Mancini fra mare, relax e malloreddus: i 35 anni d’amore per la Sardegna
Il ct azzurro in vacanza in Costa Smeralda: «Ho iniziato a venire qui nel 1988 e da allora non ho più lasciato questo angolo magico della Sardegna»
Cannigione. Metti una sera a cena con gli amici di sempre, quelli di Bologna, quelli veri. Una lunga tavolata nell’eremo incantato dell’hotel Micalosu, a Cannigione, con vista mozzafiato sul golfo di Arzachena. Roberto Mancini è felice, rilassato. Il ct azzurro parla lentamente, qualche frase secca, qualche diniego quando si vuole entrare nel territorio della serie A o della nazionale: «Sono in vacanza – dice facendo spallucce –, parliamo d’altro». E intanto parla. Racconta della Sardegna meta fissa delle sue vacanze ormai da 35 anni. Una vita. «Ho iniziato nel 1988 – racconta lui –, e da allora non ho più lasciato questo angolo magico dell’isola. Ho avuto una villa, poi da qualche tempo vengo in albergo, una volta qui, una volta lì. Ma sempre in questa zona: basta girare e qua attorno un pezzo di paradiso si trova sempre».
Il legame con la Sardegna è forte. Quasi un talismano per lui. Le coincidenze sono tante e sembrano tracciare una rotta nel destino di quello che prima era stato un enfant prodige del nostro calcio, poi un campione affermato e poi ancora un tecnico di alto livello sino a diventare il ct della nazionale e vincere l’Europeo. «Intanto – ricorda lui sorridendo – ho esordito nel Bologna in serie A a 16 anni e qualche mese proprio contro il Cagliari. Era il 1981. Finì 1-1. Il primo gol lo feci al Como, ma già in quel campionato segnai anche al Cagliari. Al Sant’Elia pareggiammo e io feci a 10 minuti dalla fine il 2-2 con cui si concluse la partita». Lì allo stadio la gente si toccava con il gomito e già parlava di lui come un futuro campione.
Nell’estate del 1988 la scelta della Sardegna come luogo di vacanza. «Non mi sono più staccato da allora – sottolinea –. La mia spiaggia preferita è la Celvia dove ho trascorso lunghe giornate al mare. Ci vado tuttora, come pure mi concedo dei giri in barca. Un relax salutare per il corpo e la mente».
Da quel 1988 sono arrivati i risultati più importanti della carriera, Coppa Italia, Supercoppa italiana, coppa delle Coppe e lo scudetto del 1990/91 in quella Sampdoria con Boskov in panchina e il suo gemello del gol Vialli. «La Sardegna evidentemente mi ha portato bene, come pure nel 2021. Abbiamo giocato l’amichevole pre europeo a Cagliari, contro San Marino. Una bella vittoria che ha fatto da preludio al successo di Londra. Sì, feci giocare anche Cragno, che è un gran bel portiere. Purtroppo potevo portare solo tre portieri all’europeo, e lui è rimasto a casa, ma mi è dispiaciuto molto. In compenso con noi c’era un sardo doc, Barella, un bel giocatore».
Inevitabile un accenno veloce al Cagliari finito in serie B. «Era una squadra da mezza classifica sicuramente – sentenzia Mancini –, ma il calcio è così. Spesso i valori non coincidono con il risultato finale».
C’è spazio anche per il ricordo di Gigi Riva. Il suo record di capocannoniere della nazionale con 35 gol resiste da quasi 50 anni. «Gigi era forte, fortissimo – dice Mancini –. Quel primato non sarà facile da battere anche se in Italia ci sono stati e ci saranno attaccanti di grande valore».
A fianco l’amico di una vita Enzo Mammato, pr animatore delle notti del Just Cavalli, chiede: «Ci hai giocato con Riva?». Mancini replica: «Ma no! Lui ha smesso nel 1976, io ho iniziato in A nell’81. Ma Gigi è stato dirigente della nazionale quando io giocavo. Ed è stato in questa veste eccezionale».
Intanto la cena al Micalosu di Rino Sanna va avanti. Lo chef Giuliano Piga ha preparato un menù misto mare e terra: prosciutto, salsiccia, poi malloreddus, fregola con arselle, e poi un gigantesco dentice al sale. Applausi della tavolata. Lui, Mancini confida: «I malloreddus sono il mio piatto preferito, e poi tutte le pietanze di mare, una delizia». Menu perfetto dunque. La vacanza va avanti. Per la nazionale c’è tempo. «Riprendiamo a settembre» dice rapidamente dribblando la domanda come faceva con gli avversari ai tempi in cui giocava nella Samp. Incrociamo le dita mister...
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