La Nuova Sardegna

Pecorino romano, la crisi colpisce prodotto e ricavi

Pecorino romano, la crisi colpisce prodotto e ricavi

Allarme del consorzio, Maoddi: «Un patto con gli istituti di credito» Ma vengono sollecitati incentivi per chi produce e non aiuti a chi non lo fa

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «È un momento molto complicato, in cui l’intera filiera subisce rincari anche del 100%. Aumenti che vanno dall’energia ai carburanti, dalle materie prime ai cartoni per le confezioni, e poi mangimi e concimi. Rincari che pesano sugli allevatori ma anche sui trasformatori, e che vanificano tutti gli sforzi fatti per portare il pecorino romano a un valore mai raggiunto sul mercato, azzerando l’aumentato margine di guadagno per la necessità di dover far fronte a costi di produzione alle stelle». A lanciare l’allarme è del presidente del Consorzio di tutela del pecorino romano Dop, Gianni Maoddi.

L’iniziativa con le banche. Un’emergenza che potrebbe far precipitare le sorti del comparto. Perciò il Consorzio sta già facendo la sua parte per provare a limitare i danni. «Abbiamo negoziato con alcune banche l’aggiornamento dei costi di produzione del pecorino romano sottoposto a pegno rotativo, in modo da poter garantire un prestito adeguato a chi lo richieda», spiega Maoddi.

Su una produzione nazionale di 550 milioni di litri di latte, oltre 200 sono stati utilizzati nella campagna 2021 per la trasformazione in pecorino romano di 340mila quintali. «Numeri che ci permettono di avere un posto da protagonisti all’incontro nazionale del settore ovicaprino, ma che rischiano di essere compromessi da aumenti davvero senza precedenti», ribadisce Maoddi. L’incontro, convocato a Roma, è stato anche l’occasione per illustrare alcune delle più importanti azioni messe a punto negli ultimi anni per sostenere, rilanciare e diversificare la Dop, con l’obiettivo di allargare la presenza del prodotto nei mercati internazionali, oltre che in quello nazionale. Intanto le modifiche al disciplinare di produzione, ora nelle mani del ministero che dovrà esaminarlo in conferenza delle regioni. «Ci auguriamo che da Roma arrivi una risposta positiva nel più breve tempo possibile, perché ci sono input commerciali importanti che dobbiamo dare al mercato», aggiunge Maoddi.

Produzione in calo. La produzione di pecorino romano nel periodo fra ottobre 2021 e marzo 2022 segna un calo del 10% rispetto alla campagna precedente. Il motivo va cercato nella carenza di latte dovuta alla situazione non ottimale delle greggi, per i ritardi dei parti e soprattutto per la recrudescenza della blue tongue, per la carenza di pascoli ma anche di materie prime, che hanno generato anche un calo importante della resa casearia, circa 10mila quintali di prodotto.

Sul mercato oggi si rilevano prezzi mai registrati, influenzati dalla ridotta disponibilità della produzione 2021. «La nuova produzione sarà vendibile dal mese prossimo e da quel momento potremo valutare esattamente il livello dei consumi e dei prezzi», spiega Maoddi sollecitando però un nuovo corso della politica agricola. «Mancano le materie prime e siamo tutti costretti a pagare prezzi esagerati spostando la ricchezza altrove. Il sistema deve essere rivisto, bisogna incentivare chi produce anziché dare aiuti inutili per non produrre. Se poi la remunerazione non fosse sufficiente, bisognerebbe intervenire per riequilibrare il reddito della produzione primaria. E poi – conclude il presidente del consorzio – urgono incentivi ad agricoltori e allevatori per stare nelle campagne, cosa che risolverebbe il problema dello spopolamento e della disoccupazione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative