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Col turismo legato alla città, la stagione in Sardegna si può allungare

Col turismo legato alla città, la stagione in Sardegna si può allungare

L’esperto di Economia manageriale Luca Usai: «L’interesse è sempre alto. I progetti che ruotano su Cagliari possono dare grandi prospettive di crescita»

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SASSARI. Nel 2019 aveva collaborato alla stesura del rapporto di Horwath sulla presenza di catene alberghiere in Sardegna. Durante l’iniziativa AperiTurismo, organizzata da Giulia Eremita per il Consorzio Uno di Oristano, aveva illustrato i risultati di quell’analisi. Due anni dopo Luca Usai, esperto di economia manageriale, traccia un quadro dei cambiamenti che sono sopravvenuti. Ma parte da un punto fermo: «La Sardegna è sempre un prodotto appetibile per gli investitori».

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Tanto che l’interesse dei grandi gruppi non è scemato. Anzi: «La presenza delle catene non è variata rispetto a due anni». Ma c’è un elemento che non va trascurato e che forse spiazza chi quando parla del turismo in Sardegna pensa subito alla Costa Smeralda. «Cagliari ha progetti importanti. C’è il progetto per il Palazzo Tirso con Accor, una struttura nel porto, un’altra nel nuovo stadio». Il futuro del turismo passa anche attraverso le città.

Ci sono iniziative avviate e altre all’orizzonte «che stanno dando una grande spinta alla città. Nei prossimi anni ci potrebbe essere un grande sviluppo. Non è si è conclusa l’operazione per la Scala di ferro, ma Cagliari è una piazza che interessa in modo molto più trasversale perché ha modo di contare su una stagione più lunga. Questo grazie anche alla crescita dell’aeroporto di Cagliari».

Insomma, Cagliari potrebbe essere la meta turistica di riferimento e comunque incarnare un modello nuovo, meno legato alla stagionalità e alle coste, ma con l’attrattiva offerta da eventi, svago, cultura. «Le prospettive di crescita sono forse anche più ampie di quelle della Costa Smeralda, dove non ci sono nuovi progetti, se si esclude quello del gruppo Molinas che affiancherà un nuovo intervento a Porto Rotondo. Quindi credo che nel futuro sarà proprio Cagliari a registrare la crescita maggiore».

Altre zone sono in ritardo, come l’Oristanese o l’Ogliastra. «In Ogliastra non ci sono hotel di catena, a parte quelli del Gruppo Mazzella che però sono tre alberghi in un unico compendio e che falsano un po’ il dato», ricorda Usai.

Chi sta vicino a un aeroporto e a un porto efficienti ha evidenti vantaggi: «Olbia e Cagliari la fanno da padrone. Questo grazie alla presenza degli aeroporti. Chi decide di investire lo fa sulla base della validità di un progetto economico. E la valutazione va al di là della location. Infatti le catene non sono presenti su tutta la Sardegna. Loro legano l’interesse alla presenza di un flusso turistico che si determina dove c’è un’infrastruttura. In un raggio di 40 chilometri dall’aeroporto di Olbia ci sono i principali alberghi alberghi della Gallura».

I grandi gruppi possono approfittare di un momento di difficoltà dei piccoli: «Il 2020 ha fermato gli investimenti. Le catene hanno scelto di poggiarsi su strutture esistenti e non su nuove costruzioni, sempre più difficili da realizzare. La stagione molto corta nel 2020 ha avuto conseguenze pesanti. Alcuni hotel indipendenti che lavoravano con tour operator inglesi hanno avuto una serie di problemi legati alla Brexit. In questa situazione alcune strutture hanno ceduto a delle catene o si sono unite per fare a loro volta catena».

«La prospettiva per il futuro è positiva. Ma molto dipenderà dalle scelte delle amministrazioni, in particolare della Regione, a livello paesaggistico. Potrebbero essere suscettibili di sviluppo l’Ogliastra, la zona di Castiadas. Alghero è fuori dal giro delle catene alberghiere, ma ha comunque bellissime strutture indipendenti. E ipotizzare nuovi alberghi vicino al mare è difficile».

Il turismo potrebbe in parte cambiare pelle: «C’è un modello - dice ancora Usai - che si sta delineando ad esempio a Rimini dove l’attenzione delle catene si è spostata sulla gestione di residence. Comunque la domanda di alberghi c’è ed è forte. L’arrivo di grandi gruppi non deve essere vista come un fatto negativo che può mettere in pericolo l’esistente. Se arriva Marriot porta benefici a tutti, si creano nuove professionalità che a loro volta potranno creare poi altre imprese. Si diceva che Palazzo Doglio a Cagliari avrebbe distrutto tutto. Non è stato così». (r.pe.)
 

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