Sos Enattos, a Lula nel regno del silenzio per ascoltare l’universo
Nelle gallerie della vecchia miniera si progetta il futuro della fisica mondiale
LULA. È iniziato tutto da una telefonata, uno squillo che ha infranto il silenzio estivo della miniera di Sos Enattos, a Lula. A chiamare, praticamente dopo aver consumato ogni tipo di elenco telefonico e aver quasi perso ogni speranza era Fulvio Ricci, fisico della Sapienza di Roma che era a caccia dei siti che avessero le caratteristiche per ospitare un interferometro di terza generazione; all’altro capo della linea c’era invece Luca Loddo, direttore della miniera gestita da Igea, che temeva un altro tipo di domanda. All’epoca si discuteva la possibilità di individuare siti di stoccaggio per le scorie radioattive. Chiarito l’equivoco, dopo qualche convenevole legato alla disponibilità degli spazi è arrivata la domanda: «Quando possiamo installare i sismografi?». Risposta: «Anche domani».
Il sogno di Sos Enattos è nato allora, nel 2010, ed è vivo più che mai. Perché Ricci aveva individuato uno dei siti più silenziosi del mondo e perché Loddo aveva già capito da tempo che il futuro della “sua” miniera non sarebbe mai potuto arrivare dal passato. Dodici anni dopo Lula è in corsa per ospitare l’Einstein Telescope (Et), una struttura avveniristica da un miliardo di euro da progettare niente meno che per indagare le origini dell’universo. Dalla Barbagia.
La miniera. Sos Enattos, o Sos Enathos, come è scritto sui cartelli, è affacciata su una piccola e suggestiva vallata scavata da un ruscello. Vicinissima alla provinciale 73 ma inspiegabilmente lontana dal mondo. Quasi un regno incantato immerso nel verde e nel silenzio, con al centro una miniera-gioiello inattiva dal 1997 che, tra il 2010 e il 2015, ha ospitato comitive di turisti ma che poi, all’improvviso, ha chiuso. Peccato. Oggi a Sos Enattos sono rimasti meno di una decina di minatori che adesso tengono in ordine le strade e le gallerie, gli uffici e il piccolo museo minerario realizzato dove prima c’erano le officine. Sono loro i custodi del regno del silenzio che dovrebbe ospitare il vertice centrale di un maxi tunnel triangolare, con lati di 10 chilometri occupati da laser e specchi, da cui si spera che fisici e astrofisici possano ascoltare la voce dell’universo sotto un tetto di scisto spesso 300 metri. Per comprendere, o perlomeno per farsi un’idea, bisogna percorrere le gallerie della parte nuova della miniera.
Nei livelli più bassi il rumore delle attività d’estrazione è un ricordo fissato dalle installazioni sistemate in corrispondenza dei filoni che per millenni hanno fruttato piombo, ricercatissimo dai romani, e zinco. Il silenzio è assoluto ma se non bastassero le sensazioni perfettibili dell’orecchio umano, ogni livello delle miniera è monitorato giorno e notte da microfoni ambientali e soprattutto dai sismografi che, ormai da anni, registrano ogni interferenza e la trasmettono lungo i chilometri di fibra ottica che attraversano la miniera. In terra c’è un battuto di cemento armato, sulle canalette ai lati scorre l’acqua che filtra dalle pareti e che viene raccolta in una cisterna. È davvero un regno incantato in cui anche i pipistrelli, pochi, sembrano impegnati nell’eterno gioco del silenzio di Sos Enattos. Le volte sono alte, tanto da permettere il passaggio dei camion quando la miniera era in attività. Ogni tanto c’è un rinforzo, alle volte o alle pareti, per limitare il pericolo di crolli. La temperatura è gradevole, intorno ai 18 gradi, e costante, d’inverno e d’estate. La luce elettrica illumina tratti di galleria ma perdersi è un attimo perché i tunnel, ad un occhio inesperto, sono la fotocopio l’uno dell’altro.
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La ricerca. Per fortuna c’è Luca Loddo, originario del Sulcis ma a Lula da 33 anni. Mentre cammina nelle gallerie, il direttore di Sos Enattos ricorda i giorni del primo contatto: «L’equipe del professor Ricci ha trascorso dieci giorni qua in miniera. Hanno sistemato i loro strumenti ed effettuato le prime rilevazioni». Risultato: sito perfetto. «Non solo per l’Et – continua Loddo – perché siamo già un centro di ricerca e quello che abbiamo ora è destinato a restare, anche se non dovessimo ospitare la ricerca delle onde gravitazionali. Come restereranno, o ritorneranno, i ricercatori delle università di Sassari, Cagliari, Pisa, Roma, Perugia e Varsavia». Loddo fa riferimento al progetto Archimedes, ospitato dal laboratorio Sar-Grav e nato da un accordo di programma tra la Regione, l’Isituto nazionale di Fisica nucleare (Infn), l’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia, l’Università di Sassari, quella di Cagliari, e l’Igea. In sostanza, utilizzando termini inadeguati al dibattito scientifico, nei laboratori di Sos Enattos è stata realizzata, e funziona, la bilancia più precisa del mondo. Talmente precisa da misurare il peso del vuoto. In realtà la spiegazione corretta è un’altra ed è consultabile nel sito internet dell’Infn, dove si legge che la “bilancia” rileva “la misura dell’influenza delle fluttuazioni quantistiche di vuoto sul campo gravitazionale” per verificare “se e in che quantità l’energia di vuoto del campo elettromagnetico, una grandezza concepita nell’ambito della teoria quantistica dei campi, determini il peso di un oggetto”.
I punti deboli. Sembra incredibile ma a Sos Enattos non arriva la connessione internet veloce e i ricercatori sono costretti ad utilizzarne una satellitare, più lenta e meno affidabile. Anche il telefono si connette a tratti, un dettaglio che aiuta il silenzio ma uccide le comunicazioni. La strada che dalla 131 Dcn porta alla miniera, poi, è un concentrato di buche e stratificazioni di asfalto di varie epoche che farebbe la gioia di ogni geocantoniere, figure che non esistono ma che sui 9 chilometri della Bitti-Sologo che sperano Sos Enattos dalla 131 potrebbero scrivere un saggio.
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