Comunali 2022, segnali in arrivo dalle urne per la politica regionale
La consultazione nei 65 Comuni dell’isola tra astensionismo e alleanze variabili. Milis senza quorum e senza sindaco. Il caso dell’affluenza record a Torralba
SASSARI. Tutti negano che il voto di ieri possa avere qualche conseguenza sul quadro politico regionale: troppo limitato il campione e troppo limitata la presenza di centri maggiori in una competizione elettorale che ha chiamato al voto poco meno di 200mila cittadini. Solo due i centri sopra i 15mila abitanti hanno rinnovato il proprio consiglio comunale e solo uno era un capoluogo di provincia. La Giunta Solinas non dovrebbe avere ripercussioni dal voto di domenica e dallo spoglio di oggi. Però... Però rimane sospeso il dubbio. Perché è pur vero che gli equilibri politici potrebbero non essere influenzati dal voto in paesi che hanno poche centinaia di abitanti, ma almeno da centri come Oristano, Selargius, Arzachena, Terralba potrebbero arrivare, se non scosse di terremoto, almeno segnali importanti. Oristano perché è capoluogo e perché il centrodestra, largamente favorito alla vigilia, è riuscito a presentarsi unito solo dopo un’imbarazzante serie di rotture, litigi, rinvii. E potrebbero esserci strascichi anche dopo il voto.
A Selargius i motivi di interesse sono altri: anche qui il centrodestra si è presentato unito, ma non del tutto. Il Psd’Az si è tirato fuori e, andando ad appoggiare il candidato del centrosinistra e del M5s. «Il Psd’Az di Selargius rimane un partito in sintonia piena con i suoi organi regionali e provinciali - ha precisato settimane fa il partito con una nota -, non ha aderito a nessuna riedizione od allargamento dell’area politica del centro sinistra tantomeno di quella a matrice giallo-rossa». Insomma, un accordo derubricato a semplice battaglia civica, slegata da logiche di equilibri regionali. Arzachena non ha proposto alternative alla riconferma di Ragnedda, quindi non c’è stato unb confronto tra posizioni differenti. Cosa che c’è stata invece a Terralba, dove più definita è la demarcazione tra centrodestra e centrosinistra. Questo pomeriggio dallo spoglio che arriva all’indomani di quello di un fallimentare referendum, giungeranno le risposte che le comunità interessate attendono, ma arriverà anche qualche segnale dalle parti di Villa Devoto.
Una giunta e un presidente impegnati della fase discendente della legislatura, bloccati in un rimpasto che non arriva (o forse non si vuole far arrivare) dovranno interpretare questi segnali. Uno lo si può già desumere dall’attenzione degli elettori per questo appuntamento: la percentuale di votanti viene data in calo rispetto ai precedenti. Ci sono ovviamente le eccezioni. Come quella di Torralba dove ieri, già alle 19, aveva votato più del 70 per cento degli aventi diritto. Segno di un interesse enorme per lo scontro politico, che comunque spicca in un quadro generale di complessiva freddezza. Confermata dall’affluenza alle urne per i referendum. Un campanello d’allarme suonerà anche a Cagliari? Oppure le manovre preparatorie alle elezioni del 2024 procederanno placide e senza scossoni? Solinas è politico che sa fiutare il vento e non trascurerà gli avvisi che arriveranno dai seggi. Oppure dalle spiagge, dove si sono rifugiati ieri molti elettori sardi.
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