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Il caso

Le scuole sarde senza dirigenti: all’appello ne manca 1 su 4

Silvia Sanna
Le scuole sarde senza dirigenti: all’appello ne manca 1 su 4

L’Associazione presidi: sì alle risorse del Pnrr ma qui servono spazi e personale «Il divario digitale penalizza le aree interne e fa crescere il tasso di dispersione»

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Sassari L’elenco di problemi da affrontare è lungo e rimandato di anno in anno: ora, quando mancano poco meno di 20 giorni alla riapertura delle scuole, i vecchi nodi si ripresentano. Mentre il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, entra nella fase attuativa con l’assegnazione delle risorse per l’istruzione, le lacune organizzative e logistiche mai colmate fanno presagire mesi difficili. L’Anpi, Associazione nazionale presidi della Sardegna, denuncia che le difficoltà della scuola nell’isola «pur essendo note da tempo non sembrano essere presenti nell’agenda dei decisori politici regionali».

Il primo punto è l’assenza di guide: come spiega il presidente regionale Massimo De Pau «l’anno scolastico partirà in Sardegna, con 58 istituzioni scolastiche senza un dirigente titolare: circa 1 su 4. Al timone ci saranno reggenti con incarico a tempo, nonostante tutti i dati statistici, come la dispersione scolastica e i dati Invalsi, siano peggiorati e offrano un quadro comatoso della scuola in Sardegna, relegata agli ultimissimi posti nella graduatoria nazionale». Tra gli istituti privi di dirigente titolare ci sono anche scuole del Sassarese e nel Cagliaritano, ma anche in Gallura, dunque in aree ad alta densità studentesca «dove una seria razionalizzazione dell’offerta formativa, di competenza regionale, avrebbero potuto fornire un servizio di maggiore qualità».

Ma la situazione non migliora nelle zone interne montane e nei piccoli comuni aggrediti da una costante emorragia di abitanti e studenti. La paura è che la piaga dello spopolamento spazzi via anche i pochi presidi d’istruzione rimasti, penalizzati dal digital divide. «Al momento – dice De Pau – non si sente parlare di interventi per garantire parità di accesso all’istruzione grazie alla banda larga nei territori più disagiati delle zone interne ma neppure di miglioramento dei servizi di trasporto per gli studenti pendolari. Ben vengano le risorse stanziate dal Pnrr ma purtroppo all’interno del piano non si parla di infrastrutture e di investimenti di contrasto alla povertà culturale- educativa e di esclusione sociale».

L’Associazione presidi ribadisce che c’è proprio l’esclusione, la disparità di diritti, tra le concause della gravissima dispersione scolastica in Sardegna: ecco perché è importante intervenire alla radice dei problemi, il resto arriva dopo. «Per esempio è urgente un serio intervento a livello di edilizia scolastica. C’è un problema di sicurezza, considerato che tantissime scuole non hanno il certificato di agibilità».

E considerate le tecniche di costruzione, per molte sarebbe impossibile ottenerlo perché non rispondono ai requisiti minimi. «In una situazione simile è inutile che i dirigenti scolastici e i docenti si impegnino per trovare finanziamenti per nuovi laboratori nelle scuole quando molti edifici scolastici necessitano di interventi strutturali importanti e di adeguamenti alle necessità didattiche attuali non più rimandabili». È la base , sottolinea l’Anpi – che ribadisce l’appello al confronto con l’amministrazione regionale – da cui partire per affrontare in maniera efficace problemi come dispersione, bullismo e mancato senso civico».
 

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