticipato temporaneamente il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. Diminuisce invece il numero di lavoratori dipendenti, circa 287.000 in meno.

Benefici per chi si trasferisce. Il sistema fiscale italiano prevede una serie di agevolazioni per chi si trasferisce nel nostro Paese per lavorare. L’imponibilità è ridotta al 10% per i soggetti che si trasferiscono in Sardegna, ma anche in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia; nel caso di redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti dagli sportivi professionisti l’imponibilità è del 50 per cento.

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