Costruzioni e incentivi, le incertezze sul bonus mettono in crisi l’edilizia
di Andrea Sini
Tilocca (Ance): «Questo provvedimento ha fatto crescere il Pil. Si paga da solo»
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SASSARI. «La posizione di contrarietà espressa da Draghi a proposito del bonus 110 ha spiazzato un intero settore che stava riprendendo fiato dopo anni di agonia. Questa misura non solo non va cancellata, ma va rilanciata, perché ha già dimostrato che di fatto si paga da sola».
Il presidente del Consiglio calcia da una parte, l’Ance si tuffa dall’altra. Completamente spiazzata dall’uscita fatta dal premier a Strasburgo, nella plenaria del Parlamento Europeo, l’Associazione nazionale Costruttori edili riprende posizione e si fa trovare compatta sulla questione. E va immediatamente al contrattacco.
I dubbi del premier. «Il nostro governo è nato come governo ecologico – ha detto Draghi martedì –, fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti. Ma non siamo d’accordo su tutto, sul bonus del 110% non lo siamo, perché il costo di efficientamento è più che triplicato e il prezzo degli investimenti per attuare le ristrutturazioni sono triplicati, perché toglie la trattativa sul prezzo». Una posizione chiara, che conferma quanto trapelato negli ultimi mesi da Palazzo Chigi.
Costruttori al contrattacco. «Non è possibile procedere a singhiozzo – dice Pierpaolo Tilocca, presidente di Ance Sardegna –, non si può mettere continuamente in discussione una norma in vigore. Quello che serve in questo momento sono soprattutto certezze». I costruttori mettono in cima alla lista delle argomentazioni a favore del cosiddetto superbonus l’impatto che la misura ha avuto sul Paese sin dal momento in cui è stata introdotta. Ovvero il primo luglio 2020, in uscita dal primo lockdown. «Si tratta di un intervento che parta da una filosofia che ha dimostrato di essere estremamente positiva – spiega Tilocca –, ci sono studi specifici che dimostrano che l’incremento superiore alle attese del Pil nel nostro paese è stato determinato in gran parte dal superbonus e dal circolo virtuoso che ne è scaturito. Ci sono ricadute immediate a favore dello Stato, attraverso i contributi, l’Iva e l’imposizione fiscale. Il 110 ha ampiamente dimostrato di pagarsi praticamente da sé, risollevando un settore che era in crisi profonda già prima della pandemia. La Sardegna è in linea con il dato nazionale, avendo a sua volta potuto beneficiare di questa boccata d’ossigeno».
Criticità e controproposte. I costi, innanzitutto. «È innegabile il fatto che vi siano stati degli aumenti dei costi delle attività di ristrutturazione – conferma Tilocca –, ma queste sono dovute essenzialmente al fatto che il bonus stesso concentra la domanda in periodo molto breve. Spalmando le domande su più anni e contingentandole si distribuirebbe nel tempo l’impegno per le aziende e con il calo dei picchi di domanda si dribblerebbe anche il problema dell’aumento dei costi dei materiali».
I costruttori lamentano anche un altro problema cronico che contribuisce a fare lievitare i costi, ovvero la carenza di offerta per quanto riguarda i ponteggi. «Sono ormai merce rara – lamenta l’Ance – e in questo caso a subire in maniera diretta le speculazioni sono proprio le imprese: in Italia l’approvvigionamento è bloccato da un meccanismo Inail molto contorto che non permette l’aggiornamento delle aziende abilitate a fornire i ponteggi, e che ha di fatto creato un monopolio. Basterebbe aprire il mercato, eventualmente anche all’estero, e non ci troveremmo di fronte a ritardi enormi e soprattutto a un aumento dei costi sino a tre-quattro volte».
«Ci sono truffe? Mi viene da dire – aggiunge Tilocca – che le ha in qualche modo “introdotte” lo Stato scegliendo di aprire al bonus a chiunque. Per un qualsiasi appalto, servono certificazioni su certificazioni, per il 110 chiunque è in gioco. Bisogna evitare che a pagare il costo di eventuali irregolarità a cittadini e imprese oneste, che si sono semplicemente fidate della legge».
Gli scenari. In questi giorni la categoria ha fatto sentire la propria voce a livello nazionale, paventando enormi ripercussioni nel caso in cui il superbonus venisse sospeso o cancellato. «Questo clima di incertezza – sottolinea il presidente Gabriele Buia – rischia di bloccare migliaia di lavori già partiti o in procinto di partire, creare enormi contenziosi e fare fallire centinaia di operatori. Non è possibile rimettere continuamente in discussione norme già in vigore: ci dicano una volta per tutte cosa si intende fare di questa misura».
Il presidente del Consiglio calcia da una parte, l’Ance si tuffa dall’altra. Completamente spiazzata dall’uscita fatta dal premier a Strasburgo, nella plenaria del Parlamento Europeo, l’Associazione nazionale Costruttori edili riprende posizione e si fa trovare compatta sulla questione. E va immediatamente al contrattacco.
I dubbi del premier. «Il nostro governo è nato come governo ecologico – ha detto Draghi martedì –, fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti. Ma non siamo d’accordo su tutto, sul bonus del 110% non lo siamo, perché il costo di efficientamento è più che triplicato e il prezzo degli investimenti per attuare le ristrutturazioni sono triplicati, perché toglie la trattativa sul prezzo». Una posizione chiara, che conferma quanto trapelato negli ultimi mesi da Palazzo Chigi.
Costruttori al contrattacco. «Non è possibile procedere a singhiozzo – dice Pierpaolo Tilocca, presidente di Ance Sardegna –, non si può mettere continuamente in discussione una norma in vigore. Quello che serve in questo momento sono soprattutto certezze». I costruttori mettono in cima alla lista delle argomentazioni a favore del cosiddetto superbonus l’impatto che la misura ha avuto sul Paese sin dal momento in cui è stata introdotta. Ovvero il primo luglio 2020, in uscita dal primo lockdown. «Si tratta di un intervento che parta da una filosofia che ha dimostrato di essere estremamente positiva – spiega Tilocca –, ci sono studi specifici che dimostrano che l’incremento superiore alle attese del Pil nel nostro paese è stato determinato in gran parte dal superbonus e dal circolo virtuoso che ne è scaturito. Ci sono ricadute immediate a favore dello Stato, attraverso i contributi, l’Iva e l’imposizione fiscale. Il 110 ha ampiamente dimostrato di pagarsi praticamente da sé, risollevando un settore che era in crisi profonda già prima della pandemia. La Sardegna è in linea con il dato nazionale, avendo a sua volta potuto beneficiare di questa boccata d’ossigeno».
Criticità e controproposte. I costi, innanzitutto. «È innegabile il fatto che vi siano stati degli aumenti dei costi delle attività di ristrutturazione – conferma Tilocca –, ma queste sono dovute essenzialmente al fatto che il bonus stesso concentra la domanda in periodo molto breve. Spalmando le domande su più anni e contingentandole si distribuirebbe nel tempo l’impegno per le aziende e con il calo dei picchi di domanda si dribblerebbe anche il problema dell’aumento dei costi dei materiali».
I costruttori lamentano anche un altro problema cronico che contribuisce a fare lievitare i costi, ovvero la carenza di offerta per quanto riguarda i ponteggi. «Sono ormai merce rara – lamenta l’Ance – e in questo caso a subire in maniera diretta le speculazioni sono proprio le imprese: in Italia l’approvvigionamento è bloccato da un meccanismo Inail molto contorto che non permette l’aggiornamento delle aziende abilitate a fornire i ponteggi, e che ha di fatto creato un monopolio. Basterebbe aprire il mercato, eventualmente anche all’estero, e non ci troveremmo di fronte a ritardi enormi e soprattutto a un aumento dei costi sino a tre-quattro volte».
«Ci sono truffe? Mi viene da dire – aggiunge Tilocca – che le ha in qualche modo “introdotte” lo Stato scegliendo di aprire al bonus a chiunque. Per un qualsiasi appalto, servono certificazioni su certificazioni, per il 110 chiunque è in gioco. Bisogna evitare che a pagare il costo di eventuali irregolarità a cittadini e imprese oneste, che si sono semplicemente fidate della legge».
Gli scenari. In questi giorni la categoria ha fatto sentire la propria voce a livello nazionale, paventando enormi ripercussioni nel caso in cui il superbonus venisse sospeso o cancellato. «Questo clima di incertezza – sottolinea il presidente Gabriele Buia – rischia di bloccare migliaia di lavori già partiti o in procinto di partire, creare enormi contenziosi e fare fallire centinaia di operatori. Non è possibile rimettere continuamente in discussione norme già in vigore: ci dicano una volta per tutte cosa si intende fare di questa misura».
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