I dubbi sulla holding dei cieli: «Attenti a privatizzare la mobilità dei sardi»
Le perplessità dei re degli alberghi Sanna, Loi e Giannuzzi sulla fusione
SASSARI. Una potenziale occasione di sviluppo, ma anche un enorme rischio. Così i grandi imprenditori del turismo alberghiero sardo vedono la prospettiva di fusione dei principali scali aerei sardi e dei loro gestori in un'unica holding. Perché la posta in gioco è enorme: «C'è in ballo la mobilità dei sardi - dicono - e prima di darla in mano ai privati, è meglio analizzare attentamente i progetti, valutare i rischi, perché se le cose andassero male, qui siamo in un isola, e i collegamenti aerei sono vitali. Se l'idea dovesse rivelarsi un flop, non c'è paracadute che si apre. Per i sardi sarebbe un disastro».Giovanni Sanna, Lorenzo Giannuzzi, Piero Loi, gestiscono decine di alberghi in Sardegna. Un'isola ben collegata per loro vorrebbe dire incrementare i fatturati. Perciò guardano con estremo interesse i nuovi possibili assetti della gestione aeroportuale, ma anche con altrettanta preoccupazione.Il più scettico e drastico è senza dubbio Giovanni Sanna. Un impero, quello di Studio Vacanze, con hotel e residence sparsi tra Budoni e San Teodoro, ma anche ad Alghero e Cagliari. Dice: «Trovo pazzesca l'idea di lasciare nelle mani di un privato il diritto alla mobilità dei sardi. Mettiamo che qualcuno voglia fare più profitti e decida improvvisamente di raddoppiare le tariffe? Chi ne paga le conseguenze saremo tutti noi».
A preoccupare particolarmente è la vendita dell'aeroporto di Cagliari, l'ultimo baluardo pubblico nell'isola: «Se l'operazione è solo finalizzata a occupare qualche poltrona nei consigli di amministrazione, voglio ricordare a chi ha mire di carriera o di stipendio che il futuro dei sardi viene prima di tutto. Una gestione pubblica resta comunque una garanzia, un modo per tutelare gli interessi della comunità. Se proprio bisogna fare una holding e una gestione condivisa dei tre principali scali dell'isola, allora che si faccia una società pubblico-privata coinvolgendo anche i sardi. Dare tutto in mano a un privato, a parer mio, è una prospettiva troppo rischiosa. La politica ci pensi bene prima di fare un passo così azzardato».
Stesse perplessità, ma valutazioni più caute, da parte di Lorenzo Giannuzzi, alla guida di prestigiosi resort tra i quali la punta di diamante è il Forte Village di Santa Margherita di Pula. Dice: «Ancora non conosco i dettagli del progetto, e non vedo l'ora di poterli studiare. Mi auguro che lo facciano attentamente anche i politici, perché la decisione avrà un peso enorme sul futuro dei sardi. Visto che parliamo di un'isola, gli aeroporti sono strutture strategiche e non possiamo permetterci di sbagliare. Creare una holding ha sicuramente dei potenziali vantaggi: un potere negoziale superiore nei confronti delle compagnie aree, una organizzazione più funzionale delle rotte. Però l'incognita della gestione privata mi spaventa, perché il privato cura prima i suoi interessi, e in secondo piano quelli della comunità. Mettiamo che punti più ai volumi di traffico, a scapito della qualità dei servizi. A rimetterci, per queste scelte, poi saremo tutti noi. Perciò auspico una estrema cautela, da parte delle istituzioni, nel valutare ogni opportunità. Decisioni ben ponderate».
Anche Piero Loi, l'imprenditore di Orosei a capo della Iti Marina, che con i fratelli gestisce 30 alberghi in tutta l'isola, vorrebbe che in questo risiko dei cieli il radar fosse puntato sull'interesse dei sardi. «È una scelta strategica, importantissima, e bisogna essere molto vigili e consapevoli prima di farla. Da un lato ritengo che una gestione unica dei collegamenti possa essere più funzionale: ad esempio si può pensare a nuove iniziative per supportare la bassa stagione, oppure a potenziare scali meno serviti come Olbia. Però personalmente i regimi di monopolio non mi hanno mai convinto. Possono rivelarsi pericolosissimi, e l'esperienza Tirrenia deve servirci da monito. I sostenitori della fusione dei tre aeroporti dicono che le holding in altre realtà della Penisola hanno funzionato. Ma qui siamo in un'isola, e i collegamenti sono vitali. Da noi non arrivi in auto e in treno. I flussi dei passeggeri negli scali della Lombardia sono ben diversi dai nostri. Quindi facciamo le dovute valutazioni, prima di decidere su una partita così importante».
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