L'isola del turista fantasma: "spariti" 6 vacanzieri su 10
Non corrispondono i dati degli sbarchi con le presenze nelle attività ricettive
CAGLIARI. Il mercato nero delle vacanze continua a essere una piaga. Anzi, il suo peso addirittura è raddoppiato nell'anno della pandemia, il 2020. Se nel 2019 - secondo le statistiche elaborate dal centro di ricerca universitario Crenos - era attorno al 36 per cento, ora sarebbe schizzato oltre quota 61. Come sempre, il sommerso è saltato fuori dalla differenza fra gli arrivi e le presenze che in Sardegna sfiorano i cinque giorni per ogni turista. Tirate le somme, in quel buco nero sarebbero finiti almeno sei vacanzieri ogni dieci sbarcati nei porti e negli aeroporti. È una proporzione spaventosa, alimentata dal fenomeno degli affitti non dichiarati delle seconde case. Sono contratti che da sempre sfuggono a qualsiasi censimento e statistica. Con in più anche contraccolpi evidenti sulla crescita economica della Sardegna: è proprio a causa del sommerso che il turismo, nonostante i grandi numeri estivi, da troppo tempo continua a garantire non più del 9-10 per cento, indotto compreso, del prodotto interno lordo regionale. Mentre se non ci fosse questa zona grigia, finirebbe per avvicinarsi quasi al doppio, almeno stando a un recente studio dell'Unioncamere.
L'illusione. Nel 2019, sempre a detta delle tabelle elaborate dagli statistici, il fenomeno sembrava essersi ridimensionato, con una quota appena superiore al 36 per cento. Tanto da far gridare al miracolo se messa a confronto con quella di dieci anni prima, allora molto vicina agli 80 punti. Invece, forse a causa delle restrizioni del 2020, causa pandemia, il sommerso ha ripreso a crescere, fino a quasi raddoppiare da un anno all'altro. Scondo le associazioni degli albergatori, sarebbe ormai molto vicino al 65 per cento, con almeno quattro punti in più rispetto alle rilevazioni del Crenos. Al di là dei numeri, la Sardegna è una delle regioni - sempre nel 2020 - ad aver pagato il prezzo più alto in questa classifica sui turisti fantasma. È al sesto posto nazionale dopo Toscana, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Puglia e Calabria. Se poi il confronto è ristretto ai suoi principali competitor, è all'ultimo posto rispetto al 58-59 per cento registrato in Sicilia, Puglia e Calabria.
Offerta fuori controllo. Stando agli ultimi report, la Sardegna ha una capacità ufficiale di 217mila posti letto, divisi quasi al 50 per cento fra strutture alberghiere ed extralberghiere. Al contrario, uno studio della Cna che però risale a qualche anno fa, il potenziale delle seconde case arriverebbe a sfiorare i 313mila posti letto, quindi una volta e mezzo i dati ufficiali. Non è un numero approssimativo, ma calcolato dopo un'indagine effettuata sui quattro principali portali nazionali in cui è possibile affittare ville o case, oltre 7mila quelle censite in Sardegna, appartamenti, all'incirca 8mila, e stanze singole, oltre 400. Di fatto, come denunciato più volte dagli albergatori, «siamo di fronte a una concorrenza sleale visto che noi e i proprietari delle seconde case giochiamo sullo stesso campo, ma con regole completamente diverse, non solo nel pagare le tasse». I cosiddetti furbetti dell'appartamentino, che spesso fanno capo a un esercito di amministratori occulti, non sono sottoposti ad alcuna ispezione da parte delle Aziende sanitarie, o di altre istituzioni che si occupano della sicurezza.
Maxi evasione. Non esiste un dato ufficiale su quanto i contratti in nero, o invisibili, riescano a nascondere al Fisco. Qualche anno fa, erano stati stimati almeno 400 milioni per il solo alloggio, esclusi quindi i servizi extra. Secondo gli esperti, basterebbe che emergesse anche solo la metà di quanto non dichiarato per far raddoppiare l'apporto del turismo al prodotto interno lordo regionale e di conseguenza aumentare la ricchezza.
Il buco nero. I controlli spetterebbero ai Comuni, che però non ce la fanno a tenere testa agli arrivi soprattutto in piena estate. Ci sono quelli costieri che, in pieno agosto, aumentano fino a 40 volte il numero di residenti, mentre il personale rimane lo stesso dei mesi invernali. Qualche mese fa, durante un convegno sul turismo, gli esperti hanno avanzato diverse soluzioni, a cominciare da una possibile tassa di soggiorno generalizzata, ma la riscossione ricadrebbe sempre sulle spalle dei Comuni, che dovrebbero comunque battere a tappeto il territorio. Invece, all'inizio di questa legislatura in Consiglio regionale, a salire alla ribalta è stata una proposta di legge, presentata dal gruppo Udc-Sardegna al centro, per istituire la tassa di sbarco da pagare in porti e aeroporti al momento dell'arrivo poi ribattezzata «contributo d'ingresso», per far meno paura ad albergatori e turisti. Ma l'ipotesi è rimasta dov'era: chiusa in un armadio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
