Le catene alberghiere fanno shopping nell’isola
La Sardegna è la terza regione in Italia per presenza di grandi gruppi
SASSARI. La Sardegna è una meta ambita non soltanto per chi acquista vacanze, ma anche per chi le vende. I colossi del turismo e dell’accoglienza hanno sempre visto nell’isola un prodotto dal grande appeal sui mercati mondiali. Un interesse che non è scemato dopo gli anni del Covid. È della scorsa settimana la notizia dell’acquisizione da parte del fondo americano Blackstone di tre strutture turistiche in Sardegna: il Marmorata club, il Cala blu resort e l'Agrustos club.
È solo l’ultimo capitolo di una storia che ha radici lontane e ben stabilizzate. Dal visionario progetto dell’Aga Khan in poi, le coste sarde hanno attirato frotte di imprenditori. Alcuni illuminati, altri classificabili più come predatori.
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Le catene. La riprova del fascino discreto della Sardegna presso i grandi operatori del mercato turistico è riconoscosciuto anche dalla rilevazione annuale di Horwat Htl, organizzazione mondiale leader nel mercato della consulenza specialistica nel campo del turismo. Secondo l’ultimo report Hotel&chains, elaborato dagli esperti dell’associazione, la Sardegna è la terza regione in Italia per presenza di catene alberghiere. E nell’isola c’è in particolare un centro dove le catene alberghiere hanno trovato una sorta di terra promessa: è Budoni. Il Comune al confine tra Gallura e Baronia è nella top ten dei centri italiani con maggiore presenza di “brand” organizzati e ramificati del settore turistico. Un piccolo comune che spicca in mezzo a un elenco di metropoli e città d’arte come Roma, Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Torino, Napoli.
A Budoni ci sono 19 hotel riconducibili a catene alberghiere (con 2.277 posti letto). Erano appena 6 nel 2015 e sono cresciuti costantemente in cinque anni (l’ultimo dato disponibile di Hotels&chains è relativo al 2020).
Le altre piazze su cui i big dell’accoglienza hanno messo gli occhi sono le solite: Arzachena viene subito dopo Budoni e poi ci sono Villasimius, Orosei, Santa Teresa di Gallura, e Palau. Non figura in questo olimpo Alghero, dove però gli alberghi non mancano comunque. E meno che mai zone meno note sul grande mercato del turismo come l’intera costa ovest, da Oristano sino a Sant’Antioco, praticamente nella sua interezza.
Scelte strategiche. Non è un caso che la maggiore concentrazione di grandi gruppi sia localizzata in queste zone: sono quelle maggiormente infrastrutturate, che godono anche della presenza di porti e aeroporti. In estate l’aeroporto di Olbia ha un traffico intensissimo che prima della pandemia sfiorava i tre milioni di passeggeri. Stesso discorso per il porto, tra i più trafficato in Italia per traffico passeggeri. In particolare la Gallura, quindi, beneficia di questa condizione mentre altre zone, come l’Oristanese e l’Ogliastra in particolare, soffrono di un ritardo che non si riesce a recuperare.
Società tricolori. Nella geografia delle società che investono in Sardegna c’è molto tricolore: i gruppi presenti nell’isola sono in larga parte nazionali: il 92 per cento. Minoritaria la presenza di gruppi stranieri (8 per cento), ma in questo caso l’ultimo dato disponibile è riferito al 2019. Un quadro che è ancora in larga parte attendibile, anche se dal Covid in poi qual nuova entrata nel mercato sardo c’è stata, ma non di portata tale dasconvolgere gli equilibri consolidati.
Costa Smeralda. Delano e Rosenwood in Costa Smeralda? Se n’è parlato a lungo e l’arrivo dei due marchi (americano il primo, cinese il secondo) era dato per imminente con l’acquisizione degli hotel Le Ginestre di Porto Cervo e dell’hotel Le Palme di Liscia Di Vacca. Le Ginestre è finito al gruppo dell’immobiliarista Statuto tramite Slhre Fin 1 srl. Le Palme a Sixth Street. La Sardegna continua ad avere un posto importante nell’agenda degli investitori, italiani e stranieri.
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