Diario di un anno e mezzo di agonia
Dal sequestro a oggi: la struttura mostra i segni del lungo abbandono
i Paolo Ardovino
Olbia Il Geovillage vive agonizzante ormai da un anno e mezzo, cioè da quando, dichiarato il fallimento, il complesso turistico sportivo è stato chiuso. In mezzo è successo di tutto: un sequestro, la sua revoca, la decisione dal tribunale di affidare in gestione le strutture, poi invece di venderle all’asta. Infine, appena due settimane fa la curatela ha virato: il Geo non si vende, si rilancia in affidamento al Cipnes. Ma in attesa che i curatori fallimentari si accordino col consorzio industriale su come fare, scade domani il contratto di affidamento in comodato con l’Olbia calcio che da quasi un anno aveva permesso quantomeno di riaccendere la luce alle strutture sportive.
Le immagini più recenti ritraggono gli ambienti esterni e interni lasciati andare. Da quasi due anni nessuno mette piede nelle camere, nessuno accende più i fornelli delle cucine e si siede al ristorante, nessuno si gode l’idromassaggio della spa. Nessuno accoglie nessuno alla reception. Il resort immerso nel verde alle spalle della zona industriale di Olbia è diventato un cumulo di polevere e di erbacce incolte. Il Geovillage dal giorno del fallimento e dell’apposizione dei sigilli alle porte ha spento le luci. Solo metà della struttura ha ripreso a camminare e riguarda gli spazi a cielo aperto.
Lo scorso settembre 2021, infatti, la curatela aveva individuato nell’Olbia calcio l’ente incaricato nella gestione degli impianti sportivi. Era una richiesta che il club di serie C faceva da tempo: riprendere possesso dei campi ed evitare di trasferire il settore giovanile fuori la città. Oltre ai rettangoli da calcio,però, all’Olbia sono state affidate anche le chiavi del palazzetto, riattivato in accordo con le società cittadine di judo e pallavolo, e dei campi da tennis, subaffittati al Geovillage sporting club. Impianti che, lasciati inattivi da tempo, hanno avuto bisogno di manutenzione. Rimane un enorme buco nero: la piscina. L’impianto di nuoto, infatti, piuttosto costoso, è rimasto senza alcuna società interessata a utilizzarlo.
Domani, giovedì 30 giugno, è la data zero. Nel senso che da lì si può tornare al punto di partenza oppure ripartire verso il rilancio delle strutture sportive: tra poche ore scade il contratto di affidamento temporaneo all’Olbia. Non prorogabile, servirà stipularne un altro con curatori fallimentari e Cipnes. «Ci mettiamo a disposizione – aveva dichiarato recentemente Alessandro Marino, il presidente dell’Olbia calcio –, siamo in attesa di novità». Così due settimane fa e così fino a ieri. Sul futuro degli impianti dello sport ancora tutto tace. La paura è che si vada per le lunghe e che da domani, restituite le chiavi di campi e palazzetto, prima di poterci rientrare possa passare tanto tempo. Forse di nuovo questione di mesi. Sarebbe l’ipotesi peggiore.
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