Vita più lunga per Fiume Santo e Portovesme
Il Governo valuta l’ipotesi di aumentare la percentuale di energia prodotta da centrali a carbone
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SASSARI. La prossima settimana il decreto del Governo Draghi dovrebbe introdurre una serie di novità nel settore dell’energia. Novità che potrebbero modificare le prospettive del prossimo futuro anche in Sardegna dove le due centrali a carbone attualmente in funzione (Fiume Santo e Portovesme) svolgono un ruolo centrale, ma con un orizzonte al momento bloccato al 2025. L’emergenza energia provocata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni con la Russia, stanno costringendo il governo a rivedere i piani di accelerazione green. Attualmente le sei centrali a carbone presenti in Italia (oltre alle due sarde ci sono Monfalcone, Fusina, Brindisi e Civitavecchia) producono il 6 per cento della quota di energia necessaria al paese. L’obiettivo del Governo sarebbe quello di innalzare provvisoriamente questa quota e di portarla al 10 per cento. Quindi sia Fiume Santo che Portovesme dovrebbero aumentare la produzione e di conseguenze l’utilizzo di carbone. Per quanto tempo? Impossibile dirlo al momento: molto dipenderà dall’andamento della situazione internazionale. Il decreto del Governo potrebbe spostare in avanti il termine del 2025 entro il quale le centrali a carbone dovrebbero essere spente o riconvertite a gas. Sarà necessaria una norma ad hoc ed è proprio quella a cui si sta lavorando e si continuerà a lavorare nei prossimi giorni.
Di certo il Governo sta percorrendo tutte le strade possibili per cercare di affrancarsi, nel più breve tempo possibile, dalla dipendenza dal gas russo. In attesa di un’attenuazione delle turbolenze mondiali e del perfezionamento di accordi con altri paesi produttori di gas, bisogna arrangiasi con quello che c’è, anche a costo di essere un po’ meno verdi rispetto alle previsioni pre conflitto. E quindi il carbone, almeno per un po’, sarà meno sporco e anche l’estrazione di gas naturale dovrebbe essere incrementata. Ma la strada della transizione energetica resta prioritaria. Vento e solare, quindi, rimangono nell’agenda del ministro Cingolani. Ecco perché il Governo sta pensando anche a una semplificazione delle procure per l’autorizzazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici. Per realizzare questa semplificazione il Governo potrebbe nominare un commissario dotato di poteri decisionali superiori a quelli di tutti gli altri enti di controllo.
Di certo il Governo sta percorrendo tutte le strade possibili per cercare di affrancarsi, nel più breve tempo possibile, dalla dipendenza dal gas russo. In attesa di un’attenuazione delle turbolenze mondiali e del perfezionamento di accordi con altri paesi produttori di gas, bisogna arrangiasi con quello che c’è, anche a costo di essere un po’ meno verdi rispetto alle previsioni pre conflitto. E quindi il carbone, almeno per un po’, sarà meno sporco e anche l’estrazione di gas naturale dovrebbe essere incrementata. Ma la strada della transizione energetica resta prioritaria. Vento e solare, quindi, rimangono nell’agenda del ministro Cingolani. Ecco perché il Governo sta pensando anche a una semplificazione delle procure per l’autorizzazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici. Per realizzare questa semplificazione il Governo potrebbe nominare un commissario dotato di poteri decisionali superiori a quelli di tutti gli altri enti di controllo.
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