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I baristi: «I clienti per ora resistono ma iniziano a consumare di meno»

Andrea Massidda
Ursula Peru, bar Vintage di Sassari
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Ursula Peru, bar Vintage di Sassari

Sassari, prezzi lievitati quasi ovunque soprattutto al centro storico

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Sassari Il rito sacro della colazione al bar con cappuccino, croissant e acqua minerale? A Sassari se ancora non è il caso di definirlo un lusso, poco ci manca. In centro città si può arrivare a spendere 2,70 centesimi di euro. Per non parlare della pausa caffè a metà mattina, con quella tazzina bollente dell’espresso e quella schiumina rossa capaci di farci tornare in pochi istanti l’entusiasmo di affrontare una giornata di lavoro: con il rincaro incontrollato delle materie prime e di tutte le bollette, e quindi l’immancabile ricaduta sui prezzi al dettaglio, ora anche quella meravigliosa abitudine delle 10.30 rischia di diventare un vezzo per tipi benestanti. Spesso davanti allo scontrino invece di sorridere s’impallidisce. Non fosse altro perché, come tutti sanno, ci sono soltanto due cose che in questi mesi di caro-vita spaventoso non sono aumentate: salari e stipendi.

I titolari dei locali sassaresi ne sono perfettamente consapevoli, tuttavia – loro malgrado – quasi tutti hanno dovuto cedere e ritoccare verso l’alto i prezzi. E i pochissimi che con fatica stanno riuscendo a resistere, commentano con una certa amarezza: «L’inflazione ce la stiamo tenendo in pancia», spiega Stefano Piseddu, titolare a Predda Niedda del frequentatissimo Obus (bar e piccola ristorazione), intendendo dire che la scelta di non modificare il listino è stata comunque pesantissima, fatta soprattutto per rispettare i clienti più affezionati. «Qui da noi – continua Piseddu – siamo in una zona molto commerciale e lavoriamo con grandi numeri, per questo possiamo provare a mantenere gli stessi prezzi, ma certo non biasimo i colleghi del centro storico che sono stati costretti ad aumentarli».

Tra questi c’è Anna Ghisu, titolare della storica “Caffetteria Luzzati 0.0”, punto di riferimento per la colazione di tantissimi sassaresi sia per la bontà dei pasticcini sia per la centralissima posizione in piazza del Rosario. «Spiace dirlo – ammette lei stessa – ma ultimamente ci siamo trovati costretti ad aggiungere 10 centesimi a ogni prodotto, così ad esempio una colazione con cappuccino, cornetto e acqua minerale viene a costare 2.70 centesimi di euro invece che 2.40». Pochi centesimi che con questi chiari di luna possono fare la differenza. «Sinceramente – continua Anna Ghisu – non posso affermare che questo aumento ci abbia fatto perdere clienti, semmai abbiamo notato che molte persone si limita nel consumo». Il che significa che se un habitué del bar prima passava per la colazione e poi a metà mattina per un caffè e dopo ancora per l’aperitivo, adesso magari rinuncia a una delle tre abitudini.

Considerazioni confermate da Ursula Peru, titolare del bar “Vintage”, in viale Adua, locale molto elegante e punto di ritrovo per tantissime persone dall’alba sino a tarda sera. «Anche per noi – dice – l’aumento dei prezzi in media di 10 centesimi a prodotto è stato praticamente obbligato, se lo abbiamo fatto non è certo perché volevamo speculare su questa congiuntura economica o per indifferenza verso in nostri clienti. Nessuno dei miei colleghi si offenda – aggiunge con un sorriso amaro – ma quando sento che qui a Sassari ci sono locali che il caffè lo vendono ancora a un euro, io penso che facendo così ci perdano e che, per dirla davvero tutta, facciano concorrenza sleale agli altri bar. Comunque sia, io non lavoro gratis».

Difficile darle torto, anche perché il gestore di un bar, oltre a essere anch’esso vittima degli aumenti all’ingrosso, appena esce dal suo locale si trasforma lui stesso in un cittadino qualsiasi costretto a fare i conti con il caro-vita. Tuttavia, se come prevedono alcune associazioni dei consumatori , il prezzo di un caffè al bar dovesse davvero schizzare a 1,50 centesimi euro entro la fine del 2023, il rischio che anche i clienti più assidui finiscano per rinunciare alla tazzina fuori casa è quanto mai concreto. Prova ne sia il già dilagante fenomeno delle macchinette che molte case produttrici di caffè concedono in comodato d’uso gratuito in cambio di un costante acquisto di cialde. «Mi hanno sempre insegnato – conclude Stefano Piseddu, dell’Obus – che il prezzo di vendita di una tazzina di caffè debba andare di pari passo con quello di un quotidiano. Ma temo che stavolta noi gestori dovremo necessariamente fermarci prima».

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