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I balneari sardi contro ogni accusa: «Noi difendiamo gli arenili»

I balneari sardi contro ogni accusa: «Noi difendiamo gli arenili»

I concessionari: «Siamo i primi a raccogliere i rifiuti e a trattare con chi sporca». E dai litorali arriva l’Sos: «Il Ddl Concorrenza ci manderà in mezzo a una strada»

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SASSARI. Hanno il morale sotto i tacchi e sentono addosso il peso dell'essere ritornati ad essere al centro dell'attenzione. «Il mio vicino di casa quasi si vergogna a salutarmi. Siamo diventati i cattivi ma, lo devo dire, chi ha ottenuto o gestisce una concessione balneare non è Briatore. Ci tiri fuori qualche stipendio ma c'è una differenza: noi lavoriamo, non facciamo business», dice Francesco Gambella, titolare di una piccola concessione affacciata sul golfo di Marinella, ad Olbia.

Sul rischio che le concessioni balneari si moltiplichino a discapito delle aree libere nelle spiagge, Gambella cita proprio quelle appena assegnate: «Se affidano nuove concessioni, significa che la risorsa, la spiaggia libera, non è scarsa. D'altra parte un rapporto di Legambiente ha certificato l'occupazione del demanio marittimo per il 20 per cento, significa che l'80 è libero». Prima di scagliarsi contro l'approvazione in Senato del Ddl Concorrenza, Gambella dice la sua sulla questione ambientale: «Siamo i primi a tutelare le spiagge, i primi a raccogliere la plastica e i mozziconi, i primi a raccogliere la spazzatura dalle strade e i primi anche a preservare le dune, che spesso vengono scambiate per servizi igienici. Ecco, se ci fossero più servizi probabilmente ci sarebbe meno spazzatura».

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Ddl Concorrenza. È il nervo scoperto, anche perché il messaggio passato, secondo loro, è sbagliato: «La gente ci confonde con i ricchi ma non è così. Noi siamo solo lavoratori che rischiano di perdere l'attività e di finire in mezzo alla strada - spiega Francesco Gambella -. È davvero incredibile che sia passato questo disegno di legge, è una porcata. E dire che nessuno dei senatori che abbiamo sentito diceva di essere disposto a votare questa proposta. Poi, qualche minuto dopo, l'hanno fatto».

I nodi sono diversi: «Hanno stralciato il codice della navigazione, ora le concessioni diventeranno normali appalti. Volete sapere chi sarà avvantaggiato? Chi deve lavare i soldi, le mafie. Non sto inventando nulla, è già successo. E poi ti dicono che ci saranno gli indennizzi a favore dell'ex concessionario che perderà il posto. In Sardegna molte concessioni sono piccole, dai 150 metri quadri a 500. Che indennizzo mi vuoi dare per un fazzoletto di terra in cui sistemo ombrelloni e lettini? Tutto quello che arriverà lo dovrò utilizzare per pagare le tasse dell'anno precendente, cioè questo, quello in cui molti di noi perderanno il lavoro. E non solo. Ho colleghi che per coprire gli investimenti hanno ipotecato la casa. Notevole anche il passaggio legato alla quantificazione degli stessi indennizzi, che sarà stabilità dai decreti attuativi che, a questo punto, è probabile che vengano stilati dal prossimo governo. Per non parlare del canone fissato a base d'asta - prosegue il balneare -. Questo passaggio funziona così: se paghi 20mila per una concessione di 200 metri, dovrai continuare a pagarli per tutta la durata della concessione. Spero che non lo faccia nessuno perché chiunque fallirebbe il giorno dopo». Infine, una costatazione da amaro in bocca per i balneari: «Quando abbiamo preso le concessioni, gli accordi con lo Stato erano diversi. Hanno cambiato le regole in gioco in corsa, una cosa che non si dovrebbe fare». (c.z.)

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