Le nuove leve dei medici non colmano tutti i vuoti in Sardegna
di Roberto Petretto
Dopo l’allarme del sindaco di Arzachena la conferma dell’Ordine professionale
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SASSARI. L’allarme lanciato dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, è del tutto fondato. Il rischio che anche quest’anno la Sardegna trascorra l’estate senza guardie mediche turistiche è assolutamente reale. E un sistema sanitario già oggi in sofferenza a causa dell’esplosivo cocktail fatto con due terzi di carenze croniche e per un terzo dal perdurare della pandemia (stima delle dosi assolutamente arbitraria) rischia di andare definitivamente in blocco quando ci sarà nell’isola un esercito di vacanzieri.
Possibilità di trovare una soluzione? «In questo momento la situazione è questa. non è cambiato molto dall'anno scorso», dice quasi rassegnato Nicola Addis, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Sassari.
In sostanza mancano i medici e non se ne trovano di nuovi a disposizione. Da ottobre a aprile dalla facoltà di medicina dell’università di Sassari sono usciti 76 nuovi dottori. Ma non tutti rimarranno in Sardegna. Basteranno a placare la fame di camici bianchi dell’isola? Pare di no: questa è da sempre la linea difensiva dell’assessorato regionale alla Sanità. Ma stavolta anche l’Ordine dei medici deve ammettere che la carenza c’è ed è reale: «L’assessore conosce bene i numeri, così come li conosciamo noi», dice ancora il presidente Addis.
«Nonostante si siano laureati un certo numero di colleghi - prosegue il presidente dell’Ordine - non si sa sino a che punto potranno coprire le carenze e rispondere alle esigenze delle guardie turistiche e delle guardie mediche».
Dove sono finiti tutti i medici? «Molti giovani colleghi sono stati impegnati nelle Usca, nel tracciamento dei casi e in attività simili. Purtroppo lo sono ancora. Quindi la pandemia avrà una flessione in modo tale che molti medici possano essere liberati dai compiti che svolgono attualmente, oppure la carenza rimarrà».
Qualche mese fa era stato lo stesso presidente della Regione, Christian Solinas, a lanciare l’allarme: «L’emergenza non riguarda solo le strutture pubbliche, ma anche la medicina di base. Almeno 1,5 milioni di italiani sono senza il proprio medico di fiducia, e questo è un problema presente anche in Sardegna, come più volte segnalato sia dai cittadini che dagli amministratori locali».
Che estate ci aspetta, dunque? «Ci saranno difficoltà - ammette Addis -. Ricordo che in passato c'erano i neolaureati che ambivano ad andare in guardia turistica, primo confronto con professione. Chi si laureava ad aprile, a luglio erano già a fare le guardie mediche turistiche. C’erano colleghi non specialisti che non potevano essere assorbiti dal sistema sanitario nazionale. Costituivano una sorta di imbuto formativo: 15-20mila medici in tutta Italia. Ora però questo numero si è ridotto. Sono aumentati posti nelle scuole di specializzazione, ma ricordo che prima si formavano due commissioni per la formazione in medicina generale, mentre l’ultimo anno era solo una. Si è ridotto il numero di aspiranti alla formazione di medicina generale».
E così, per il secondo anno consecutivo, si rischia di vedere i già sofferenti pronto soccorso degli ospedali intasati da richieste di intervento di persone che potrebbero invece essere trattate da guardie mediche nelle località di villeggiatura. Con un’aggravante, rispetto allo scorso anno: quest’anno i turisti dovrebbero essere moti di più. «Non c'è una soluzione - dice amaramente Nicola Addis -. Tutti speriamo che la pandemia con l'estate cessi o si riduca, ma non lo possiamo dire. In Sardegna stiamo sbagliando tutte le previsioni. Si stanno riducendo i ricoveri, ma abbiamo sempre un numero di decessi molto alto così come quello dei contagi che è di certo sottostimato».
Possibilità di trovare una soluzione? «In questo momento la situazione è questa. non è cambiato molto dall'anno scorso», dice quasi rassegnato Nicola Addis, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Sassari.
In sostanza mancano i medici e non se ne trovano di nuovi a disposizione. Da ottobre a aprile dalla facoltà di medicina dell’università di Sassari sono usciti 76 nuovi dottori. Ma non tutti rimarranno in Sardegna. Basteranno a placare la fame di camici bianchi dell’isola? Pare di no: questa è da sempre la linea difensiva dell’assessorato regionale alla Sanità. Ma stavolta anche l’Ordine dei medici deve ammettere che la carenza c’è ed è reale: «L’assessore conosce bene i numeri, così come li conosciamo noi», dice ancora il presidente Addis.
«Nonostante si siano laureati un certo numero di colleghi - prosegue il presidente dell’Ordine - non si sa sino a che punto potranno coprire le carenze e rispondere alle esigenze delle guardie turistiche e delle guardie mediche».
Dove sono finiti tutti i medici? «Molti giovani colleghi sono stati impegnati nelle Usca, nel tracciamento dei casi e in attività simili. Purtroppo lo sono ancora. Quindi la pandemia avrà una flessione in modo tale che molti medici possano essere liberati dai compiti che svolgono attualmente, oppure la carenza rimarrà».
Qualche mese fa era stato lo stesso presidente della Regione, Christian Solinas, a lanciare l’allarme: «L’emergenza non riguarda solo le strutture pubbliche, ma anche la medicina di base. Almeno 1,5 milioni di italiani sono senza il proprio medico di fiducia, e questo è un problema presente anche in Sardegna, come più volte segnalato sia dai cittadini che dagli amministratori locali».
Che estate ci aspetta, dunque? «Ci saranno difficoltà - ammette Addis -. Ricordo che in passato c'erano i neolaureati che ambivano ad andare in guardia turistica, primo confronto con professione. Chi si laureava ad aprile, a luglio erano già a fare le guardie mediche turistiche. C’erano colleghi non specialisti che non potevano essere assorbiti dal sistema sanitario nazionale. Costituivano una sorta di imbuto formativo: 15-20mila medici in tutta Italia. Ora però questo numero si è ridotto. Sono aumentati posti nelle scuole di specializzazione, ma ricordo che prima si formavano due commissioni per la formazione in medicina generale, mentre l’ultimo anno era solo una. Si è ridotto il numero di aspiranti alla formazione di medicina generale».
E così, per il secondo anno consecutivo, si rischia di vedere i già sofferenti pronto soccorso degli ospedali intasati da richieste di intervento di persone che potrebbero invece essere trattate da guardie mediche nelle località di villeggiatura. Con un’aggravante, rispetto allo scorso anno: quest’anno i turisti dovrebbero essere moti di più. «Non c'è una soluzione - dice amaramente Nicola Addis -. Tutti speriamo che la pandemia con l'estate cessi o si riduca, ma non lo possiamo dire. In Sardegna stiamo sbagliando tutte le previsioni. Si stanno riducendo i ricoveri, ma abbiamo sempre un numero di decessi molto alto così come quello dei contagi che è di certo sottostimato».
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