I 13 esorcisti della Sardegna riuniti nell'Oristanese
La Cei ha organizzato l'incontro che si è svolto a Donigala Fenughedu
SASSARI. Ne sono rimasti solo tredici, e mercoledì scorso per la prima si sono guardati negli occhi. Sono i preti esorcisti della Sardegna, categoria sempre più in estinzione all'interno della Chiesa, perché se è complicato liberare un appartamento da un inquilino moroso, figurarsi se lo sfratto devi darlo a Satana in persona, e per giunta da un corpo in carne e ossa. È un lavoro difficile, impressionante e pericoloso. Così la Conferenza Episcopale ha organizzato una riunione a Donigala Fenughedu, frazione di Oristano, invitando gli esorcisti di ogni diocesi, per farsi raccontare le loro esperienze e come è cambiato questo singolare ministero. Il più giovane di loro ha 35 anni, mentre il più navigato è Don Gianni Sini della diocesi di Olbia, con 33 anni di esperienza e centinaia di esorcismi.
A quando risale l'ultimo?
«La settimana scorsa. Un cinquantenne, un evidente caso di possessione».
Come fa a stabilirlo?
«Perché ci sono degli indizi precisi che evidenziano la presenza del demonio. Uno di questi è l'avversione al sacro, l'odio verso la Chiesa, gli oggetti di culto, l'acqua benedetta, il Crocifisso. A questo cinquantenne, ad esempio, ci sono determinate parole che scatenano una crisi immediata e irrefrenabile. Non appena io pronuncio le parole di San Giovanni, che a un certo punto dice: "Cristo si è manifestato in terra per sconfiggere le opere del Diavolo", ecco in quel preciso momento quell'uomo non resiste, inizia a urlare, a bestemmiare e diventa violento. Significa che dentro di lui c'è un'altra presenza. Non abbiamo di fronte una patologia clinica. È ben altro».
Ha mai avuto paura quando compie il rituale?
«Non ho certo terrore del diavolo. È lui che ha timore di me. Però ho paura che la persona posseduta possa far male a se stessa con azioni di autolesionismo, o possa far del male a me. Quando io recito le preghiere ci deve essere qualcuno che lo immobilizza. Perché se avesse qualunque oggetto in mano, cercherebbe di tirarmelo in testa per uccidermi. E in quei momenti anche persone anziane o gracili, sono capaci di tirare fuori una forza sovrannaturale. Non credo che esista un solo esorcista che non abbia mai ricevuto un calcio, un pugno o degli sputi».
L'esorcismo rappresentato al cinema, è verosimile?
«C'è troppo sensazionalismo, e la figura dell'esorcista rischia di diventare una caricatura. Però alcune scene dei film io le ho viste con i miei occhi: persone che parlano lingue fino a quel momento sconosciute, come l'inglese, il latino o il sanscrito».
Si ricorda del suo primo esorcismo?
«Era il 1988, avevo 33 anni. I genitori mi avevano chiesto aiuto per la loro figlia di 14 anni. È stato scioccante: la ragazzina avvertiva la mia presenza a chilometri di distanza, diceva ai familiari: lo sento, sta arrivando. E poi riusciva a percepire le immaginette sacre che avevo dentro le tasche: "butta via la Madonna di Lourdes, lo so che la porti con te". Una volta, per fare una prova, ho lasciato l'immaginetta in macchina. Lei lo sapeva, mi ha detto: «Come mai oggi sei senza la Madonna?».
Quando si chiede aiuto a un esorcista?
«Le persone arrivano da me dopo tanto tempo e dopo averle provate tutte. I familiari in genere notano stranezze, atteggiamenti violenti. In prima battuta, come è giusto che sia, si affidano a un medico. Ma se, nonostante lunghe terapie, i sintomi restano gli stessi, allora arriva la consapevolezza che certe manifestazioni non possano essere riconducibili a una patologia comune. E forse c'è qualcosa di soprannaturale da affrontare».
A quel punto lei come si comporta?
«In molti casi, purtroppo, i familiari si rivolgono in questo modo: lei cosa può fargli? E io li correggo subito. La domanda giusta è: noi, insieme, cosa possiamo fargli? Io non sono uno scacciadiavoli, e l'esorcismo è un percorso lungo e complesso, che può durare anche anni. E non sempre porta a una liberazione totale dal diavolo. In ogni modo bisogna precisare bene un dato: tra tutti i casi che mi si presentano solo una minuscola percentuale riguarda possessioni diaboliche. La casistica è molto più ampia. Ci sono le ossessioni, le vessazioni, e soprattutto le infestazioni di abitazioni o di animali. Perché anche loro possono essere vittima del maligno».
In cosa consiste il rituale?
«Ci sono formule precise e sono codificate da rituali approvati dalla Chiesa. Il primo risale addirittura al 1614. È come la messa, ci sono dei passi da rispettare, delle precise frasi da pronunciare. C'è la preghiera, l'acqua santa. C'è ad esempio la formula imperativa, dove ci si rivolge direttamente al Demonio: "ti ordino di..., te lo comanda Cristo, esorcizzo te spirito immondo...». Sono parole che possono pronunciare solo sacerdoti autorizzati dal vescovo. Il resto è paganesimo e malocchio, e c'è una bella differenza».
In Sardegna esistono le sette sataniche?
«In trent'anni ho requisito così tanti oggetti e simboli che il giorno che decidessi di esporli, potrei farci un museo dell'orrore. Ormai poi, con internet, è ancora più facile recuperare l'armamentario per le messe nere. Ci sono gruppi ben strutturati che fanno adepti e organizzano incontri. Il web è pericolosissimo, non c'è controllo, e i ragazzini hanno facile accesso al mondo dell'occulto e sono manipolabili».
Come sono visti gli esorcisti all'interno della Chiesa?
«Per i vescovi siamo figure importanti, hanno grande fiducia. Ma la demonologia non viene studiata nelle facoltà di teologia, e l'esorcista dovrebbe far parte della pastorale della chiesa, così come i cappellani dell'ospedale. Anche noi in fondo curiamo la sofferenza. Meno fisica, ma spirituale».
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