«Il piano era pronto poi tutto si è fermato e ora ci dobbiamo tenere il carbone»
Critica l’ex assessora regionale Maria Grazia Piras
Sassari «Noi un piano per l’energia lo abbiamo lasciato. Per questo non credo che si possa paragonare una giunta con un’altra». Maria Grazia Piras è stata assessora all’industria con Francesco Pigliaru presidente della Regione. Non ci sta a finire nel calderone “no” in cui ribolle gran parte del dibattito sull’energia. E rilancia idee del 2016, ma ancora attuali: «Sin dal momento del mio insediamento sono partita dall’idea di un vecchio politico secondo cui un amministratore non si deve preoccupare dell’ordinario, ma deve avere obiettivi di un certo respiro. Io venivo dal mondo industriale e sentivo parlare dell’esigenza di ridurre il costo energetico per le aziende. E anche per i cittadini. A questo mi sono dedicata e ho avviato un iter che è durato due anni».
Per arrivare dove?
«Il Piano energetico regionale è stato approvato il 2 agosto del 2016, due anni dopo il varo della Giunta Pigliaru. Non esistevano altri piano energetici, il nostro è stato il primo a programmare lo sviluppo energetico dell’isola. Era un piano che non parlava solo di metanizzazione, anche se il metano era uno dei pilastri. C’era anche il pilastro rinnovabili e poi il pilastro dell’elettrico, delle smart grid e delle comunità energetiche».
Sono passati sei anni e siamo ancora qui a discutere di metano sì, metano no...
«Il Piano non prevedeva solo il metano. Siamo partiti dall’idea che il metano dovesse essere il fossile di transizione, nella prospettiva di una futura chiusura delle centrali a carbone. Ci eravamo posti l’obiettivo dell’abbattimento del 40 per cento delle fonti fossili, condiviso da sindacati e associazioni ambientaliste, avevamo la Vas. Avevamo scelto la dorsale, era la soluzione meno impattante dal punto di vista ambientale. Con il Patto per la Sardegna era disponibile un miliardo e 300 milioni. Un progetto ampio: c’era la dorsale, i rigassificatori a Cagliari e Porto Torres e i depositi costieri».
Poi cosa è successo?
«Sei anni dopo, tutto si è fermato. Sono arrivati i 5 stelle, è arrivata la politica del No, si è bloccato tutto, e la Sardegna ne è uscita stritolata. Se oggi avessimo avuto due rigassificatori, avremmo forse potuto contribuire a risolvere qualche problema italiano».
Ancora convinta che quello fosse il sistema migliore?
«Avevamo scelto il sistema del Gnl trasportato sulle navi perché ci sembrava il sistema migliore invece del gasdotto con l’Algeria che ci avrebbe troppo condizionato con l’approvvigionamento concentrato su un solo fornitore».
Mercoledì il consiglio regionale ha espresso un no deciso allo sviluppo selvaggio di strutture per le rinnovabili. Cosa ne pensa?
«Ora i sindaci insorgono, il consiglio regionale insorge. Ma su cosa? Sono contraria a politica del no. Se dici no devi offrire alternativa. Qual è l’alternativa costruita in questi anni? Forse oggi il piano de 2016 potrebbe essere trasformato. Ma non si doveva bloccare. Ora che frecce abbiamo al nostro arco? Può essere una freccia dire che “il mare è nostro”? La verità è che ci siamo fermati. E la conseguenza è che ci terremo le centrali a carbone per chissà quanti anni ancora, perché chiuderle ora è impossibile».
Colpa della Giunta o di responsabilità trasversali?
«Non conosciamo i programmi in materia di questa giunta. Forse all’inizio aveva condiviso il piano, ma poi non l’ha portato avanti. E sulle rinnovabili cosa ha fatto? Quando ero assessore ho avuto molte difficoltà ad approvare progetti per fonti rinnovabili. Anche il rigassificatore a Porto Torres partiva dall’idea di rivitalizzare un territorio che con la chimica verde non eravamo riusciti a rilanciare. Tanto è vero che con l’Eni stringemmo un accordo per la realizzazione del rigassificatore».
Ma la Sardegna ha davvero bisogno di tutta questa energia? I dati di Terna dicono che ne esportiamo...
«E com’è che le aziende pagano il costo più alto dell’energia? Purtroppo, ci hanno trattato da miserabili. Avremmo dovuto avere il metano 30 anni. Ma se non costruisci nulla, ti resta il carbone».
Condivide le politiche del Governo nazionale?
«Il governo fa bene a imporre lo snellimento procedure. Non basta dire il mare è nostro. La contrattazione la dobbiamo fare, ma non servono i ricorsi. Il problema è trattare col governo per avere più benefici che danni. Quanto ne sappiamo di concreto su questi progetti? Questo governo regionale e i sindaci dovrebbero prima di tutto capire e eventualmente trattare. La politica del no non porta a nulla».
Se fosse ancora in Giunta cosa farebbe?
«Bisogna continuare sul mix: il metano è ancora una fonte adatta alla transizione. E allo stesso tempo costruire alternative, con procedure più snelle. Ma facendo qualcosa, non fermandosi. Invece ci siamo fermati».
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