La Nuova Sardegna

«Svolta green con il nucleare, basta con i pregiudizi»

di Silvia Sanna
«Svolta green con il nucleare, basta con i pregiudizi»

La scienziata Micaela Morelli: «Dalle centrali energia pulita a emissioni zero». «Per preservare l’ambiente servono scelte nette e bisogna affidarsi alla ricerca»

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SASSARI. Ci sono comportamenti corretti, che dovrebbero essere naturali perché originati dall’etica e dall’intelligenza. Per esempio, «è insensato abusare della plastica e non favorirne il riuso e lo smaltimento corretto. Ed è risaputo che costruire accanto ai fiumi o radere al suolo una foresta provocherà conseguenze pesanti: la storia insegna e imparare la lezione aiuta a non ripetere gli errori». Poi ci le false convinzioni che invece «non contribuiscono a proteggere l’ambiente che ci circonda e a limitare emissioni e riscaldamento globale: per ottenere un risultato significativo è necessario abbattere i pregiudizi e fare scelte nette. Per esempio sul nucleare». Micaela Morelli, scienziata, farmacologa e neurobiologa, già prorettrice per la ricerca dell’Università di Cagliari e premiata come “Donna di scienza” nel 2020, tira fuori uno dei pochissimi argomenti che in Sardegna ha il potere di creare compattezza assoluta: tutti contrari, no alla centrale, no alle scorie, l’isola non si tocca. La Morelli, rarissima mosca bianca, la pensa diversamente e dice che il nucleare è «una grande opportunità per combattere l’inquinamento».

Nucleare sì. «La mia non è una visione classica, anzi potrebbe essere considerata politicamente scorretta. Ma si basa sul metodo scientifico che prende le mosse da dati oggettivi e crede nelle enormi potenzialità della ricerca, che ci ha consentito e consentirà ancora di migliorare la nostra vita. In questo senso, il nucleare è una chance preziosa per difendere l’ambiente in cui viviamo: si tratta di energia pulita, che non produce C02. E grazie alla ricerca tecnologica, le centrali di ultima generazioni sono sicure, con possibilità di incidenti praticamente inesistente». La posizione della Morelli è stata ribadita di recente dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, a proposito di rivoluzione verde, ha detto che il nucleare è il futuro e che «non bisogna temere ciò che non si capisce, bisogna studiarlo».

«Più fiducia nella scienza». La dottoressa Morelli annuisce: «In Italia e nella nostra Sardegna è diffuso un pensiero comune che porta a negare i passi avanti compiuti dalla tecnologia: al contrario, a guidarci nelle scelte da compiere dovrebbe esserci una buona conoscenza scientifica. Dire che il nucleare è pericoloso e dunque decidere che in Italia non si possono realizzare centrali significa volersi chiudere alla conoscenza. Senza considerare che le centrali sono invece attive in Paesi confinanti con il nostro, per esempio in Francia: in caso di incidente, anche l’Italia sarebbe coinvolta. Ecco perché dico che opporsi all’idea di farle “a casa nostra” non ha alcun senso: si sbarra la porta a una opportunità perché si resta ancorati ai disastri del passato. Ma le centrali come quella di Chernobyl – dice Micaela Morelli – non esistono più. Quelle di ultima concezione sono all’avanguardia dal punto di vista della sicurezza e generano benefici importanti che dovrebbero essere valutati quando si parla dell’urgenza di proteggere la terra e salvaguardare l’ambiente». La Morelli sottolinea che l’energia nucleare non è inquinante a differenza dei combustili fossili e del petrolio perché non causa l'emissione in atmosfera dei gas responsabili del peggioramento dell'effetto serra e consente di produrre una enorme quantità di energia che consentirebbe di ridurre la dipendenza dall’estero in termini di importazioni di gas, carbone o petrolio. «Il nucleare è più vantaggioso anche di alcune rinnovabili come i pannelli solari, che occupano porzioni enormi di territorio e sono difficili da smaltire. Ma c’è anche un altro aspetto: in Sardegna si è scatenata una opposizione durissima alla possibilità di ospitare il deposito di scorie nucleari. Non si considera che occuperebbe uno spazio piccolissimo, che le scorie rimarrebbero interrate per sempre con zero rischi di incidenti essendo la nostra Regione antisismica e che ci sarebbe un ritorno economico per il territorio».

Le false convinzioni. Anche in questo caso la posizione della Morelli è netta e controcorrente: il decalogo dei buoni comportamenti utili per preservare l’ambiente secondo lei ha una utilità vicina allo zero. «Primo perché la natura è molto più forte dell’uomo e ai suoi cambiamenti noi dobbiamo adeguarci, non pensare di poterli evitare perché sono ingovernabili. Secondo perché vivere in un mondo più pulito non può tradursi nell’autoflagellarsi, mettendo in atto comportamenti che penalizzano la nostra esistenza quotidiana e pregiudicano anche la nostra salute mentale». Se è giusto ed eticamente corretto rispettare le regole e dunque non sporcare, ridurre la plastica, smaltire per bene i rifiuti e riciclare, «perché dovremmo rinunciare alla libertà di utilizzare l’automobile, conquista dell’umanità, per spostarci dove vogliamo, o ai viaggi in aereo perché qualcuno, vedi Greta Thumberg, dice che è preferibile usare il treno? Che senso ha generalizzare e fare finta che la Sardegna sia uguale a una metropoli inquinata dove l’approccio deve essere radicalmente diverso?». Ancora: «Una corrente di pensiero è favorevole allo smart working perché limita il numero di auto in circolazione e dunque le emissioni inquinanti. Anche in questo caso la finalità è salvaguardare l’ambiente ma non si considera l’altra faccia della medaglia: la socialità è un bene da preservare, quando si va al lavoro ci si confronta con i colleghi, si ragiona, lo spirito ne trae beneficio. E oltre alla Terra, anche la salute mentale va difesa e tutelata».

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