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Caro bollette

Le email dei lettori: troppo lunghe le pratiche per il fotovoltaico

Luigi Soriga
Le email dei lettori: troppo lunghe le pratiche per il fotovoltaico

Migliaia di domande contro il caro energia: ma le procedure si inceppano

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Sassari Un impianto fotovoltaico domestico collegato alle pompe di calore al momento è il miglior sistema per correre ai ripari contro il caro energia. Sarà per questo che ingegneri e tecnici sono subissati di richieste e di pratiche, e anche famiglie e aziende incerte, con studi di fattibilità vecchi di un anno, ora stanno affrettando i tempi per l’efficientamento energetico. Ma i problemi e i ritardi sono dietro l’angolo. Una segnalazione emblematica, che descrive una situazione condivisa da molti utenti, ci arriva da un lettore, che ha aderito alla iniziativa della Nuova Sardegna sul caro energia. Il signor Rino Fois di Sassari ci segnala il suo disagio: «Io sono titolare di lavori col bonus 110% e in essi è compresa la posa di pannelli solari fotovoltaici. I lavori sono iniziati nel mese di giugno 2021 quindi oltre un anno fa, ma ancora chi di competenza non ha collegato tali pannelli al contatore Enel col risultato che l'uso del chiller per la produzione del caldo in inverno e del fresco ora in estate ha comportato una bolletta di oltre 560 euro e attendo altre stangate simili con le prossime. Chiesto a tanti altri che hanno fatto richiesta di tali lavori ho saputo che sono e siamo tutti ancora in attesa di ottenere il collegamento dei pannelli».

Il problema, quasi sicuramente, è una questione di statistica: tra bonus 110 e corsa alle rinnovabili, il numero di pratiche e utenti si è moltiplicato esponenzialmente, ed è inevitabile che qualcuno resti impantanato. Ma il collo di bottiglia difficilmente si trova nel Portale Produttori E-Distribuzione, il blocco è più probabile sia a monte, nell’istruire la pratica. «Per togliersi ogni dubbio – spiega l’ingegner Michele Pigliaru – la prima cosa da fare è inviare una Pec all’Authority e a Enel Distribuzione per chiedere delucidazioni sui ritardi. Per esperienza personale posso dire che una richiesta di allaccio, se non ci sono problemi, viene accolta nell’arco di due mesi. Ma se si verificano imprevisti e intoppi, allora l’iter può allungarsi parecchio. Per ovviare alle situazioni di stallo, una prassi ormai è quella di far lavorare l’impianto in regime di autoconsumo, a immissione zero nella rete. In pratica il software sospende la produzione eccessiva di energia che non serve alla casa, e questo fa sì che non ci sia bisogno di essere connessi per forza alla rete. In attesa dell’allaccio non si vende l’elettricità in eccesso, si produce solo il necessario».

I tecnici, con l’impennata della domanda e la carenza dei materiali stanno operando in condizioni difficili. Spiega l’ingegner Giovanni Moretti: «I tempi per realizzare una pratica di connessione di un impianto fotovoltatico sono mediamente di 4 o 5 mesi per un iter ordinario, e 2 mesi per iter semplificato. Però con la mole di lavoro del bonus 110 questa tempistica si è dilatata. Una semplice modifica che comporta una variazione dei dati dell’impianto o anagrafici o catastali, comporta lo stop e una integrazione che richiede molto tempo. A questo si aggiunge l’incremento della domanda dei materiali e l’incapacità del mercato di soddisfarla. Istruiamo una pratica con una determinata potenza, un certo numero di pannelli e batterie, poi i fornitori non riescono a sopperire alla richiesta e ci inviano un prodotto differente. La pratica a questo punto deve essere rifatta da capo, perché un impianto difforme non potrebbe mai essere allacciato». Perciò chi vuole un paracadute al caro pellet e gas, deve mettere in conto un’attesa di diversi mesi prima di avere un fotovoltaico operativo.

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