L’isola allunga la stagione valorizzando i suoi tesori
Non solo mare: turisti sempre più attratti dai musei e dall’archeologia. Dopo due anni condizionati dal Covid nel 2022 è arrivato il rilancio
Sassari La Storia oltre il lettino in spiaggia, l’archeologia oltre l’aperitivo fronte mare, la cultura oltre l’agognato tuffo dove l’acqua è più blu. C’è la Sardegna balneare, quella della natura, dell’enogastronomia, e quella dei siti museali: più isole in una, che non fanno necessariamente a pugni l’una con l’altra. Anzi.
Scavallate le forche caudine di Ferragosto, torna puntale il vecchio e obsoleto mantra della “stagione turistica da allungare”. Ma c’è un’offerta ricchissima che la Sardegna mette a disposizione dei visitatori non solo in alta stagione e nei mesi “di spalla”, ma per tutto l’anno.
Tra storia e arte La Direzione museale della Sardegna gestisce direttamente per conto del Ministero della Cultura undici tra musei e si ti archeologici: si va dall’area archeologica “Su Nuraxi” di Barumini al Compendio garibaldino di Caprera, passando per Tharros, Monte D’Accoddi e i musei di Sassari, Nuoro e Porto Torres. Se si aggiungono anche i siti gestiti dagli enti locali, il numero totale di musei, monumenti e aree archeologiche statali arriva a una ventina. Senza considerare, ovviamente, le centinaia di siti storici di ogni epoca sparsi per tutta l’isola.
Dopo il covid Sul portale del ministero sono disponibili le cifre relative ai visitatori per ciascun sito ed è sufficiente un rapido confronto con il passato per notare come i numeri si siano fortemente ridotti. Nel 2019 Barumini aveva sfiorato quota 100mila (97.462), mentre nel 2021 si è fermata a 47mila. Stesso discorso, tanto per fare altri due esempi, per l’area archeologica di Pula (da 83 a 47 mila) o il compendio garibaldino di Caprera (da 59 a 27mila). La buona notizia però è che negli ultimi mesi la ripresa c’è stata e a trascinarla sono stati in buona parte i turisti. Che evidentemente non si accontentano delle bellezze dei litorali ma vanno anche alla ricerca di altro.
Una nuova concezione «Per decenni gran parte delle istituzioni museali sarde sono state concepite alla stregua di “deposito di oggetti rari o di pregio” piuttosto che come centro attivo e propulsore di scambi culturali», si legge nel piano di razionalizzazione e sviluppo del sistema regionale dei musei redatto ormai una quindicina d’anni fa. Luana Toniolo, che dallo scorso febbraio è alla guida della Direzione regionale Musei Sardegna, conferma come rispetto ad allora siano stati fatt i notevoli passi avanti. «Abbiamo cercato di sviluppare diverse attività per coinvolgere turisti e pubblico di prossimità. Gli eventi serali sono un successo – sottolinea la direttrice– e ad esempio nel caso di Porto Torres c’è stato un numero elevatissimo di visite, più del doppio rispetto a quanto preventivato. Si cerca di fare attenzione a quello che accade nelle rispettive città, e al di là dei weekend, nelle giornate infrasettimanali ci si può rivolgere anche a un pubblico di prossimità, non solo ai turisti. Che sono in larghissima parte italiani, col l’eccezione di Caprera, dove i musei garibaldini vengono visitati da tantissimi stranieri. In generale, dopo il Covid non siamo tornati completamente a regime, ma siamo ormai molto vicini alle cifre del 2019».
Un gradito ritorno A concorrere all’aumento complessivo dei visitatori, c’è da qualche giorno il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, riaperto dopo 6 anni di chiusura grazie alla realizzazione di un allestimento temporaneo: in un quadro più ampio, la nuova idea progettuale vedrà l’avvio di numerose iniziative con il coinvolgimento di scuole, associazioni no profit e Università.
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