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Mascherine, fine dell'obbligo ma molti le tengono

Mascherine, fine dell'obbligo ma molti le tengono

Prevale la prudenza, ancora utilizzate in negozi, uffici e bar

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SASSARI. Prove tecniche da post-Covid nell’isola, come nel resto del Paese, che da poche ore ha abbandonato quasi del tutto il green pass e cancellato molti obblighi sulle mascherine. Aldilà della fine delle norme però, quasi tutte le regioni - segnate da oltre due anni di pandemia - si scoprono ancora prudenti. Da Sassari a Cagliari, come in tutte le grandi città, la quotidianità degli italiani non sembra affatto cambiata: in tanti indossano comunque Ffp2 o le “chirurgiche” nonostante l'uso dei dispositivi di protezione non sia più necessario all'aperto, compresi gli stadi o gli eventi culturali, e in alcuni posti al chiuso, come bar e ristoranti, mentre negli uffici pubblici le mascherine restano soltanto “raccomandate”. In molti, ieri, ancora non sapevano della novità. Ma in tanti - anche se informati - hanno deciso di tenere comunque alta l’attenzione raccogliendo gli inviti del governo. Il covid, continuano a ribadire gli esperti, sta ancora girando anche se fa meno paura e, soprattutto, meno danni.

Sì al ritorno alla normalità dunque anche se con molte eccezioni. A Sassari i commessi dei centri commerciali e dei supermarket hanno continuato a indossare le protezioni. E così moltissimi clienti. Un po’ più di libertà nei bar, ma sempre con grande attenzione. Diverse grandi aziende hanno poi deciso di prolungare l'obbligo di mascherina anche sul posto di lavoro. E successo alla Perugina dove nulla cambia per tutto il mese di maggio. Esattamente come nelle scuole. Stessa decisione all'Ast di Terni, dove i circa 3 mila 500 dipendenti dovranno ancora indossare i dispositivi di protezione, in attesa dell'aggiornamento delle linee guida in sede ministeriale. E in grandi teatri come la Scala di Milano i protocolli di sicurezza non cambiano, confermando tutte le precauzioni ad eccezione della misurazione della temperatura e il controllo del green pass all'ingresso al lavoro, visto che da domenica non è più necessario esibire il certificato verde in alcun posto, ad eccezione delle Rsa.

Resta l’invito alla prudenza che sembra trovare il favore generalizzato dei lavoratori e degli esperti, i quali in generale invitano tutti alla cautela, soprattutto «per preservare i più fragili». Nulla invece cambia almeno fino al 15 giugno sui mezzi pubblici, dove il dispositivo di protezione resta obbligatorio.

Tra le grendi città che ancora non hanno dato un addio alle mascherine c'è Milano: qui in negozi e supermercati la maggior parte dei clienti ha scelto di tenere le protezioni. Lo stesso vale per gli addetti ai lavori, commessi e negozianti, che preferiscono continuare a indossarle. Nello shop di un noto marchio in via Montenapoleone ad accogliere le persone ci sono commessi con le mascherine: «il nostro datore di lavoro ci ha detto che siamo liberi di scegliere se usarle o meno ma noi abbiamo deciso di continuare a metterle - dicono -, perché per il momento ci sentiamo più sicuri così». Sollievo invece per i baristi che ora non devono più chiedere il green pass. «Adesso risparmiamo tempo e anche qualche brontolio dei clienti», commentano un po’ tutti. Anche a Roma in tanti continuano a utilizzare la mascherine, visto l'alto numero di turisti nella Capitale soprattutto nella zona del Vaticano, nei negozi e nel centro storico. A Torino l'allentamento delle misure divide i cittadini, alcuni si sentono «finalmente liberi» ma molti continuano a indossare le protezioni.

Un primo effetto dello stop al lasciapassare verde comincia già ad emergere, in vista delle previsioni sul calo dei tamponi, tenendo in considerazione che molti sono quelli effettuati per ottenere il certificato per il luogo di lavoro. Già in 24 ore - tenendo comunque conto che i dati sono riferiti al primo maggio - i test effettuati sono stati solo 122.444 (meno della metà del giorno precedente), per un tasso di positività salito al 15,4%, una risalita dei ricoveri nei reparti ordinari (+56) e terapie intensive mediamente stabili (+2). Dall'ultimo bollettino emergono comunque 18.896 positivi e 124 vittime. Calano le misure, ma non i decessi. E l'ultimo dei tanti avvertimenti arriva dall'epidemiologo Massimo Ciccozzi: «un virus come questo per non darci più fastidio in genere ci mette cinque o sei anni, noi lo stiamo endemizzando in due e mezzo solo grazie ai vaccini».

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