La Nuova Sardegna

Il dibattito

La scuola impari la lezione di Piero Angela

Eugenia Tognotti
La scuola impari la lezione di Piero Angela

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È vero che non esiste una cultura scientifica in Italia? E se è così, cosa fare per diffonderla tra il grande pubblico? Ha aperto un interessante dibattito – al di là delle parole di cordoglio di autorità istituzionali e culturali – la morte di Piero Angela, il capostipite della divulgazione scientifica in Italia, capace di tenere davanti agli schermi milioni di italiani a seguire gli arcani del cosmo o i segreti dell’infinitamente piccolo come un virus. Riuscendo, cosa non facile, a farsi capire da tutti. Perché – spiegava nelle interviste – «essere facili è più difficile». Tutti sono capaci di parlare o di scrivere in modo oscuro e noioso.

E Dio solo sa se non aveva ragione, a leggere, per dire, i documenti della pubblica amministrazione, incomprensibili ai più. Sarà difficile colmare il vuoto lasciato programmi che hanno creato per la televisione italiana una solida tradizione documentaristica, scientifica (Quark) e poi anche storica, naturalistica, antropologica e sociale (Superquark). Ma restano gli insegnamenti da mettere a frutto, a cominciare dalla straordinaria capacità di questo patriarca della conoscenza di parlare ai ragazzi e ai giovani, usando le chiavi giuste per aprire la loro mente, sollecitare le loro curiosità, a soddisfarle, senza mai apparire un noioso e saccente professore in una cattedra televisiva.

Un monito forte, per il mondo della scuola, troppo spesso distante, fredda, poco coinvolgente. Ma anche per una Rai che dovrebbe impegnare tutte le preziose risorse di cui dispone per ritrovare le radici e il senso del servizio pubblico, cercando di recuperare i fili interrotti del dialogo con le nuove generazioni. Mettendo in campo progetti ed idee capaci di rendere la scienza e il metodo scientifico chiari e fruibili da tutti. In nessun momento della storia recente si è posta con tanta urgenza la necessità di combattere lo spirito antiscientifico diffuso in una parte della popolazione, un fronte su cui era impegnato Piero Angela.

L’elenco delle affermazioni pseudoscientifiche è lunghissimo: nei vaccini si trovano metalli pesanti (e non solo!) e improbabili componenti come “cellule di scimmia”. Ancora. I vaccini causano l’autismo; sono stati “inventati” dalle multinazionali farmaceutiche per trarne profitto; le informazioni che danno conto delle reazioni avverse vengono tenute nascoste dall’Agenzia Italiana del farmaco.

A quella sui vaccini si accompagna la pericolosa escalation della disinformazione sanitaria sui social, con messaggi che spesso viaggiano insieme ai post e ai video come quelli che sostengono l'uso di un unguento per uccidere le cellule come trattamento per il cancro o un trattamento consistente in bicarbonato, aceto di mele e olio d'incenso (o franchincenso), che – contro ogni evidenza scientifica – sarebbe in grado di assicurare l’agognata guarigione. La conoscenza, nel campo della scienza, è una cosa drammaticamente seria. Comprendere la differenza fra opinione e dato di fatto è fondamentale: per mesi i no vax hanno espresso dubbi nei vari talk sul fatto che l’infezione colpisse in misura maggiore i non vaccinati: l’abitudine ad anteporre le opinioni ai fatti sembrava così radicata da far scomparire i dati, i numeri, i rapporti.

La scienza è la strada maestra per togliere cittadinanza alle bufale e alle fake news e per far prevalere “i fatti”. Altrimenti sarà come se il medioevo entrasse nel XXI secolo col Cardinale Bellarmino che anteponeva le sue convinzioni all'immagine dei satelliti di Giove del telescopio di Galileo Galilei («Non ha dimostrato che la Terra ruoti attorno al Sole! E credo che non si potrà mai provare»). Forse, per recuperare il deficit scientifico del nostro Paese, non basteranno i divulgatori scientifici, che cominciano ad essere formati nelle Università. Ma intanto è urgente cominciare dalla scuola e ripartire dall’educazione dei giovani: è l’ultima lezione del “maestro” Piero Angela.
 

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