Covid e guerra, in Sardegna concessionari in panne
Antonio Ledà
Il mercato locale dell’auto segna un -35% nei primi mesi dell’anno. Tempi di attesa sempre più lunghi e richieste in calo
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SASSARI. Aspettando Godot. Se volete cambiare l’auto armatevi di pazienza e trattate bene quella che avete. I tempi di consegna delle vetture di nuova immatricolazione sono diventati lunghissimi: cinque, sei, anche sette mesi a seconda delle vetture e degli optional richiesti. Il motivo? Il granello che ha inceppato l’ingranaggio sono stati i quasi due anni di lockdown per il Covid. Le fabbriche europee hanno ridotto la produzione mandando in cassa integrazione migliaia di operai e interrompendo gli acquisti di semiconduttori e microchip, importati per il 90% dalla Cina. I produttori asiatici non si sono persi d’animo e hanno trovato nuovi mercati (in particolare telefonia, computer e componentistica per elettrodomestici). Il risultato è che, cessato l’allarme pandemia le aziende automobilistiche si sono ritrovate con le gomme sgonfie. Nessuno in Europa (ma nemmeno nel resto del mondo) è in grado di sostituire i semiconduttori cinesi e le catene di produzione di tutte le grandi case si sono inceppate davanti a una concorrenza imprevista. Così i ritardi si sono fatti importanti e i concessionari sono andati in affanno.
Oggi, per ammissione degli stessi produttori, per una vettura Bmw ordinata a fine giugno, servono 20-24 settimane di attesa. Audi non è in grado di fornire una tempistica (dipende da vettura a vettura), ma si parla anche in questo caso di mesi. Stesso problema per Volvo, Volkswagen e Citroen. Non va meglio alla galassia dei marchi Stellantis e alle vetture americane. Ford in testa.
«Tutto è cominciato con il lock down – conferma Piero Mele – titolare dei concessionari Peugeot e Mercedes a Sassari – e la cosa non sembra destinata a risolversi in tempi brevi. Anzi finita l’emergenza Covid ci siamo infilati nella guerra tra Russia Ucraina. Il risultato è stato un ulteriore rallentamento nelle forniture e un’impennata dei prezzi. Oggi alla mancanza dei microchip si aggiunge la carenza dell’acciaio, prodotto in larga misura proprio in Russia e in Ucraina, con la conseguenza che anche le linee per la produzione della carrozzerie sono in affanno. Ai ritardi si stanno sommando ritardi e noi, ultimo anello della catena, non riusciamo ad accontentare i clienti».
L’allarme di Piero Mele è confermato dai dati. In Sardegna il mercato dell’auto ha subito una flessione del 35% nei primi cinque mesi del 2022. Sono numeri pesanti che si riflettono su un settore già in difficoltà per mille motivi. «Cambiare un’auto – spiega il decano dei concessionari sassaresi – è diventato un lusso. E’ vero che ci sono nicchie di mercato che sentono meno la crisi ma in generale vendere vetture sta diventando sempre più difficile».
Il problema è confermato da Gianni Camboni, titolare di marchi importanti come Nissan e Opel. «Anche noi abbiamo sempre più difficoltà ad accontentare i clienti. C’è chi è più informato, sa di dover aspettare cinque o sei mesi per vedersi consegnare la macchina e programma il cambio per tempo, ma c’è chi resta a piedi - per un incidente o per un guasto - e non può aspettare. In questo caso possiamo fare poco. Non abbiano più vetture “pronta consegna” e l’unica soluzione è l’usato. Ma anche qui c’è qualche problema. Il primo è che se non si vendono auto nuove non si ritira l’usato e quindi il mercato si restringe. Il secondo è legato al primo: se aumenta la richiesta aumenta il prezzo e in questo periodo, dopo due anni di chiusure e un’economia tutt’altro che rosea, l’auto non è più considerata un bene primario. E le vendite calano. Noi concessionari siamo in prima fila e, ormai da tempo, stiamo facendo i salti mortali per riuscire a far quadrare i bilanci».
Una cifra spiega bene la situazione. «Fino all’anno scorso – racconta Camboni – pagavo 8mila e 500 euro di bolletta Enel. Questo mese ho dovuto sborsare 15 mila euro nonostante la sostituzione di tutte e lampadine con i led e una notevole riduzione dei consumi. E con la luce è aumentato tutto il resto. Dove andremo a finire? So che è dura ma noi resistiamo. Io, anzi, cerco di essere ottimista e mi sembra di cogliere dei primi, piccoli segnali di ripresa. Vedremo nei prossimi mesi sperando che anche la situazione internazionale ci dia una mano».
Oggi, per ammissione degli stessi produttori, per una vettura Bmw ordinata a fine giugno, servono 20-24 settimane di attesa. Audi non è in grado di fornire una tempistica (dipende da vettura a vettura), ma si parla anche in questo caso di mesi. Stesso problema per Volvo, Volkswagen e Citroen. Non va meglio alla galassia dei marchi Stellantis e alle vetture americane. Ford in testa.
«Tutto è cominciato con il lock down – conferma Piero Mele – titolare dei concessionari Peugeot e Mercedes a Sassari – e la cosa non sembra destinata a risolversi in tempi brevi. Anzi finita l’emergenza Covid ci siamo infilati nella guerra tra Russia Ucraina. Il risultato è stato un ulteriore rallentamento nelle forniture e un’impennata dei prezzi. Oggi alla mancanza dei microchip si aggiunge la carenza dell’acciaio, prodotto in larga misura proprio in Russia e in Ucraina, con la conseguenza che anche le linee per la produzione della carrozzerie sono in affanno. Ai ritardi si stanno sommando ritardi e noi, ultimo anello della catena, non riusciamo ad accontentare i clienti».
L’allarme di Piero Mele è confermato dai dati. In Sardegna il mercato dell’auto ha subito una flessione del 35% nei primi cinque mesi del 2022. Sono numeri pesanti che si riflettono su un settore già in difficoltà per mille motivi. «Cambiare un’auto – spiega il decano dei concessionari sassaresi – è diventato un lusso. E’ vero che ci sono nicchie di mercato che sentono meno la crisi ma in generale vendere vetture sta diventando sempre più difficile».
Il problema è confermato da Gianni Camboni, titolare di marchi importanti come Nissan e Opel. «Anche noi abbiamo sempre più difficoltà ad accontentare i clienti. C’è chi è più informato, sa di dover aspettare cinque o sei mesi per vedersi consegnare la macchina e programma il cambio per tempo, ma c’è chi resta a piedi - per un incidente o per un guasto - e non può aspettare. In questo caso possiamo fare poco. Non abbiano più vetture “pronta consegna” e l’unica soluzione è l’usato. Ma anche qui c’è qualche problema. Il primo è che se non si vendono auto nuove non si ritira l’usato e quindi il mercato si restringe. Il secondo è legato al primo: se aumenta la richiesta aumenta il prezzo e in questo periodo, dopo due anni di chiusure e un’economia tutt’altro che rosea, l’auto non è più considerata un bene primario. E le vendite calano. Noi concessionari siamo in prima fila e, ormai da tempo, stiamo facendo i salti mortali per riuscire a far quadrare i bilanci».
Una cifra spiega bene la situazione. «Fino all’anno scorso – racconta Camboni – pagavo 8mila e 500 euro di bolletta Enel. Questo mese ho dovuto sborsare 15 mila euro nonostante la sostituzione di tutte e lampadine con i led e una notevole riduzione dei consumi. E con la luce è aumentato tutto il resto. Dove andremo a finire? So che è dura ma noi resistiamo. Io, anzi, cerco di essere ottimista e mi sembra di cogliere dei primi, piccoli segnali di ripresa. Vedremo nei prossimi mesi sperando che anche la situazione internazionale ci dia una mano».
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