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Sassari, le ostetriche in un video: nascita e rinascita dopo il buio della pandemia

Silvia Sanna
Sassari, le ostetriche in un video: nascita e rinascita dopo il buio della pandemia

Nella Giornata internazionale dell'ostetrica l'iniziativa dell’Ordine professionale delle ostetriche della provincia di Sassari: il racconto della vita che nasce tra le difficoltà del lockdown negli ospedali del capoluogo, di Alghero e di Olbia

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SASSARI. La futura mamma alle prese con il momento più bello della vita, il futuro papà che vorrebbe essere lì a stringerle la mano, accarezzarle la testa, dirle che andrà tutto bene, che dopo il dolore ci sarà una gioia immensa che scaccerà la sofferenza. E invece non può, perché la pandemia che ha intrappolato il mondo ha deciso che deve stare lontano, fuori da quello spazio in cui si celebra la vita che nasce. Allora eccolo il papà nello schermo del cellulare, che parla e gesticola come se fosse lì accanto alla madre di suo figlio mentre le ostetriche la incoraggiano e sentono gli occhi bagnati sotto la mascherina. Ci sono ricordi incancellabili del lockdown che ha messo in stand by la quotidianità di ognuno di noi, chiudendoci in casa e impedendo gesti e atti normali, ma non è riuscito ad anestetizzare i sentimenti. Dice Paola Lubinu, presidente dell’Ordine professionale delle ostetriche della provincia di Sassari: «Sono stati momenti molfo forti, perché eravamo impreparati dal punto di vista emotivo: ci siamo dovuti scontrare con un diritto fondamentale della donna, quello di avere accanto a sé il partner o comunque un familiare o una persona amica durante il travaglio. Il rischio di contagi e focolai in ospedale, quando ancora non c’erano i vaccini e neppure i tamponi, era altissimo e aveva imposto la chiusura. Abbiamo cercato di sopperire in ogni modo all’assenza obbligata ed è stato bello sentire in questa circostanza la vicinanza della città». Come quella di un gruppo di papà «che ci ha donato un tablet per favorire le videochiamate durante il travaglio e stabilire così una connessione tra i futuri genitori e il loro bimbo che si affacciava al mondo, pur se attraverso uno schermo. Un momento molto emozionante anche per noi, che ci siamo dovute adattare a una situazione totalmente nuova con la medesima priorità: assistere e accompagnare le puerpere, aiutarle nella maniera migliore possibile». E ora, due anni dopo quella parentesi di buio in lockdown a cui sono seguiti mesi e mesi altrettanto difficili, è bello regalare un sorriso. Le ostetriche dell’Ordine di Sassari lo fanno con un video in occasione della giornata internazione dell’ostetrica (il 5 maggio) in cui celebrano insieme la nascita e la rinascita.

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Volti familiari. Nel video ci sono volti familiari per tante donne che in questi anni hanno partorito nelle strutture ospedaliere di Sassari, Olbia e Alghero e che dalle ostetriche hanno ricevuto supporto e consigli prima e dopo la nascita del bambino o durante le campagne di prevenzione. Si tratta infatti di una figura professionale declinata prevalentemente al femminile e impiegata in molti ambiti, come ricorda Paola Lubinu «e non solo in sala parto, come spesso si pensa. Oltre a far nascere i bambini e ad accompagnare le donne nel percorso del travaglio, eroghiamo servizi in tantissimi ambiti, nei reparti ospedalieri, nei consultori e nell’assistenza territoriale. Per esempio stiamo accanto alle donne nella fase delicata dell’allattamento al seno, e ci occupiamo di screening oncologici. Più di recente durante la pandemia abbiamo operato nei centri vaccinali e nelle campagne di test Covid 19»

I tutorial durante il Covid. Proprio a causa del Covid e delle restrizioni, sono stati sospesi i corsi di preparazione al parto in presenza: «Ci è sembrato giusto continuare a garantire un supporto alla donne in gravidanza, per questo abbiamo deciso di realizzare dei vido nei quali fornire tutte le informazioni necessarie», dice Paola Lubinu. I video tutorial, 14 in tutto, sono stati prodotti dalle ostetriche della struttura di Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari in collaborazione, tra gli altri, con Save the children. Tra i temi trattati nei video per esmepio l’alimentazione giusta in gravidanza per evitare di prendere peso eccessivo ed evitare il diabete gestazionale, l’attività fisica compatibile con la nascita imminente, ma anche cosa mettere nella valigia da portare il ospedale e come gestire il dolore durante il parto.

La vita riparte. Dopo tutto questo “allenamento” alle ostetriche è sembrato naturale celebrare con un altro video la propria attività «per raccontare quello che facciamo, come è cambiata la nostra professione durante il Covid e che insegnamenti ci ha lasciato». È stato l’Ordine a proporre agli iscritti (nel caso di Sassari 200 donne e 3 uomini) di realizzare dei video in occasione della Giornata internazionale dell’ostetrica e l’idea «è stata accolta con entuasiasmo», dice Paola Lubinu. Il video sarà sarà caricato venerdì sul sito www.ostetrichesassari.it e in contemporanea disponibile attraverso la piattaforma youtube. Dura 30 minuti ed è una carrellata di volti, situazioni e racconti. «Ci raccontiamo, spieghiamo quello che facciamo nei vari ambiti in cui siamo impiegate e illustriamo come si svolge la nostra attività: come ci poniamo al servizio delle donne per sostenerle prima, durante e dopo un momento così delicato e in varie altre fasi. Nel video c’è una parte dedicata al periodo Covid – spiega la presidente dell’Ordine – in cui come tutte le professioni sanitarie abbiamo provato sconforto e paura. Ma nessuna di noi ha mollato, anzi ci siamo strette ancora di più fra noi consapevoli di avere una grande fortuna: gli eventi luttuosi che capita di vivere nel reparto di Ostetricia, sono compensati dall’altra faccia della medaglia, la gioia nel vedere nascere bambini». E proprio i neonati, nel rappresentare la vita che continua hanno rappresentato una bolla di felicità nel buio della pandemia. «Anche per noi il momento più difficile è stato quello iniziale – dice Paola Lubinu – perché il lockdown e la chiusura degli ospedali ci hanno messo di fronte a una situazione nuova che prevedeva la cancellazione di un diritto fondamentale per ogni futura madre: non essere sola in sala parto, avere accanto a sé una persona, quasi sempre il partner. Siamo state obbligate a separare il nucleo familiare, la madre con il bambino dal padre, troppo alto il rischio di generare focolai. E allora abbiamo imparato ad arrangiarci, soprattutto quando abbiamo dovuto attrezzare la sala parto in area rossa e assistere con pochi mezzi a disposizione. Ricordiamo tutte il primo papà collegato con lo smartphone per seguire il parto a distanza, il suo viso, quello della compagna. Tutti abbiamo pianto in quel momento perché ci rendevamo conto di quanto fosse ingiusta quella separazione. Da tempo la situazione è cambiata, grazie a vaccini e tamponi un partner o un altro accompagnatore può assistere al parto, resta il divieto in caso di positività della madre. Ma in quei due mesi o poco più – dice ancora Paola Lubinu – è stato bello sentire la città vicina: quando un gruppo di papà ci ha regalato un tablet per fare le videochiamate anche per noi è diventato più semplice supportare le future mamme. E abbiamo iniziato a capire che il buio si stava diradando».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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