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Ambiente, viaggio nei paradisi delle vacanze: i cantieri puntano al lusso, ma l’ecosostenibilità è zero

Niente efficientamento energetico, niente fotovoltaico: le ville sono in classe G


07 maggio 2022 di Luigi Soriga


INVIATO A PORTO CERVO. Un quadratino blu di un metro quadrato, l’unico attecchito sulle tegole rosso anticato della Costa Smeralda. Un pannello di solare termico in un’anonima villetta a Liscia di Vacca, un isolato segnale di ecosostenibilità dentro un paradiso in classe G. Dove l’architettura è perfettamente integrata al paesaggio e l’estetica è in classe A+++. Ma dove l’impatto ambientale resta pesantissimo. Sono ville energivore che, seppur ben mimetizzate nella macchia mediterranea, succhiano dalla rete con un contatore da 30 kw. Se i consumi per i ricchi proprietari sono irrilevanti, lo scontrino per l’ambiente è invece salato, e lo si paga in termini di emissioni. La clessidra ecologica è rimasta inchiodata agli anni sessanta. Non c’è un pannello fotovoltaico nemmeno a pagarlo oro. Non c’è un cantiere aperto che stia lavorando col bonus 110 o sull’efficientamento energetico. Le imprese edili all’opera in questi mesi o stanno demolendo e ricostruendo l’esistente, oppure realizzando ampliamenti. A Liscia di Vacca una villa che non aveva nemmeno otto anni di vita è stata rasa al suolo e al suo posto ne sta sorgendo un’altra nuova di zecca. L’architettura è moderna, i materiali sono i classici blocchetti rivestiti di calcestruzzo, non c’è traccia di bioedilizia. Ci sarà una mega piscina che abbraccia l’abitazione, e sotto un seminterrato. L’involucro sarà coibentato per abbassare la dispersione del raffreddamento interno, ma nonostante i 5 milioni di importi per l’intervento, il risultato sarà ancora una volta un gioiello di moderna architettura, curatissima nei comfort e nella domotica, ma lontanissima da essere ad impatto zero. Contratto energia in punta massima, con la possibilità di approvvigionarsi di tutta quell’elettricità che il cavo regge. Stessa cosa in un cantiere aperto a Romazzino: villa paradisiaca, vizio estetico del proprietario dell’est Europa, ma ridurre le emissioni non è un’urgenza contemplata. Beninteso: in questa porzione di eden, così come in tutta la costa dell’isola. Sul mare le case sono colabrodo termici stile anni settanta, un mix di blocchetti e cemento. Ma in Costa Smeralda, a differenza di altre località, la sensibilità paesaggistica ha ottime radici, ma quella ambientale non è mai germogliata. «Pannelli fotovoltaici? Risparmio energetico?», i tecnici della ditta che svolge i lavori la prendono come una battuta. Dicono: «Solo a pensare di avere quella roba sulla testa, a questi viene l’orticaria. A loro interessa il lusso, il confort e la bellezza, mica risparmiare sulla bolletta. Qui il contratto è oltre i 30 kw». In una villa gli operai stanno realizzando un locale seminterrato che contiene sauna, sala cinema, vasca jacuzi gigante sopra la quale, come uno schermo widescreen nel soffitto, si spalanca un oblò che dà nella piscina sovrastante. Chi si rilassa nell’idromassaggio al piano di sotto, può godersi lo spettacolo sommerso di chi nuota sulla sua testa. Ci vuole fantasia per concepire certi capricci, e sarebbe bastato poco per migliorare anche la sostenibilità dell’immobile. Invece non c’è alcun intervento su questo versante, la villa sarà una delle tante idrovore energetiche. Vediamo nel dettaglio come impatterà: avrà una piscina termoriscaldata a 30 gradi costanti, mentre l’ambiente domestico sarà climatizzato giorno e notte attorno ai 22 gradi. Assieme alla cucina ci sarà una cella frigorifera, come quelle dei piccoli ristoranti, perché per cene, feste e pranzi non bisogna rimanere sguarniti. Davanti al molo privato, a 40 metri dalla riva, ci sarà ormeggiato uno yacht. Poi, sempre nella villa, c’è l’impianto di videosorveglianza h24 e quello di irrigazione del prato. E a proposito di piccole distese verdi pettinate, anche loro lasciano un’impronta pesante sull’ambiente. C’è forse più biodiversità in uno svincolo abbandonato della 131, piuttosto che in un prato all’inglese. Zeppo di pesticidi per eliminare le zanzare, e rasato ogni tre giorni con rumorosissimi tosaerba. Il cemento in Costa Smeralda è una piccolissima percentuale rispetto alla vegetazione autoctona, ma l’antropizzazione lascia comunque il segno. E per ora non c’è la sensibilità politica di voler imprimere una svolta green, in un luogo meraviglioso che potrebbe fare da apripista nell’isola. Il modello paesaggistico Costa Smeralda potrebbe diventare anche un modello di ecosostenibilità. «Bisogna però cambiare paradigma estetico e culturale – dice Roberto Schirru, ambientalista e imprenditore nel settore fotovoltaico – bisogna capire una volta per tutte che i tetti con le tegole anticate hanno fatto il loro tempo. Se sulle case, dall’alto, vediamo anche il blu del silicio, non sarà un dramma. Lo sguardo si deve abituare. Se poi gli architetti vengono ben pagati, e in Costa Smeralda non credo sia un problema, loro si sbizzarriscono in soluzioni estetiche e rendono belle anche le cose funzionali. Pannelli fotovoltaici perfettamente integrati anche in facciata, o incastonati in una cornice di tegole. Basta vedere la cupola blu della chiesa di Stella Maris: si fonde perfettamente con il colore del mare. Perché non possono fare lo stesso i tetti blu delle ville, finalmente passive e a impatto zero?».

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